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L’ambasciatore iraniano a Damasco, Hossein Akbari, ha dichiarato che “l’edificio di cinque piani del consolato è stato attaccato da aerei da combattimento israeliani F-35 con sei missili”. Akbari ha promesso una “risposta netta”.
Israele attacca il consolato iraniano a Damasco
Il governo israeliano senza alcun freno continua nella sua sistematica escalation: i jet di Tel Aviv hanno lanciato i loro missili contro il consolato di Teheran a Damasco, luogo, che gode di extraterritorialità.
Il principale bersaglio, il comandante delle Guardie rivoluzionarie in Siria (Brigate Quds), il generale Mohammad Reza Zahevi è rimasto sotto le macerie dell’edificio, raso al suolo. Uccisi anche il suo vice, generale Haji Raimi, e il capo di Stato maggiore delle stesse Brigate Quds, generale Hossein Amirollah.
L’azione israeliana imprime un accelerata repentina nel confronto con gli ayatollah. Finora si era sviluppata una guerra ‘a bassa intensità’, combattuta per procura da Hezbollah e dal cosiddetto “Asse di resistenza“, in Siria e Iraq, costituito da una galassia di milizie sciite sostenute da Teheran.
La reazione del Ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollayan, è stata dura, ma ancora senza minacce esplicite. “Riteniamo che questa aggressione abbia violato tutte le norme diplomatiche e i trattati internazionali. Benjamin Netanyahu ha perso completamente il suo equilibrio mentale a causa dei successivi fallimenti a Gaza e del suo fallimento nel raggiungere i suoi obiettivi sionisti”.
Adesso, la mossa politica tocca a Teheran, tra una risposta altrettanto clamorosa e il basso profilo che maggiori guai politici sta provocando, soprattutto agli stati Uniti, che da un lato – pubblicamente – alzano palette rosse verso Netanyahu, dall’altro continuano a rifornire militarmente Israele senza sosta, dandone implicita copertura ai crimini di questi mesi.

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