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La perfetta sovrapposizione tra neoliberisti e Al-Qaeda: in Siria hanno le stesse idee

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Le nuove autorità siriane adottano riforme neoliberiste con privatizzazioni e licenziamenti per attrarre il sostegno occidentale. Il governo, guidato da ex jihadisti di HTS, promette equilibrio tra mercato e welfare, ma il rischio è una liberalizzazione a vantaggio di pochi. Intanto, violenze e instabilità persistono.

Neoliberismo e Al-Qaeda: una combinazione esplosiva in Siria

Le nuove autorità siriane stanno portando avanti una serie di riforme di stampo neoliberista, tra cui la privatizzazione delle imprese statali e il licenziamento di circa un terzo dei lavoratori del settore pubblico.

Queste misure sono destinate a rafforzare l’immagine del governo agli occhi dei suoi alleati occidentali, che hanno a lungo preteso un’adozione delle politiche economiche di mercato, per allentare i cordoni della borsa e sostenere il nuovo governo di Damasco.

Tuttavia, la realtà di queste riforme sembra un film già visto, soprattutto per quegli stati che in passato sono passati per le cure del FMI: licenziamenti di massa, tagli alla spesa pubblica – già decimata da anni di guerra – e la crescente disoccupazione che colpirà molte famiglie siriane.

Mentre la privatizzazione delle imprese statali viene giustificata come una necessaria apertura al mercato, c’è un amaro retrogusto di economia neoliberista che non guarda all’impatto sociale ma solo alla ricerca di un ipotetico sviluppo basato su regole di mercato globali.

Un’economia di mercato al comando di ex jihadisti

Con la caduta di Bashar al-Assad, il nuovo governo siriano, presieduto da Ahmad al-Sharaa, ha ribadito il suo obiettivo di trasformare il paese in una “economia di libero mercato competitivo”.

Nonostante questa retorica, il fatto che il governo sia guidato da ex membri di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo con forti legami con Al-Qaeda, aggiunge un paradosso significativo a questo progetto.

Il ministro delle Finanze ad interim, Basil Abdel Hanan, ha dichiarato che l’obiettivo è bilanciare la crescita del settore privato con il sostegno ai più vulnerabili. Tuttavia, la preoccupazione è che, come in passato, gli interessi privati possano prevalere sulle necessità della popolazione.

Quando Hanan ricopriva il ruolo di ministro dell’economia nell’amministrazione di HTS a Idlib, il gruppo ha applicato tasse elevate sui cittadini, compresa una tassa sugli aiuti umanitari, e ha finanziato le sue operazioni tramite operazioni opache come il dirottamento di aiuti umanitari a favore del mercato nero.

Ora, con il potere nelle mani del nuovo governo, la domanda è se la Siria avrà un’economia di mercato che servirà realmente il popolo, o se sarà solo un altro esempio di “liberalizzazione” che beneficia i pochi a discapito dei molti.

Malcontento e violenza

La Siria sta affrontando una crescente ondata di violenze settarie, con esecuzioni e omicidi perpetrati da gruppi armati sotto il comando del Dipartimento per le operazioni militari.

La transizione politica, inoltre, è ancora in bilico: Sharaa ha dichiarato che potrebbero volerci fino a quattro anni per organizzare delle elezioni e che riscrivere la costituzione del paese potrebbe richiedere almeno tre anni.

Nel frattempo i grandi sponsor sul terreno di questo cambiamento, USA e Turchia, hanno già preso tutto quello che si poteva prendere: i giacimenti di petrolio sono già da anni nelle mani piratesche di Washington mentre Erdogan, in chiave anti-curda, ha già piantato il suo vessillo su tutto il territorio siriano, facendone una sorta di protettorato turco.

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