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giovedì, Giugno 30, 2022

L’anomalia italiana: il centrosinistra contemporanemente antifascista e antisocialista

È un caso quasi unico al mondo: in Italia la parola socialismo è censurata e bandita dalla scena politica. I partiti di centrosinistra o progressisti esprimono la loro appartenenza con un generico antifascismo bilanciato da una silente pratica antisocialista.

Di Gianluca Cicinelli per La bottega del Barbieri.

Il centrosinistra italiano è antisocialista

Fino a pochi anni fa per centrosinistra s’intendeva uno schieramento imperniato sul Pd che aveva intorno numerosi convitati, che andavano dagli ambientalisti a Mastella e Di Pietro e in alcuni momenti storici più lontani con la desistenza di Rifondazione Comunista.

Oggi s’intende per centrosinistra una marmellata tra il Pd e un partito in fortissima discesa di consensi tendente alla sparizione quale è M5s come l’abbiamo conosciuto fin qua. Chi è centro e chi sinistra tra Pd e M5s?

Enrico Letta ha detto nei giorni scorsi che il Pd è un partito di centro che guarda a sinistra. Che è forse la definizione più onesta data del Pd negli ultimi anni.

Ma questo significa allora che la sinistra è costituita da M5s? E che cosa è oggi M5s? Nessuno lo sa, neanche loro. Difficilmente un grillino ritiene di essere di sinistra, semmai ritiene di essere contro il centrodestra e non per ideologia antifascista ma per la sorte subita pochi anni fa dal primo governo Conte, quello commissariato dalla Lega con Salvini al Viminale.

Il dato di fatto è che mentre inchieste giornalistiche e della magistratura dimostrano quanto nel centrodestra siano rimasti legati alle loro origini di destra anche estrema, saluti fascisti, xenofobia e boia chi molla vari, nessuno può dimostrare qualsivoglia legame del centrosinistra con le sue radici di sinistra, in teoria riconducibili all’evoluzione della storia del Pci e del Psi.

Qual è allora l’identità culturale del centrosinistra?

Tecnico a chi Tutti i governi sono politici
Mario Monti

La “sinistra moderata”

Talvolta per centrosinistra s’intende “sinistra moderata”, uno schieramento di generica giustizia sociale, che non si batte per l’uguaglianza ma per fornire a tutti pari opportunità, d’impostazione liberale corretta, cioè liberal democratica o liberal socialista con qualche spruzzata d’ambientalismo, d’impostazione riformista e progressista.

Senza andare troppo lontano, troviamo su Wikipedia la seguente descrizione di centrosinistra: “Si oppone a un ampio divario tra ricchi e poveri e sostiene misure moderate per ridurre il divario economico, come un’imposta progressiva sul reddito, leggi che vietano il lavoro minorile, leggi sul salario minimo, leggi che regolano le condizioni di lavoro, limiti all’orario di lavoro e leggi per garantire il diritto dei lavoratori di organizzarsi”.

Come si può notare il centrosinistra italiano all’imposta progressiva sul reddito non ci pensa proprio, il lavoro minorile lo hanno vietato nel secolo scorso, sul salario minimo l’Italia è uno dei 6 paesi europei su 27 che non l’hanno adottato, orario e condizioni di lavoro sono continuamente messi in discussione nelle trattative sindacali dall’ avanzamento tecnologico della logistica e dallo smart working e sul diritto dei lavoratori a organizzarsi solo adesso si muove qualcosa nel campo dei rider ma restano comunque escluse dall’organizzazione le nuove figure lavorative e professionali che definiamo sbrigativamente partite iva.

Il Pd dalla fine dell’ultimo governo Berlusconi a oggi ha governato ininterrottamente, dal 16 novembre 2011 ad adesso, tranne che nei 15 mesi del primo governo Conte cioè dal primo giugno 2018 al 4 settembre 2019.

Enrico Letta

Il M5s non ha alternative all’abbraccio mortale con il Pd.

A Roma pochi giorni fa la sindaca uscente Virginia Raggi ha puntato i piedi rifiutando di dare indicazione di voto per il candidato del Pd Gualtieri e incontrando prima del ballottaggio sia lui che il candidato del centrodestra Michetti.

Sta cercando di ritagliarsi uno spazio tra i grillini in rottura con la linea Conte, ma l’unica alternativa a Conte sarebbe un’apertura a destra, e il risultato delle urne ha confermato impietoso che persino a Roma, dove per M5s il Pd è come l’aglio e il crocefisso per Dracula, i grillini non spostano nemmeno un voto verso il centrodestra, rimasto con gli stessi voti raccolti al primo turno nonostante le ambiguità della Raggi.

Ma a bilanciare il “centrosinistra” spurio di Enrico Letta c’è la grana, o per altri la risorsa, di ciò che resta delle truppe di Matteo Renzi, che proprio a Roma, mascherato dietro la lista di Carlo Calenda, può a suo modo vantare una tenuta di principio.

Calenda proviene dal Pd e ha voluto correre a Roma per dare vita a un esperimento nazionale, affermando la propria egemonia in quell’area che va appunto da Renzi ai moderati del centrodestra perplessi dal dividere la propria strada con gente che ieri inneggiava al fascismo e oggi ai novax.

E se molti sono i dubbi sulla natura di “sinistra” di M5s nessun dubbio c’è sulla volontà di Calenda e Renzi di essere molto diversi dalla sinistra.

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Resta una pedina fuori dai giochi di questo centrosinistra italiano spurio, un’idea socialista di società.

A differenza di tutti gli altri Paesi, persino degli Stati Uniti dove l’ala liberal nasconde al suo interno tendenze socialiste, in Italia la parola socialismo è censurata e bandita dalla scena politica.

I grandi partiti europei progressisti, tranne i socialisti francesi di oggi, sono di natura socialdemocratica, dagli svedesi agli islandesi dall’Spd in Germania al Labour in Uk sebbene molto lontani dalle loro origini operaie.

Negli Stati Uniti il Partito Democratico è considerato di centrosinistra, ma grazie agli exploit di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez si sta formando al suo interno, fin dai tempi di Occupy Wall Street, un fronte sempre più apertamente socialdemocratico per la redistribuzione della ricchezza.

Ma provando a trasportare in Italia questa battaglia politica la parola socialismo e anche la sua accettazione del sistema economico, la socialdemocrazia, scompaiono dal vocabolario della politica.

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In sostanza il centrosinistra attuale si definisce rispetto al centrodestra in chiave prevalentemente antifascista. E’ l’elemento che tenta di conciliare democrazia liberale ed economia neoliberista: nel caos derivato dalle spinte rapinatrici della devastazione del lavoro e dell’ambiente offre qualche compensazione sociale alle ingiustizie del capitalismo, sempre più sotto forma di beneficenza e sempre meno di Welfare, con la garanzia di affidare comunque al voto le grandi questioni di politica generale. Non c’è molto altro.

Dal punto di vista economico la “mission” del Pd e di quel che gli ruota intorno – assumendo per questo al di là di meriti e intenzioni la nomea di partito di centrosinistra – è di governare l’esistente con meno scossoni possibile. Un impianto ideologico molto povero e destinato alla precarietà permanente.

Ma sta di fatto che la vera operazione di lunga durata portata a termine da quello che chiamiamo centrosinistra dal 1992 a oggi, probabilmente l’unica missione riuscita, è stata l’eliminazione del socialismo e della socialdemocrazia dall’orizzonte del fronte progressista italiano.

L'anomalia italiana: il centrosinistra contemporanemente antifascista e antisocialista
Romano Prodi

La Bottega del Barbieri

 

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