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Il Quirinale esercita un potere politico di fatto, guidando governo ed esteri oltre i limiti costituzionali. Mattarella prosegue la linea inaugurata da Napolitano, mentre la sinistra copre questa deriva e la destra tenta di sancirla attraverso riforme istituzionali.
Lucciole per lanterne: la deriva che cambia la Repubblica
– Fausto Anderlini*
E come poteva mancare il commento di Pier Luigi Bersani? “Loro vogliono arrivare lì, nel posto che si chiama Quirinale, perché nella loro idea non è prevista una figura terza che risponde solo alla Costituzione”. Più che probabile, ma il terreno è stato ben arato, caro Pierluigi. Che Mattarella rappresenti questa figura terza di garanzia costituzionale è quanto di più opinabile, essendo conclamato che egli è innanzitutto il garante del vincolo euro-atlantico. Donde l’ingaggio nel riarmo anti-russo e la tartufesca copertura offerta all’aggressione genocida israeliana.
Sino a convocare un Consiglio supremo della difesa con l’intento di condizionare il governo e bypassare il Parlamento, confermando il sostegno all’Ucraina proprio nel momento in cui acclarate ruberie fanno crollare clamorosamente la fiction della sua natura democratica (stupefacente che solo la Lega si sia fatta interprete di dubbi più che legittimi).
Di fatto, in Italia è operante un regime semipresidenziale alla francese, dove il Presidente “coabita” con l’esecutivo e detta la politica estera. Un’anomalia gigantesca rispetto alla “Costituzione formale” del Paese, già spianata da Napolitano in via occasionale ed eretta a sistema nel doppio mandato di Mattarella (quasi una monarchia).
Così come la pandemia fu il pretesto per liquidare il Conte Due e chiamare Draghi a Palazzo Chigi come vicario del Presidente, così la guerra, il riarmo e la pretestuosa mobilitazione russofobica contro il “nemico esterno” sono usati come basi emergenziali per giustificare, sulla stessa falsariga, l’interventismo della Presidenza.
La sortita di Garofani era peraltro indirizzata innanzitutto contro la Schlein, sulla linea di quella ricerca di un’alternativa moderata alla destra (suscettibile, al caso, di sviluppi concorsuali da larghe intese) patrocinata da Prodi, Gentiloni e altri. Questo la dice lunga sul lavorio politico che ferve nella penombra delle stanze del Quirinale. Altro che terzietà!
Difficile contrastare le contro-riforme istituzionali della destra se esse non fanno altro che ratificare una situazione di fatto dietro la quale la cosiddetta “sinistra” cela in via ormai permanente la sua indole vegetativa pro-sistema.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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