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giovedì 19 Maggio 2022
PolisLo sport preferito dagli italiani: la caccia agli statali

Lo sport preferito dagli italiani: la caccia agli statali

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Quando non si vuol affrontare un problema, si cerca un colpevole, che non è mai il supermanager o il megadirettore galattico, ma l’ultimo degli impiegati. In Italia la soluzione è sempre la stessa: la caccia agli statali.

Ricomincia la stagione della caccia agli statali

A sentir parlare di vita quotidiana Bonomi di Confindustria, piuttosto che un Fontana, un Toti e via dicendo, si capisce subito che l’idea della fine della borghesia o delle famiglie dominanti, non solo non è mai arrivata ma non è nemmeno concepita.

Loro se ne sbattono dei Buddenbrook, dei Guermantes degli Uzeda: la decadenza è degli statali, dei pensionati, dei precari viziati dalle famiglie matriarcali. Quelli che vogliono un posto fisso magari vicino a mammà -perché magari mammà gli tiene i figli mentre lavorano perché non possono permettersi la tata e un master in finanza creativa a Londra- portano la colpa e il peso del fallimento sociale del paese.

La colpa dei padri ricade sempre sui figli. E dunque il virus finisce per infettare anche Thomas Mann.

Il Cacciari malpensante

E che dire di Massimo Cacciari? Il valore del filosofo è indiscutibile ma sull’opinionista e l’uomo politico si potrebbe discutere. Per esempio qualche sera fa,  in una trasmissione TV, ha invocato di fatto gli ammortizzatori sociali o comunque sacrifici per i lavoratori pubblici che sarebbero, a detta sua, dei privilegiati potendo lavorare al contrario di bar, ristoranti:

Voglio dire ai miei colleghi dello stato e del parastato, prima o dopo arriveranno a voi, per forza. E io spero che ci arrivino presto, perché è intollerabile che questa crisi la paghi metà della popolazione italiana.

Un ragionamento che, fatto da una persona intelligente come Cacciari, da adito a molti dubbi sulle ragioni che spingono a dire una cosa simile, che di fatto legittima un ragionamento del tutto fallace, ovvero che ci sia una sorta di uguaglianza astratta della cittadinanza e una colpa da condividere. In pratica: metà del paese è alla fame mentre  l’altra metà è protetta e quindi deve pagare anch’essa la crisi economica e sociale.

Lo sport preferito dagli italiani, la caccia agli statali2

Arrangiatevi

Come al solito dall’alto si calano armi verso i contendenti di briciole dicendo, azzuffatevi tra voi. Una divisione sociale lontanissima dalla realtà, in cui, chi ha i privilegi reali sparisce dalla mappa, intoccabile, e si riversa tutto su una macro categoria generica: lo statale, considerato parassita, protetto e scansafatiche.  Come se non esistessero all’interno della categoria centinaia di figure diverse, di impegni diversi, di stipendi diversi.

Come se il grande manager delle Poste sia uguale magari all’AEC di scuola media, a 1300 euro al mese, magari all’ interno di un nucleo familiare monostipendio.

Ovvio che molte cose non funzionino, non vogliamo generalizzare in nessun verso. Potremmo entrare nel merito delle inefficienze di moltissimi servizi pubblici, spesso derivanti dall’assenza di personale, dalla mancata digitalizzazione e dalla scarsa formazione professionale. Ma come vi insegnano nel tanto osannato privato, il problema in questi casi parte dalla testa, in chi deve organizzare e vigilare.

Ma tutto questo non centra nulla con la crociata periodica contro il pubblico, che stride ancor di più in un periodo di pandemia come questo che ha mostrato, al contrario, la necessità di un rafforzamento del sistema pubblico in tutti i settori.

Lo sport preferito dagli italiani, la caccia agli statali3

Gli avvoltoi ultraliberisti

Quanti hanno sciacallato con le politiche neoliberiste sul sistema produttivo nazionale? Quanti hanno tratto enormi profitti dalle privatizzazioni e dalla riduzione del prelievo fiscale sui redditi alti che determina la riduzione dei fondi a disposizione dei Governi per le politiche fiscali? L’idea che privato sia sinonimo di efficienza è un falso storico e serve a normalizzare il fatto che siano stati smantellati e privatizzati settori industriali efficienti e produttivi.

Le statistiche sulle disuguaglianze negli ultimi 30 anni,  imbarazzanti, sono figlie di questa politica di liberalizzazione selvaggia. Fiscalmente il totem è stato sempre lo stesso: ridurre le aliquote per favorire i redditi più alti, che avrebbero generato a cascata altro reddito. Non è mai accaduta questa cosa ma la si continua a proporre come soluzione a un problema creato da questa stessa idea. Un mostro che si rigenera da solo.

Lo sport preferito dagli italiani, la caccia agli statali4

Il taboo patrimoniale

In Italia avremmo bisogno urgentemente di una legge patrimoniale e di una tassazione che colpisse veramente le rendite favorendo invece i redditi medio bassi: ma è un’idea che fa venire l’orticaria a qualsiasi governo solo a leggerla.

Si preferisce soffiare sugli istinti della platea che alla fine, invece di chiedere più diritti per se, preferisce che si tolgano a chi ne ha qualcuno in più.

Ma questo discorso non riguarda solo le èlites, che alla fine fanno il loro lavoro, cioè difendere i propri interessi a scapito della moltitudine. Il problema cognitivo riguarda anche la cittadinanza, la sua percezione della realtà.

L’elettorato italiano, nelle sue rivendicazioni pubbliche, i famigerati umori raccolti dai media e dai social, vorrebbe che lo Stato gli desse il lavoro, vorrebbe la sanità pubblica, la scuola pubblica, le case popolari,  il controllo delle frontiere e la polizia a vigilare nelle piazze, nelle periferie.

Praticamente l’elettorato italiano vorrebbe vivere in Corea del Nord, ma vota da sempre per ultraliberisti, ammira Trump e Berlusconi e odia i comunisti. Poche idee ma confuse.

 

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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