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martedì 9 Marzo 2021
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Il covid ha salvato la democrazia? Cina, Europa e la crisi dell’impero americano

La sfida Trump-Biden, la pandemia, il ruolo della Cina, l’Europa e la crisi dell’impero americano: anno domini 2020.

La crisi dell’impero americano

Iniziamo dalla fine, per motivi di cronaca: proprio mentre stava per essere pubblicato quest’articolo le agenzie battevano la notizia:

Trump e la moglie Melania positivi al coronavirus. “Siamo in quarantena e iniziamo subito le cure”

Il primo pensiero corre immediatamente a quella brillante idea del presidente americano esposta lo scorso aprile, mentre infuriava la pandemia, d’iniettare disinfettante come possibile cura: vorrà sperimentarla su di se o finalmente si affiderà ai medici come tutti?

Ovviamente la notizia da un senso ancor più marchiato al titolo di questo articolo ma il ragionamento che c’è alla base richiede d’allargare il campo e dunque, riavvolgiamo il nastro.

Prima l’America

American First è il motto con cui Trump ha ottenuto i voti al primo mandato.
Prima l’America, per questo le misure adottate sono state improntate all’isolazionismo, al taglio del welfare, all’aumento degli armamenti, alla creazione di muri al confine meridionale. Negare oltre ogni ragionevole dubbio i problemi ambientali e la pandemia Covid. Poi strategicamente si è scelto di fare una guerra commerciale al nemico rosso cinese.

Su questa falsa riga ci hanno provato le destre europee con Orban, Salvini-Meloni, Johnson. Trump però non è Erdogan e non può fare un vero colpo di stato. Quindi è stato colpito da indagini federali per scandali amministrativi, corruzione, evasione fiscale.

È riuscito come molti altri prima di lui a incasellare diverse gaffes internazionali, l’ultima sul Papa. Alle scorse elezioni di metà mandato per il rinnovo del parlamento, ha quindi perso la maggioranza alla camera bassa, e molti repubblicani non gli sono fedeli. Sembrerà strano ma i democratici comunque annaspano.

American first è un bel motto, funziona colpisce alla pancia. La politica di destra, quella della chiusura, funziona ed è forte, non solo in America ma in tutto il mondo.

il covid ha salvato la democrazia La Cina, l'Europa e la crisi dell’impero americano

Patria, Onore, i sacri confini. Il popolo lo vuole, giustifica ogni aberrazione ogni malcelato odio. Il popolo uccide i propri tribuni e giustifica ogni Imperatore, ogni capo truppa. Ma per fortuna il popolo è volubile.

La grave crisi economica, la disastrosa gestione del Covid 19 hanno colpito duramente la fede nel divino comandante. Le maggioranze dei votanti sono oggi disoccupati, di origine ispanica e alla fine come per magia compaiono persino i Black Lives Matter’s.  Cioè si organizzano ( o meglio iniziano a farlo) tutti quelli che poi sono maggioranza di popolo.

Le ingiustizie sembrano aver scosso i molti sonnacchiosi indecisi e ricondotto molti neri verso il voto, e si presume verso il voto democratico.

La crisi dell’impero americano: law and order

Novembre si avvicina, ma è il popolo di Trump che si propone difensore della fede, Law and Order con milizie armate: American Patriot Proud Boy hanno alzato il livello dello scontro e fatte armare come reazione anche gruppuscoli e sigle di radicali di sinistra neri.

Armati, sia chiaro, non solo di buone intenzioni ma di fucili ed armi automatiche. L’annoso problema delle armi in America ha raggiunto le proporzioni degli eserciti medievali, e la decennale retorica di Patria Bandiera WASP (White AngloSaxon e Protestant ) per il ritorno ad un medioevo sassone, con eroi Marvel pregni di fascismo e di leggendari comandanti dai capelli biondi ha raggiunto, si spera, il suo apice. E il popolo per paura rivoterà per Trump.

minneapolis in fiamme2

Ordine e Legge vista come garanzia di sereno vivere. In fondo i comunisti sono ancora visti come i cattivi. I diritti una cosa inventata dai ricchi francesi che mangiano formaggio.

Generare l’odio è l’unico comune denominatore dei nuovi sovranisti, che in fondo non chiedono molto di più che generare un mondo a immagine del loro cervello: una tabula rasa. La negazione dell’evidenza e di ogni responsabilità è il must delle regole del nuovo leader di destra che si rispetti.

L’ignoranza, l’aria quasi di strafottenza, l’atteggiamento del bullo, il negare anche quello che si è appena detto, non è solo una raffinata retorica oratoria ma uno stile di vita. Fatto di banalità e di quotidiano esercizio votato al chi se ne frega.  Ma è davvero questo che il popolo vuole ? A dar retta ai voti che raccolgono si.

Law and Order è il nuovo e singolare motto della campagna di Trump. Legge e ordine. Le stesse leggi che calpesta e modifica a suo piacere ogni volta che riesce. Ma funziona In particolare nella generazione di paure, ed è quello che sembra spostare i voti moderati maggiormente.

I sostenitori di Trump amano le bandiere, le armi, non pagare le tasse, e le strade pulite dagli immigrati messicani. Non stupirebbe trovare anche nostalgici della schiavitù. Isolandosi aumentano i dazi e le defiscalizzazioni per i pochi prodotti americani.

Ma perché odiano i cinesi ? Per invidia

Anticipando nettamente ogni previsione catastrofica degli economisti, già dal 2013 la Cina ha scalzato gli Stati Uniti nella produzione di ricchezza o se preferite è la prima superpotenza mondiale. Ma gli Stati Uniti e nel particolare Trump, stanno con tutti i mezzi ostacolando l’ascesa dei cinesi alla leadership mondiale. Per ora senza grandi risultati.

Trump o Biden si troveranno davanti alla prospettiva di combattere un sistema capitalistico ibrido. L’applicazione del Dumping sui prodotti in esportazione dei cinesi è sostanzialmente una copia del sistema americano del dopoguerra.

La via cinese della seta sostanzialmente richiama il Piano Marshall. Il controllo cinese dei sindacati sembra la Mafia dei trasporti della famiglia Gambino. La Cina però a differenza degli Stati Uniti gode di due vantaggi strategici. Uno istituzionale, non è uno stato democratico. Ed ha, oltre un sistema capitalistico spinto, un welfare piuttosto ben funzionante. Infine, cosa rara nei paesi democratici, una scala sociale scalabile.

il covid ha salvato la democrazia La Cina, l'Europa e la crisi dell’impero americano
Xi-Jingping

La scolarizzazione dei cinesi (per quanto pregni di propaganda) cresce in maniera esponenziale di anno in anno. E per quanto sembri assurdo c’è anche una buona dose di meritocrazia, limitata, all’interno di un conformismo alla Patria nazione di tipo dittatoriale ma pur sempre una possibilità di scalare le caste sociali. Cosa che invece nei sistemi democratici è quasi scomparsa.

La Cina ha generato un ibrido tra fedi liberali e comunarde piuttosto funzionale alle ambizioni di leadership mondiale, che è entrato in crisi per la pandemia e rischia di minare la tenuta dei sistemi finanziari ed economici noti.

I sistemi democratici sono entrati in crisi per due fattori fondamentali: per l’avvento della quarta rivoluzione industriale e per l’impoverimento e la cancellazione di quella classe media che ha generato il boom economico degli anni 60. Ad un certo punto si è interrotta la nostra fase evolutiva, per migliaia di motivi e tutti validi.

Si è tolta la meritocrazia, si è scelto di ridurre la ricchezza dei molti a favore di pochi, i quali a maggior danno hanno richiesto defiscalizzazione e maggiore tutela. Si è usata come leva per la stabilità sociale l’aumento di debito pubblico a favore di opere inutili di grandi corruzioni e speculazioni. Sono state privatizzate società strategiche, perché mal gestite, e si è aumentato solo il reddito dei gestori delle utility deresponsabilizzandoli.

Xi-Jingping, il rilancio

La Cina ha fatto il contrario, ha punito i corrotti (con la pena di morte anche quando non colpevoli) ha instaurato una dittatura totale ed il controllo dei media, ha addirittura generato (come nel caso di Tik Tok) macchine di consenso e pubblicità a controllo neurologico, controllo totale anche dei social. Come risultato dei progressi è divenuta la prima potenza mondiale.

Ora l’Europa è ad un bivio. È possibile creare un modello  democratico che permetta di sopravvivere a questo scontro tra potenze e alla crisi dei sistemi democratici?
Ai confini dell’Europa paesi come: Turchia, Siria, Libano, Ungheria, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Libia, stanno vivendo per alterne vicende e nuovi fasi di dittatura. Come riusciremo a ricomporre un sistema che tuteli noi ricchi europei da una deflagrazione di stile nazional-populista?

Nelle democrazie è piuttosto semplice ragionare, è difficile decidere.

il covid ha salvato la democrazia La Cina, l'Europa e la crisi dell’impero americano
Johnson, la Merkel, Macron e Conte

Buone notizie: quella che si prospettava finita, cioè l’Unione Europea, grazie al Covid e all’uscita dell’Inghilterra (brexit) è rinata come l’araba fenice. Mai come oggi abbiamo la possibilità di compattarci.

I sovranismi sono stati solo accantonati. Anche le forme di privatizzazione estrema (sanità, scuola, welfare) hanno rallentato; ci stiamo rendendo conto che alcune battaglie dei nostri padri erano fondamentali.

Il timore però è che alla fine vincerà Trump, perché i danni generati dalle politiche scellerate hanno ancora maggiore appeal. Salvo che, come sta succedendo, al miglioramento della specie non pensi proprio il covid. E la chiamano immunità di gregge.

 

Cina, Europa e la crisi dell’impero americano.

La crisi dell’impero americano e gli altri articoli di Daniele De Sanctis



Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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