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mercoledì 28 Luglio 2021
PolisIl ritorno di Giuseppe Conte, il democratico liquido

Il ritorno di Giuseppe Conte, il democratico liquido

Dopo la pace di Marina di Bibbona con Beppe Grillo, l’ex premier torna in campo e si dice pronto a guidare il nuovo corso del Movimento. Giuseppe Conte è un predestinato con una capacità di resistenza senza precedenti. È il democratico liquido, portatore sano di politica d’opposizione e di governo.

Giuseppe Conte il predestinato: un democratico liquido

Quando nel giugno 2018 nacque l’esecutivo gialloverde, dopo il famigerato accordo programmatico tra i due leader Di Maio e Salvini, (un foglio bianco con una lista di cose tipo spesa o lista delle ordinazioni della pizza da fare al telefono), ad essere chiamato alla guida del Governo fu tal Giuseppe Conte, carneade alla stragrande maggioranza dei pur bene informati. Avvocato e professore universitario che, tempo dopo, veniamo a saper per sua stessa ammissione, di essere stato sempre un elettore del Centrosinistra.

Giuseppe Conte, il democratico liquido

Giuseppe Conte non è stato eletto in Parlamento e non è stato mai candidato a nessuna carica elettiva per le amministrative. Non è iscritto e non è un esponente di partito. Dal punto di vista politico era fino ad allora uno sconosciuto.

È nato politicamente direttamente premier. Un’anomalia nella storia politica. E quest’anomalia viene confermata ogni giorno con la straordinaria capacità di adattarsi come i gatti nelle scatole che trovano in casa.

Se mettiamo per un istante da parte le dinamiche politiche, perfino la struttura ontologica e biografica di Giuseppe Conte lo rende premier a prescindere: ha il nome italiano perfetto, quello biblico: Giuseppe; è avvocato in terra di avvocati, è belloccio e con savoir faire, l’uomo che fa trepidare i cuori delle divorziate, sempre strizzato nel suo abito color blu Tecnocasa, ed è un devoto di Padre Pio. Conte è portatore sano di politica di governo.

Non sembra avere una sua idea ma piuttosto appare come la somma delle circostanze in cui è immerso, traduce le intenzioni delle persone che ha di fronte.

Un democristiano di sinistra, lo hanno definito. Ma qui siamo oltre: è il democratico liquido.

Capace di mediare e di sapersi adeguare ad ogni situazione, durante il Conte I veniva rappresentato ironicamente come il portavoce dei suoi due vice premier, Salvini e Di Maio, i meme si sprecavano.  Ma appena il vento è cambiato, con la sbornia estiva del Papeete Beach dell’allora ministro dell’interno, ecco che Conte si trasformò in feroce fustigatore del leader leghista, lanciandosi in una durissima filippica nell’aula del Senato.

La nuova maggioranza che si è formata in Parlamento nel 2019 con la regia de Renzi, avrebbe dovuto comportare un cambio alla guida del Governo, invece no, l’avvocato del popolo, come si è autodefinito, è riuscito a resistere.

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Il Conte d’opposizione

E arriviamo all’ultimo Conte, quello defenestrato dal blitz di Renzi in favore di Supermario Draghi e catapultato alla guida del MoVimento Cinque Stelle nella fase di transizione che li vede al Governo e contemporaneamente all’opposizione, ma tutta interiore: i pentastellati si oppongono tra grandi tormenti interiori all’operato dell’esecutivo, votandone però tutti i provvedimenti.

Per cominciare l’ex premier, nel suo messaggio social per ufficializzare il lancio del nuovo statuto, chiede compattezza ai compagni pentastellati e mette i suoi paletti sulle riforme che il movimento ha finora portato a casa, a partire da giustizia e reddito di cittadinanza.

“Noi ci saremo sempre con la nostra forza e la nostra coerenza ma per ottenere risultati, è necessario essere uniti e in tanti. Il Movimento dovrà essere compatto per confermare la fiducia dei 10 milioni di elettori che ci hanno votato, per riconquistare anche la loro fiducia e di tanti altri che hanno perso la speranza di cambiare l’Italia”.

“Abbiamo realizzato gran parte delle riforme promesse e che oggi non possiamo lasciare che vengano cancellate. E’ una questione di rispetto della democrazia e degli elettori”.

‘Piccola’ nota a margine: l’elegante Conte non ha detto ancora una parola sull’oscena mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, avvenuta sotto il suo governo. Una macchia difficile da ‘sbiancare’ senza un’assunzione di responsabilità politica.

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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