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Il nuovo Medio Oriente rimodellato col ferro e col fuoco da USA e Israele

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La caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria e il declino in questa fase dell’influenza di Iran e Russia hanno aperto la strada a un nuovo ordine regionale, dominato dall’alleanza tra Stati Uniti e Israele. E la Turchia come terzo incomodo.

Il nuovo Medio Oriente

Con Assad in fuga e le forze iraniane e russe in ritirata, Washington e Gerusalemme si trovano in una posizione di forza senza precedenti.

Questo assetto permette loro di plasmare il futuro del Medio Oriente secondo i propri interessi strategici, consolidando una supremazia che si estende dalla frontiera siro-giordano-irachena fino al cuore della Mesopotamia.

L”architettura militare e politica degli Stati Uniti, supportata dall’attività militare israeliana contro forze filo-iraniane come Hamas e Hezbollah, è ora più forte che mai. Questo rafforzamento permette a Washington e Gerusalemme di negoziare accordi, come la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita, da una posizione dominante, ponendo le basi per un Medio Oriente in cui l’influenza americana e israeliana è indiscutibile.

Questo spiega anche il via libera e la difesa a spada tratta da parte di Biden nei confronti dei massacri perpetrati da Israele nella Striscia di Gaza. Washington è assolutamente complice nel genocidio dei palestinesi, per un puro calcolo di potenza.

Il ruolo degli Stati Uniti

La presenza militare degli Stati Uniti in Medio Oriente è stata una costante negli ultimi decenni, ma gli ultimi sviluppi hanno portato a un’espansione significativa delle operazioni americane nella regione.

Dal Corno d’Africa al Kurdistan iracheno, l’intervento americano si è intensificato, con l’obiettivo di stabilire un controllo duraturo sulle aree strategiche.

La fuga di Assad a Mosca e la riorganizzazione delle forze turche a est di Aleppo hanno permesso a Washington di estendere la propria influenza in Siria. La base militare di Kobane, di recente costruzione, è solo uno dei molti avamposti che testimoniano la volontà di Washington di consolidare la propria presenza militare. Ma soprattutto di controllare le riserve energetiche di Damasco. Di fatto, il petrolio siriano era stato espropriato dagli USA già da anni, con le regolari denunce inascoltate del governo di Assad all’ONU.

Questo posizionamento permette a Washington di esercitare pressione su alleati e rivali, mantenendo un controllo saldo sulle rotte energetiche e commerciali che collegano il Mediterraneo all’Oceano Indiano.

In Libano, la riduzione dell’influenza di Hezbollah ha creato nuove opportunità per Israele e l’alleato d’oltreoceano. L’elezione del generale Joseph Aoun, gradito a entrambi, è un chiaro segnale della nuova direzione politica del Paese. Con il controllo effettivo dello scalo aereo di Beirut, l’articolazione israelo-americana è ora in grado di influenzare direttamente gli sviluppi politici e militari in Libano, rafforzando ulteriormente la propria posizione nella regione.

Installazioni Militari e controllo delle risorse

Il Medio Oriente è avvolto da una complessa rete di basi militari americane, che si estende dall’Arabia Saudita al Kuwait, dal Qatar all’Iraq, e dalla Siria al Sinai. Questa rete di installazioni non solo garantisce una presenza militare strategica, ma permette agli Stati Uniti di mantenere un’influenza diretta su risorse cruciali come petrolio, gas e acqua. La base di Tanf, al confine tra Giordania, Siria e Iraq, è un avamposto chiave per contrastare l’influenza russa e iraniana nella regione.

Con una rete di basi e un’influenza consolidata, Stati Uniti e Israele sono ora in una posizione ideale per negoziare la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita. Questo processo, sebbene ancora in corso, rappresenta un cambiamento significativo nel panorama geopolitico del Medio Oriente.

La Siria campo di battaglia

Il conflitto in Siria ha trasformato il Paese in un campo di battaglia per le potenze regionali e globali. Con la ritirata delle forze russe e iraniane, gli Stati Uniti, insieme a Israele e Turchia, rimangono le forze dominanti sul terreno. Questa situazione crea un equilibrio precario, in cui la Siria paga il prezzo più alto per le ambizioni geopolitiche delle potenze straniere.

Washington, attraverso il suo inviato speciale Amos Hochstein, sembra legittimare il mantenimento di avamposti israeliani in territorio libanese, una mossa che rafforza ulteriormente la presenza americana nella regione ma nons congiura la possibilità di instabilità sul lungo periodo.

E la Turchia?

La Turchia svolge un ruolo complesso e spesso contraddittorio nel conflitto siriano. Mentre da un lato Ankara cerca di chiarire le sue relazioni con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un gruppo curdo turco con cui ha avuto decenni di conflitti, dall’altro sembra combattere attivamente le Unità di Protezione Popolare (YPG) curde in Siria.

La Turchia supporta direttamente la Syrian National Army (SNA), una forza militare che agisce come sua emanazione nel conflitto siriano, impegnandosi nel contrasto alle forze curde siriane.

Le Forze Democratiche Siriane (SDF), dominate dai curdi ma comprendenti anche assiri, armeni e altri gruppi, ricevono il sostegno degli Stati Uniti. In passato, si è vociferato di un accordo tra Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) e le YPG, dove la regione autonoma curda del Rojava avrebbe fornito petrolio a Idlib, una città ribelle che è stata paragonata a un piccolo Afghanistan. Questa relazione evidenzia le complesse dinamiche di alleanze e rivalità che caratterizzano il conflitto.

Nel frattempo, il leader curdo Abdullah Öcalan ha aperto un dialogo con il governo turco, mentre alcune frange del PKK hanno condotto attentati, come quello contro l’agenzia aerospaziale turca ad Ankara, sottolineando le tensioni interne al movimento. Questo contesto di conflitti e alleanze trasversali vede la Turchia, un membro conservatore della NATO, cercare di raggiungere accordi con ex gruppi comunisti ora convertiti al municipalismo eco-libertario, mentre i loro alleati siriani si allineano con Stati Uniti e Israele.

La Turchia si trova quindi in una posizione di ambiguità strategica, collaborando con vari attori per consolidare la sua influenza in Siria, mentre combatte contro forze curde che considera una minaccia alla sua sicurezza nazionale.

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