Il gioco del morto: le spericolate peripezie di Franceschini

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Dario Franceschini propone una desistenza elettorale per arginare la destra, ma il piano risulta caotico e contraddittorio. Dal rifiuto di Conte nel 2022 alla leadership Schlein, il Pd resta senza riferimenti internazionali, brancolando tra tattiche e fallimenti passati.

Giocare col morto (senza lasso nella manica). Ovvero delle spericolate peripezie di Dario Franceschini

Fausto Anderlini*

Non si può  negare che Dario Franceschini abbia un suo fascino sghembo: letterato romanziere e politico dove non è chiara la delimitazione fra la professione e il diletto. Si direbbe un giallista della politica, un amante della trama, nella quale al caso egli stesso può cadere impigliato.

Lo vediamo ora proporre con disincantata sagacia un canovaccio aggirante: marciare ognuno per sé ma sotto il flebile tettuccio di una desistenza elettorale condivisa.

Ciò al fine di minimizzare il bottino della destra, intanto distinguendo l’accordo elettorale dall’alleanza di governo (deferita al caso) e togliendo dal tavolo l’impedenza di quella premiership preventiva che tanto turbamento genera nei leaders. Operazione difficile giocata sul filo di svariate dissimulazioni.

In primis quella di giocare al proporzionale in un sistema maggioritario coalizionale quale il Rosatellum. Potrebbe finire in un ridicolo capitombolo, ma anche miracolosamente riuscire nell`intento, magari riconsegnando il governo che verrà  nelle mani di una rinnovata alleanza Ursula fuori tempo massimo spaziante dal Pd a Fi e con dentro tutti i centrini del mondo (obiettivo in fondo condiviso coi gentiloniani, ma anche i neo-prodiani alla Ruffini…).

Scommessa bizzarra e aleatoria, quanto quella del campo largo con le sue alleanze organiche e programmaticamente definite ante-festum. Lasciare che il disegno si dipani aspettando il tocco della provvidenza, intanto passando attraverso il caos.

Provvidenzialismo cattolico e nichilismo, cioè anarchismo metodologico (se non leninismo, volendo seguire la traccia di Feyerabend…). Qualsiasi cosa che possa sloggiare la Meloni può andar bene….

C’è però un punto sul quale casca l’asino. Franceschini propone oggi, al netto di qualsiasi autocritica, cosa che peraltro riguarda lo stesso Prodi in veste neo-rosminiana, ciò che sdegnosamente rifiutò nel’22. Fu lui la prima gallina a cantare: “Con Conte, che ha fatto cadere Draghi, nessun accordo!”.

Ipse dixit, subito seguito dal coro lettiano e nel placido silenzio dei procioni bersaniani (quelli che ora s’affannano sul campo largo neo-ulivista). Piuttosto che ritrovarsi Conte fra i piedi meglio passare pro-tempore il testimone nelle mani dell`underdog atlanticamente riverginata. A tempo, con la guerra in corso, sarà l’amico americano, il democrat euro-atlantico, a rimettere le cose a posto. Così ragionarono e così fecero.

Una peripezia tattica sconsiderata. Un salto mortale, giacchè sarebbe bastata allora una desistenza al sud giocata coi 5Stelle per fermare le cose su un pareggio che avrebbe riconsegnato nelle mani del parlamento, ma soprattutto di Mattarella, le chiavi al centro della governabilità.

Un ordito nemmeno abbandonato in seguito con l’elevazione al soglio via primarie della Schlein (ancora Franceschini grande mallevadore): un momentaneo spostamento a sinistra del Pd al fine di ridimensionare i 5Stelle legandoli al carro come innocuo junior partner.

Nel frattempo l’amico democrat americano è morto, proprio come nel film di Wenders. S’è suicidato da sé, lasciando il campo a Trump, il giaguaro. Sicchè il Pd è doppiamente orfano: dell’Atlantico e dell’Europa, di Biden e della von der Leyen. Brancola nel buio senza alcun riferimento internazionale, malgrado abbia inviato Speranza e Provenzano a far le majorettes di Kamala, come suprema prova di fedeltà, mentre la pulzella che già s’era abbindolata a Biden, adesso ha i piedi in entrambe le staffe: sull’Atlantico con Trump e in Europa (per quel che conta) con Ursula 3.0.

Schiodarla da questa ubiquità sarà impresa assai ardua. Democrat, grandi fessi. Non si capisce come ciò che non vollero fare allora, con le leve del comando nelle loro mani, dovrebbe riuscire adesso, che sono morti.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini 

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