La Corte Penale Internazionale, cos’è e cosa fa

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In questi ultimi giorni per svariati diversi motivi si parla molto della oramai famosa Corte Penale Internazionale: ma di preciso cos’è? Cosa fa? Siamo o non siamo obbligati ad eseguire ciò che la Corte decide?

La Corte Penale Internazionale, cos’è e cosa fa

La Corte penale internazionale (da non confondersi con la Corte internazionale di Giustizia, la quale, inserita nel contesto della Carta delle Nazioni Unite, ha compiti ben diversi dalla CPI.

Si occupa infatti di risolvere le controversie tra gli Stati membri dell’ONU), è stata istituita nel 1998 con lo Statuto di Roma (trattato internazionale istitutivo della CPI), e la cui operatività ha avuto inizio il 1° luglio 2002; è un tribunale a carattere permanente e dall’efficacia universale che interviene sulla base del principio di complementarietà, ovvero qualora gli Stati “non vogliano o non possano” giudicare i colpevoli (giurisprudenzapenale.com), con l’obbligo degli Stati aderenti – come l’Italia – di dare esecuzione ai provvedimenti della Corte, inclusi i mandati di arresto e le sentenze di condanna, ovunque nei loro territori (va precisato che Paesi come Cina, Russia, USA e Israele non hanno aderito al sistema della CPI).

Diversamente quindi dalla Corte Internazionale di Giustizia che si occupa unicamente delle controversie tra Stati, la CPI si occupa dei crimini internazionali commessi dagli individui, in particolare nei casi di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione.

Da tali premesse, direi che appare fin troppo evidente di come la CPI sia stata obbligata ad occuparsi dei due casi che ben conosciamo, ovvero quello del Premier israeliano Benjamin Netanyahu (avendo la Corte riconosciuto come plausibile l’accusa di genocidio in relazione a quanto commesso da Israele – a partire dal 7 ottobre 2023 – ai danni del popolo palestinese) e di quello del noto trafficante libico Almasri.

A questo punto la domanda sorge spontanea: è quindi l’Italia obbligata a rispettare pedissequamente quanto richiesto da detta Corte? Assolutamente SI’, dato che “la Corte penale internazionale è un tribunale chiamato a giudicare i responsabili di crimini particolarmente efferati, che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, come il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e il crimine di aggressione.

La Corte ha un proprio Statuto, stipulato a Roma il 17 luglio del 1998, che definisce in dettaglio la giurisdizione ed il funzionamento di questo tribunale. […] La legge (n. 237 del 2012, n.d.a.) attribuisce al Ministro della giustizia e alla Corte d’appello di Roma il ruolo, rispettivamente, di autorità amministrativa e di autorità giudiziaria competenti per la cooperazione con la Corte penale internazionale.

Il provvedimento disciplina altresì le modalità di esecuzione della cooperazione e, in particolare, la procedura di consegna alla Corte penale internazionale di persone che si trovino sul territorio italiano, a seguito di mandato d’arresto internazionale ovvero di una sentenza della Corte internazionale di condanna a pena detentiva” (dal sito web del Parlamento italiano).

A fronte di tutto ciò, appare quindi davvero poco chiaro di come, nell’uno e nell’altro caso, altissimi esponenti del governo italiano (“Governo Meloni“), si siano espressi in modo nettamente contrario a quanto richiesto dalla CPI, i quali provvedimenti però, per effetto di tutte le norme di diritto nazionale e di diritto internazionale considerate, non sarebbero assolutamente discutibili da parte del singolo governo.

A questo punto direi che bisognerebbe solo mettersi d’accordo se il diritto internazionale ha ancora un senso o meno, dato che salta fin troppo facilmente all’occhio di come lo si usi come una clava nei confronti dei nemici (come Putin) mentre diviene improvvisamente inutile e/o discutibile nei confronti di amici (come Netanyahu).

Il diritto internazionale non si può applicare come meglio ci aggrada, altrimenti dovremmo anche eliminare quella bella frase che campeggia in alto in tutti i tribunali italiani; “La legge è uguale per tutti”.

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Eugenio Cardi
Eugenio Cardi
Scrittore, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato ad oggi dodici romanzi, pubblicati in Italia e all’estero

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