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Von der Leyen chiede agli Stati Ue di non tagliare i 131 miliardi per difesa e spazio, nonostante sei Paesi, Germania in testa, abbiano chiesto tagli trasversali al bilancio 2028-2034. Kubilius rilancia con lo Scudo Spaziale Europeo. Austerità per tutti, tranne che per il riarmo.
Bruxelles: austerità per tutti, tranne che per il riarmo
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo a margine del summit internazionale sullo spazio di Parigi, ha dichiarato che l’esecutivo comunitario ha proposto uno stanziamento di 131 miliardi di euro per difesa, sicurezza e spazio, definendo la cifra “cinque volte superiore ai fondi attualmente disponibili” e invitando gli Stati membri a “mantenere alta l’ambizione” per portare a termine il progetto.
Le parole arrivano appena due settimane dopo che i governi di Germania, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui chiedono alla Commissione di rivedere al ribasso il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, la cui proposta complessiva ammonta a circa duemila miliardi di euro.
Nel documento i sei Paesi scrivono che “in un momento in cui praticamente tutti gli Stati membri stanno attuando dolorosi interventi di consolidamento fiscale, il bilancio dell’Ue non può fare eccezione“, aggiungendo che “il ricorso a nuovo indebitamento comune non rappresenta la soluzione alle nostre sfide di bilancio né un’alternativa alle riforme strutturali”. La Commissione non ha ancora risposto formalmente a quella lettera, ma l’intervento di von der Leyen a Parigi ne affronta di fatto il nodo centrale, e lo fa scegliendo di blindare proprio il capitolo difesa.
A rincarare la dose è arrivato il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, che ha chiesto esplicitamente agli Stati membri di sostenere la proposta di quintuplicare i fondi per difesa e spazio, richiamando la minaccia russa e includendo tra le priorità la costellazione satellitare Iris² e il nuovo Scudo Spaziale Europeo, pensato per contrastare jamming e spoofing delle comunicazioni.
Chi chiede sacrifici a tutti tranne che a se stesso
Il messaggio implicito in questa sequenza di dichiarazioni meriterebbe di essere tradotto senza il velo dell’eufemismo istituzionale: tagliate pure sanità, istruzione, coesione territoriale, fondi sociali, ricerca civile, tutto ciò che serve a tenere in piedi la vita quotidiana di trecentocinquanta milioni di persone, ma non toccate i centotrentuno miliardi destinati a satelliti militari e sistemi d’arma.
Sei governi, peraltro non certo etichettabili come sovranisti euroscettici, hanno provato a chiedere che il principio dell’austerità valga per tutti i capitoli di bilancio senza eccezioni, e la risposta che ricevono non è un confronto nel merito ma un appello all’ambizione, come se discutere di priorità economiche in un continente che taglia pensioni e ospedali fosse un difetto di visione politica anziché l’esercizio più elementare di responsabilità democratica.
Colpisce, en passant, che proprio la Germania, prima firmataria della lettera dei sei, sia anche il Paese che più di tutti sta trasformando la propria industria in crisi in un apparato bellico, a dimostrazione che la richiesta di austerità di bilancio comunitario convive tranquillamente con l’espansione militare nazionale: il problema non è spendere per le armi, è solo farlo attraverso Bruxelles anziché attraverso Berlino.
Uno scudo spaziale contro la Russia, e uno di piombo per il welfare europeo
La retorica dello scudo, tanto spaziale quanto immaginifico, meriterebbe un’analisi a sé. Kubilius invoca la minaccia russa per giustificare tecnologie di localizzazione e tracciamento pensate esplicitamente in funzione della guerra in Ucraina, mentre l’Unione discute contemporaneamente se possa permettersi di finanziare la propria coesione sociale interna.
È la stessa architettura ideologica che da anni presenta il riarmo come precondizione della sicurezza collettiva, senza mai sottoporre a verifica pubblica quanto quella sicurezza dipenda in realtà dalla capacità industriale di pochi grandi appaltatori della difesa, ben più interessati alla continuità dei contratti pluriennali che alla reale deterrenza strategica del continente.
Se davvero la sfida di domani si giocherà, come sostiene von der Leyen, sulle tecnologie che l’Europa finanzia oggi, allora vale la pena chiedersi pubblicamente quale tecnologia, tra un satellite antijamming e un sistema sanitario che regge, determini davvero la competitività e la coesione di un continente che sta scoprendo, un bilancio dopo l’altro, quali priorità considera davvero non negoziabili.

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