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Sui media occidentali si continua a parlare di ‘ribelli Houthi” ma si tratta di una definizione di comodo che elude il nodo politico, ovvero che Usa e Regno Unito stanno attaccando uno Stato sovrano, tra i più poveri del mondo.
Li chiamano “ribelli Houthi” ma sono una nazione, lo Yemen
Stati Uniti e Regno Unito continuano i loro bombardamenti sullo Yemen con l’operazione ‘Poseidon Archer’. Questa notte hanno colpito otto diversi obiettivi, come confermato dal Centcom, il comando centrale dell’esercito statunitense responsabile delle operazioni in Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale.
Per ora sembra che gli attacchi compiuti non stiano avendo grandi risultati, dato che le forze armate Houthi stanno continuando ad attaccare le navi nel Mar Rosso.
A riconoscerlo è lo stesso presidente americano, Joe Biden, che però conferma la scelta militare con una frase pronunciata giovedì alla stampa. indicativa dello stato delle cose: “Stanno fermando gli Houthi? No. Continueranno gli attacchi? Sì”.
Il New York Times, scrive delle difficoltà per la scelta di una ‘via di mezzo’ adottata dall’esercito statunitense, che colpisce ma allo stesso tempo non vorrebbe aprire un altro pericolosissimo fronte di guerra con un’espansione ulteriore del conflitto nella regione del Medio Oriente.
Da notare come l’informazione e i briefing della coalizione occidentale insistano nel definire gli obiettivi colpiti come ‘ribelli Houthi” ma si tratta di una definizione di comodo che elude il nodo politico, ovvero che Usa e Regno Unito stanno attaccando uno Stato sovrano, tra i più poveri del mondo.
Il gruppo armato sciita governa da 10 anni quasi tutto lo Yemen dopo aver resistito e vinto un conflitto dei più lunghi degli ultimi decenni contro lo strapotere economico e militare della coalizione a guida saudita sostenuta dall’Occidente.
A Sana’a, la capitale, gli Houthi controllano il governo (che formalmente sarebbe di unità nazionale) e i ministeri. Controllano la banca centrale (il governo in esilio di Aden ne ha istituita un’altra, alternativa), l’esercito e l’agenzia di stampa statale yemenita, Saba.
I governi occidentali a partire da Stati Uniti e Regno Unito, ma anche il governo italiano, continuano invece a parlare di “ribelli”.

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