L’8 maggio scorso il quotidiano Repubblica, allarmato come quasi tutti i nostri media, titolava: Il mondo ha fame di grano ucraino. L’Onu: “Riaprire subito i porti”. Su tutti i maggiori quotidiani c’erano particolari riferimenti al Corno d’Africa. Il 9 maggio il Mattino di Napoli titolava: Grano ucraino bloccato, prime rivolte in Africa. Allarme per gli immigrati Bene, dopo settimane di trattative, i porti ucraini sono stati “sbloccati” e la prima decina di navi è partita! Solo che…
Sbloccati i porti ucraini ma dove va il mais?
Di Francesco Dall’Aglio*
Ieri ho scritto un post deontologicamente scorretto per uno storico: ho preso un singolo dato (la nave attraccata in Italia) in una serie (le navi partite dai porti ucraini) e ne ho fatto la regola dell’intera serie:
“Ah, quindi tutta la fretta di sbloccare i porti ucraini non era dettata dall’impellente necessità di risolvere la fame in Africa, ma da quella di dar da mangiare ai nostri polli.
Mi era sempre sembrata strana quell’improvvisa ventata di altruismo…”

Dopo un po’ me ne sono reso conto e ho deciso di rimediare. E mi sono messo a controllare l’intera serie, per vedere se confermava o smentiva la mia tesi (ma, ripeto, avrei dovuto prima fare questo controllo, e poi saltare alle conclusioni) grazie a due siti che, se siete come me e avete letto troppi romanzi d’avventure e siete portati a porvi domande assurde tipo “quante navi ci sono ora nello stretto di Malacca, cosa trasportano, da dove vengono e dove vanno” non dovreste assolutamente frequentare, ovvero vesselfinder.com e marinetraffic.com, perché altrimenti, come è successo a me, vi ritrovate ancora svegli alle 5.20.
Su questi siti ho controllato il porto di carico, quello di destinazione, il tipo di carico, la rotta e la posizione attuale. E avevo ragione, guarda caso.

Porti ucraini: andiamo in ordine cronologico
La prima nave a partire è anche la più celebre, se ne sono occupati un bel po’ di giornali, anche da noi. Il 1 Agosto la Razoni, battente bandiera della Sierra Leone, parte alla volta del porto libanese di Tripoli (non Beirut, come in tanti hanno scritto) con un carico dichiarato di 26.527 tonnellate di mais.
La nave arriva a Istanbul il 3 Agosto e lì si ferma (NB: quando scrivo “porto di” eccetera, la nave non è necessariamente entrata nel porto in questione, può essere in sosta nelle acque di pertinenza. La Razoni infatti a Istanbul non ha mai attraccato).
In Libano non ci arriva mai: il carico viene “rifiutato” dagli acquirenti (che non si sa chi siano) perché, secondo la loro dichiarazione, è stato per sei mesi nella stiva della nave e loro non si fidano. Questo, almeno, è ciò che viene battuto dalle agenzie.
In realtà il carico non è stato in stiva per sei mesi, ovviamente, ma ha semplicemente accumulato cinque mesi di ritardo. I grossisti si saranno riforniti altrove (dalla Russia, probabilmente). Parte l’asta, a testimonianza che il carico è in perfetto stato di conservazione, e il carico se lo aggiudica l’Egitto. La nave riparte il 9 per Mersin, porto turco a nord della punta orientale di Cipro, a poca distanza dalla Siria, da dove riparte l’11 per Porto Said.
Doveva arrivare il 12, ma la sua posizione è ancora a poca distanza dalle coste cipriote. Stanno succedendo cose strane con quella nave. Comunque una nave in Africa ci arriva, anche se per vie traverse. Benissimo.
Il 5 Agosto partono tre navi: Polarnet (bandiera turca) diretta a Istanbul (Turchia) con 12.000 tonnellate di mais e attraccata l’8 Agosto; la Rojen (bandiera maltese), quella di cui parlavo ieri, diretta a Ravenna e attraccata il 12 Agosto con 13.041 tonnellate di mais; e la Navi Star (bandiera panamense) diretta a Foynes (Irlanda) con 33.000 tonnellate di mais, attracco previsto il 18 Agosto (al momento sta passando Algeri). Nessuna delle tre va in Africa.
Il 7 Agosto partono quattro navi, con vario carico: il tanker Mustafa Necati (bandiera liberiana) diretto a Monopoli (Italia, anche se alcune fonti lo davano diretto a Ist, Croazia) con 6.000 tonnellate di olio di girasole, attracco previsto il 16 Agosto; la Star Helena (bandiera delle isole Marshall) diretta al Pireo (Grecia) con 45.000 tonnellate di farina di girasole, attracco previsto il 12 Agosto (al momento è ancora a sud di Chios); la Riva Wind (bandiera maltese) diretta ad Alessandretta (Turchia, ma originariamente al Pireo, Grecia) con 44.000 tonnellate di mais, attracco previsto il 16 Agosto; e la Glory (bandiera delle isole Marshall) diretta a Port Said (Egitto) con 66.084 tonnellate di mais, arrivo previsto il 14 Agosto.
L’8 agosto, infine, partono altre quattro navi: la Sacura (bandiera liberiana) diretta a Ravenna (Italia) con 11.000 tonnellate di soia, attracco previsto il 16 Agosto; la Arizona (bandiera liberiana) diretta a Bodrum (Turchia) con 48.000 tonnellate di mais, attracco previsto il 14 Agosto; la Rahmi Yagci (bandiera turca) diretta ad Aliaga (Turchia) con 5.300 tonnellate di mais, arrivo previsto il 12 agosto ma al momento appena fuori Istanbul; e la Ocean Lion (bandiera liberiana) diretta a Incheon (Corea del Sud) con 64.720 tonnellate di mais, arrivo previsto non si sa quando.
Quindi. Due navi dirette in Egitto (che dal punto di vista degli approvvigionamenti alimentari, vista la sua posizione e la sua capacità di spesa, non è assimilabile all’Africa); tre navi dirette in Italia; e la parte del leone la fa la Turchia, che per il disturbo di avere organizzato i negoziati recupera un bel po’ di mais a prezzo, si suppone, molto conveniente.
La fame nel mondo resta tale. La nostra coscienza resta pulita. I porti sono stati sbloccati, no? Del resto non è mai stato in discussione che i nostri polli valgono più degli abitanti dell’Africa subsahariana.
* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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