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martedì 30 Novembre 2021
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Diario italiano: l’ingordigia di Confindustria avrà una fine?

Confindustria batte continuamente cassa ma investe pochissimo: governo ed Europa attendono una netta inversione di tendenza.

L’ingordigia di Confindustria avrà una fine?

Avete letto le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Franco rilasciate ngli ultimi giorni? Sostiene che dopo il rimbalzo del 2021 e 2022 ci si dovrà proiettare verso una crescita duratura.

Ciò implica per lui aumentare il bassissimo tasso di investimento (una bacchettata alle imprese) che non lo fanno da tre decenni, preferendo bassi salari per competere, il tasso di occupazione, il più basso dell’area euro e il tasso di istruzione dei giovani. Vladimiro Giacchè queste cose le dice da 30 anni, io, più modestamente, da 24 anni.

Abbiamo chattato, lui mi fa “a Roma si dice: la ragione è dei fessi“. Non credo a questo punto che Bonomi abbia vita facile come si crede, Confindustria è stata la prima responsabile del disastro dell’ultimo trentennio. Ho letto che lo stesso Renzi è infastidito da lui. Il Pd con il ministro Orlando due settimane fa gli ha ricordato che hanno avuto 115 miliardi. Gli ingordi ad un certo punto, forse, si dovranno fermare.

Va bene il green pass ma nessuna morale da Confindustria

Il cambio di paradigma

Il Commissario al Lavoro Ue Schmitt, notizia Ansa, ha chiesto di aumentare i salari minimi, aumentare i salari in genere, migliorare le condizioni di lavoro, dare spazio alla contrattazione tra le parti sociali.

Per l’Ansa “è un cambio di paradigma“. Il mercantilismo europeo, dettato dalla Germania dopo il 1989, ha causato una perdita enorme di percentuale di pil rispetto agli altri concorrenti, Usa e Cina.

Il plsuvalore assoluto ivi adottato ha prodotto sconquassi monetari, tra cui la trappola della liquidità. Occorre passare al plusvalore relativo, aumentare la produttività totale dei fattori produttivi per sfidare gli altri blocchi, pena la perdita storica del suo ruolo. In questo contesto il nostro paese, volente o dolente, dovrà adeguarsi, dunque le pretese trentennali di Confindustria devono lasciare spazio al grande capitale europeo.

Come sostiene  il Ministro dell’economia Franco deve aumentare il tasso di investimento, il tasso di occupazione e il tasso di istruzione. Marcello de Cecco scrisse una volta che lo preoccupava che i giovani veneti entrassero in fabbrica mentre i calabresi continuavano gli studi, vuoi per mancanza di alternative vuoi per trovare sbocchi fuori regione.

Il modello post autunno caldo, di decentramento produttivo, in risposta all’insorgenza della classe lavoratrice, ha ormai fatto il suo tempo, Ci saranno morti e feriti. Sta a noi organizzarci per i nostri interessi.

 

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Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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