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La caduta di Avdiivka, la roccaforte ucraina

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L’Ucraina ha perso la sua roccaforte contro l’invasione russa. Ad Avdiivka Zelensky si era fatto un selfie alla fine di dicembre: in quel punto è stata alzata la bandiera russa.

La caduta di Avdiivka

Avdiivka, la roccaforte ucraina alle porte di Donetsk, considerata inespugnabile, è caduta.

Dopo il fallimento dell’offensiva di Kiev, che aveva portato a esigue conquiste territoriali, che ora sono nuovamente in bilico, l’iniziativa è tornata decisamente in mano alla Russia che da settimane premeva sulla cittadina fortezza.

Il crollo delle difese è stato repentino. L’ordine di ritirarsi è arrivato troppo tardi, quando la situazione era già compromessa non solo per quanto riguarda il mantenimento delle posizioni in città, ma anche e soprattutto la creazione di un corridoio di ritirata organizzata.

E così lo Stato maggiore ucraino ha cercato di far passare come manovra ordinata quella che è stata una serie di iniziative scoordinate partite dalle unità sul campo, non sappiamo se autorizzate o meno dal comando.

Il gen. Syrskyi, da poco nominato da Zelensky, voleva utilizzare la stessa modalità usata a Bakhmut per esfiltrare un po’ di truppe residue dalla città ma non c’è stato il tempo o l’operazione è iniziata troppo tardi, forse per le dispute tra il presidente e Zaluzhny, con il primo che ha cercato di portare avanti la difesa estrema e il secondo fautore di una ritirata strategica.

Syrskyi ha inviato la 3° brigata meccanizzata, quel che resta dell’Azov – cioè le unità d’élite ipernazionaliste – che avrebbe dovuto garantire la tenuta dei fianchi, per evitare che si chiudesse il cerchio sulla cittadina assediata da circa 50mila russi e costantemente bombardata.

In precedenza erano già stati inviati con lo stesso obiettivo il 47* e il 116° meccanizzato, ma senza successo. Le conseguenze, per gli uomini implicati in questa manovra, sono ovvie: perdite altissime e abbandono del materiale e dei feriti.

La città-fortezza di Avdiivka, da cui Donetsk è stata sistematicamente bombardata dal 2014, secondo Kiev non sarebbe mai stata espugnata, e per questo lo Stato maggiore ucraino non ha provveduto a realizzare, dall’inizio del conflitto, delle linee di fortificazione supplementari a ridosso dell’abitato.

E così le linee di difesa sono implose, la città è stata rapidamente occupata dai russi, che ora possono proseguire con il dispiegamento operativo delle forze.

Già si segnalano manovre dal fronte sud (Zhaporizhia), dove i russi avevano concentrato delle forze: pare che sia in corso un attacco a Rabotyno, il villaggio conquistato dagli ucraini nel corso dell’estate, dopo sanguinosi scontri.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

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