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martedì, Agosto 16, 2022

Libia, si candida Gheddafi Jr e manda in crisi il governo italiano

Elezioni Libia, le candidature di Haftar e di Gheddafi Jr scatenano le proteste nel Paese. Anche in Italia qualche imbarazzo per la posizione ufficiale da assumere.

Libia, si candida Gheddafi Jr

Le candidature alle prossime elezioni libiche del 24 dicembre portano diversi risvolti nel paese martoriato da più di dieci anni di guerra civile e rischiano di trascinare nuovamente la Libia in una sanguinosa guerra tra bande, dopo un periodo di tregua che, seppur precario, sembra resistere.

I nomi che stanno scaldando la contesa sono quelli più che attesi del presidente della Camera dei Rappresentanti della Libia, Aguila Saleh, e soprattutto colui che il Paese ha prima provato a prenderselo con la forza, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar.

Ma a scatenare le proteste più rumorose è arrivata la candidatura inaspettata prima della scorsa estate: quella di Seif al-Islam Gheddafi, il figlio dell’ex Raìs destituito e giustiziato nel 2011.

La discesa in campo di Gheddafi jr – ricercato dall’Aja per crimini contro l’umanità perpetrati sotto il regime del padre – ha spostato il baricentro del countdown elettorale. La sua ricomparsa, dopo dieci anni nell’ombra, ha prodotto scosse d’assestamento dagli esiti ancora incerti.

Saif per anni è rimasto agli arresti domiciliari a Zintan, una cittadina della Tripolitania. Da un paio di anni la milizia lo aveva arrestato, ha capito che la carta Saif poteva essere giocata nel futuro politico della Libia. E in effetti da mesi ex-gheddafiani sono attivi in tutto il paese per tornare a giocare un ruolo politico nel futuro del paese.

Ma è difficile pensare che gli eredi dei ribelli di Misurata che combatterono contro il raiss, oggi possano tollerare un ritorno a 10 anni fa, permettendo un ruolo per Saif. Ma questa è la Libia di oggi.

E la posizione dell’Italia?

Onde evitare equivoci con i partners europei, il ministro degli esteri Luigi Di Maio non si è mai espresso pubblicamente, limitandosi a un generico riconoscimento del processo democratico legittimato da un voto popolare. Traduzione: appoggeremo democristianamente chiunque vinca. Confindustria si adegua: le nostre aziende continueranno a vendere armi a tutti i contendenti in caso di escalation.

In base a questa logica la Meloni appoggerà chiunque esca sconfitto dalle urne, ma solo per fare un dispetto a Salvini. Letta segue la linea del Governo, non si esprime ma se la situazione dovesse precipitare è pronto a proporre una raccolta di firme per chiederne la fine in tempi ragionevoli.

La sinistra extraparlamentare è per i rivoltosi a prescindere ma è pronta a scindersi perchè c’è una componente che ha simpatia per i Gheddafi in quanto storicamente dissidenti anti-imperialisti.

In ogni caso le rivolte piacciono sempre quindi la sinistra italiana si propone un programma d’avvicinamento a tappe per ricomporre la frattura tra i vari gruppi: prevista una cena a base di cous cous a Roma, zona San Lorenzo.

 

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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