Il Sud ha già scelto: la discontinuità non aspetta il Pd

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Ancora sul referendum: il voto del No segnala una frattura profonda: Sud e giovani chiedono rottura con guerra, austerità ed euro-atlantismo. Non bastano formule di palazzo: serve un’alternativa netta a destra e centrosinistra liberale. Le primarie? Utili solo se vere, non rituali.

Ogni mezzo può andar bene, purché segni una discontinuità

Fausto Anderlini*

Faccio una previsione ed esprimo un concetto, sui quali ritornerò, magari per calibrare meglio le cose, se non per correggermi.

Prima una considerazione. Il blocco del “no” è certamente composito e le motivazioni di voto le più varie. Piddini alleporati delle mie parti, ad esempio, (Emilia Romagna) hanno inneggiato al voto come una rivincita dello spirito europeista e anti-sovranista trainata dalle aree urbane più avanzate del paese. Dal che l’inferenza di una vittoria targata Pd. Siccome oltre che magnanimo, sono anche un empirista, non nego che una certa quota del No, neanche irrilevante, sia stata di tal guisa.

Ma se il voto è stato un pronunciamento di massa contro il governo Meloni, due, fra i tanti, sono gli elementi essenziali che hanno fatto numero e differenza: lo stato di guerra (le tre guerre: ucraina, israeliana e iraniana) e la crisi economico-sociale.

Elementi strettamente intrecciati in un rapporto di causa/effetto sui quali si è accumulata una pressione crescente. Dove essi hanno agito con più forza, giovani e Sud, lì è venuta la reazione più pervasiva. Il Sud (ma il rilievo vale in certa misura anche per i giovani, sebbene sotto il segno delle passioni sorgenti nella sfera intuitiva) non dà voto di appartenenza, neppure ai 5S. Vota secondo raziocinio. Un istintivo utilitarismo reattivo e/o di indirizzo è la sua cifra.

Se le cose stanno così una proposta di governo e di programma non può che dare risposte chiare su questo intreccio di problemi. In primis: remissione dell’europeismo russofobico, della politica di riarmo e distanziamento dalle guerre imperiali e suprematiste di Usa e Israele. Il programma economico e sociale (specie welfare, lavoro ed approvvigionamento energetico) vengono di conseguenza (da solo non sta in piedi). Essendo d’obbligo il rispetto costituzionale e la rinuncia ad ogni manomissione. Anche sotto forma di reiterati governi “presidenziali” tecnici o di larga intesa.

Il favore popolare a un indirizzo politico che è in radicale discontinuità sia rispetto alla destra al potere, ma anche al centro-sinistra in formato euro-atlantico e “riformista” del recente passato può venire anche da cospicui settori di elettorato in uscita dalla destra. La crisi che sta attraversando il blocco politico della destra e ogni sua singola componente politica è emblematica e destinata ad aggravarsi.

I flussi di voto, specie al Sud, rivelano come almeno un sesto dell’elettorato che nel 2022 aveva votato a destra si è riversato sul No, mentre un’altra larga parte si è astenuta. Lo scontento riguarda anche la classe politica locale, specie di FI, se è vero (come mi ha fatto notare Marcella Mauthe) che in molti posti ha rinunciato a entrare in campagna, quantomeno con lo spirito richiesto dal caso.

In questo senso va chiarito che la posta in gioco non è inquadrabile nelle classiche dicotomie ideologiche (come fascismo/antifascismo, autoritarismo/democrazia et similia) ma l’interesse del paese e delle masse popolari, ivi compresi il ceto medio e la stessa borghesia produttiva.

I modi per arrivare a questa chiarezza nella costruzione dell’alleanza di governo possono essere diversi. Purché servano allo scopo e non si perdano nelle solite giaculatorie. Trovo però singolare questa emergente resipiscenza, specie nel Pd, verso le primarie acclamate come panacea sino a poco fa.

Primarie di coalizione finalmente basate su candidati portatori di visioni ben definite e differenziate sui temi in agenda potrebbero avere un effetto mobilitante. Sarebbe come chiamare la gente a quel dibattito pubblico sui temi per essa esistenziali che è stato oscurato in questi anni da pressoché tutte le forze politiche.

Avessimo i partiti di una volta capaci di sviluppare in proprio questo coinvolgimento di primarie non ci sarebbe alcuna necessità. Ma così non è, e trovo veramente improbabile, tal quali sono, che essi possano dare corpo a un dibattito programmatico che non sia un accomodamento di cricche politiche. Comunque le mediazioni necessarie si possono anche fare dopo il confronto/scontro per la premiership. Quantomeno avverrebbero nella chiarezza dell’orientamento di fondo. L’importante è che scelta del premier e modalità dell’alleanza avvengano nel fuoco di un dibattito pubblico programmatico e di indirizzo partecipato a livello di massa (qui si coinvolgano i passanti).

Dopo innumerevoli primarie a mentula canis, proprio adesso, quando possono acquisire pregnanza sull’onda del plebiscito referendario, si vorrebbero messe da parte! Per comodità e per evitare esiti indesiderati… Scartata l’ennesima fabbrichetta delle idee, copiare la destra infine (chi arriva primo alle elezioni fa il premier) non mi sembra un’idea così originale…

Diversi possono essere i candidati. Oggi come oggi, per quanto sono in grado di constatare, solo Conte può interpretare con coerenza la discontinuità richiesta dal tempo che stiamo vivendo.

È il popolo del 5 aprile 2025 che deve entrare in campo e fare sentire la sua voce. Solo così sarà un buon accordo.

* Grazie a Fausto Anderlini

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli