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In quest’epoca di ribaltamenti, un leader può rivendicare Panama, Groenlandia e persino il Canada, giustificando tutto come vitale per la sopravvivenza yankee. Forse è ora di ammettere che l’Occidente, non più in democrazia, nasconde una razionalità violenta dietro le sue guerre e che il liberalismo non ha mai davvero abbracciato la democrazia, ma solo il profitto.
Il grande Risiko di Trump
Magari anche la Kamchatka troverà finalmente un ruolo geopolitico reale e smetterà di essere ridotta a misterioso luogo, dalla fonetica curiosa, della cartina del Risiko. Un’epoca, questa, in cui le convenzioni si ribaltano, dove il fantasmagorico e la propensione situazionista diventano lessico istituzionale.
Quindi così, sembra quasi per gioco, colui che si erge a capo del mondo rivendica, in un sol colpo, Panama, Groenlandia e niente di meno che il Canada. Il gioco non ha regole precise, come è d’uso tra i bambini che sanno essere elastici; basterà affermare con fermezza che quelle acquisizioni sono vitali per la sopravvivenza yankee. Messa così il proclama sarà preso sul serio e seriosamente.
Quindi chissà, dopo questa improvvisata guascona, qualcuno potrebbe anche ammettere che sì, forse è vero che gli Stati Uniti sono un po’ in crisi, che non riescono a reggere un mondo a più voci, nel quale è più complesso colonizzare qualsiasi millimetro quadrato con i propri quattrini.
Che per impedire l’avanzata strategica di altre potenze, gli Usa sono disposti a imbarcarsi in continue guerre, perché questa storia del popolo eletto, che ha in sé le chiavi del futuro, del progresso e della civiltà, nasconde una razionalità ordinata da una violenza incommensurabile.
E potrebbe finalmente diventare una pratica corrente l’ammettere che l’Occidente non vive in democrazia, che la sua continua evocazione, in opposizione a popoli con intelligenze ritenute inferiori, rappresenta una manipolazione delle coscienze in chiave razzista perché semplicemente è una notizia falsa.
Il liberalismo non ha mai previsto la democrazia tra le sue cure, se non negli anni del secondo dopoguerra grazie alla spinta conflittuale del socialismo organizzato e alle costituzioni popolari, ma solo l’espansione illimitata del mercato e delle ragioni di profitto, pena per l’umanità fascismo e guerre.
E così è anche oggi, anche se il tutto assomiglia a una partita di Risiko giocata senza alcuna coscienza d’opposizione, senza un movimento politico dei lavoratori, che purtroppo non sanno neanche di essere dei proletari; conservano intatte le loro illusioni neoliberali quando sperano di trasformare i desideri personali in questioni politiche, mentre la Storia si preoccupa di annientarli.

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