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A Nairobi, migliaia di waste pickers lavorano tra rifiuti tossici senza protezione, recuperando materiali fondamentali per il riciclo e l’economia circolare. Malgrado condizioni estreme e sfruttamento, la loro resilienza è chiave per un futuro ambientale sostenibile in Kenya.
I Waste Pickers del Kenya: gli eroi invisibili dell’economia circolare, una realtà sommersa ma cruciale per l’ambiente
Nel cuore di Nairobi, nella discarica di Dandora che si estende per 12 ettari, corrispondenti a 22 campi da calcio, migliaia di persone si alzano ogni giorno all’alba per rovistare tra montagne di rifiuti. Sono i waste pickers, i raccoglitori informali di rifiuti che rappresentano una delle realtà più dure ma anche più importanti dell’economia circolare keniana.
Un fenomeno globale con radici locali profonde
Il fenomeno dei waste pickers non è esclusivo del Kenya. Nel mondo si stima che esistano tra i 15 e i 20 milioni di persone che vivono raccogliendo e riciclando materiali dai rifiuti. Tuttavia, la situazione keniana presenta caratteristiche uniche che la rendono emblematica delle sfide ambientali e sociali dell’Africa orientale.
Sono 46.000 i membri registrati presso la Kenya National Waste Pickers Welfare Association (KeNaWPWA): 100.000 lavoratori ufficiali stimati nel settore gestione rifiuti, 20.000 persone vivono per strada in tutto il Kenya (censimento 2019), 3.000-5.000 waste pickers lavorano quotidianamente nella sola discarica di Dandora.
Solo Nairobi, con i suoi 4,5 milioni di abitanti, genera quotidianamente 2.400 tonnellate di rifiuti solidi, di cui oltre 2.000 tonnellate finiscono nella discarica di Dandora ogni singolo giorno. In tutto, il Kenya produce annualmente 983.000 tonnellate di rifiuti plastici, ma solo il 27% viene raccolto e appena l’8% riciclato.
La geografia del lavoro: l’inferno di Dandora
La discarica di Dandora, dichiarata satura già nel 1996 ma ancora operativa, è il simbolo di questa realtà. Qui convergono rifiuti domestici, industriali, ospedalieri e agricoli senza alcuna separazione preventiva. Le condizioni di lavoro sono estreme e inimmaginabili:
- Nessun equipaggiamento di protezione individuale
- Esposizione a piombo, diossina e mercurio
- Fumi tossici causati dalla combustione notturna dei rifiuti
- Taglio con vetri e oggetti acuminati
- Presenza di rifiuti medici e siringhe contaminate
Ma chi sono i waste pickers keniani?
La ricerca mostra una composizione demografica complessa:
- Prevalentemente donne, circa il 70% del totale
- Giovani e bambini rappresentano una quota significativa
- Famiglie numerose, fino a 5 figli per famiglia
- Provenienza: principalmente da slum (insediamento urbano caratterizzato da estrema povertà) e famiglie di strada
- Livello di istruzione: spesso interrotto prematuramente per necessità economiche.
La componente di genere
Le donne waste pickers affrontano sfide particolari:
- Problemi di salute riproduttiva legati all’esposizione a sostanze chimiche
- Cicli mestruali irregolari causati dall’esposizione a metalli pesanti
- Rischi di cancro, particolarmente all’apparato riproduttivo
- Maggiore vulnerabilità nel lavoro notturno e nelle zone pericolose.
Il ruolo economico e ambientale, il contributo al riciclaggio
I waste pickers infatti svolgono un ruolo cruciale nell’economia circolare keniana:
- Recuperano più materiali riciclabili dei sistemi ufficiali di gestione rifiuti
- 6.000 tonnellate di plastica recuperate nel 2019 (Kenya Association of Manufacturers)
- Colmano il gap nei servizi di raccolta rifiuti urbani
- Forniscono materiali alle industrie del riciclaggio.
Problemi: mancanza di riconoscimento legale, malattie, criminalità
- Nessun contratto di lavoro formale
- Assenza di protezione sociale
- Esclusione dai servizi sanitari
- Vulnerabilità alle operazioni di sgombero
Tutto ciò non può non creare problemi di assistenza sanitaria. Infatti, secondo studi dell’UNEP e dell’OMS subentrano malattie respiratorie causate dai fumi tossici, infezioni cutanee per contatto con sostanze chimiche, disturbi gastrointestinali per consumo di cibo contaminato, problemi neurologici legati all’esposizione a metalli pesanti.
Naturalmente un aspetto preoccupante è poi il controllo del settore da parte di organizzazioni criminali legato all’estorsione dei waste pickers per l’accesso alle aree migliori, al controllo dei prezzi dei materiali riciclabili, al traffico di armi utilizzando i camion dei rifiuti, e all’intimidazione contro tentativi di organizzazione sindacale.
Iniziative di miglioramento e progetti innovativi
Esistono fortunatamente varie organizzazioni che cercano di organizzare controllo e sicurezza in tale particolare attività, internazionali e locali. Una di esse è la Kenya National Waste Pickers Welfare Association (KeNaWPWA), che collabora con ONG internazionali, fondata per tutelare i diritti dei waste pickers con l’obiettivo di garantire condizioni di lavoro dignitose, formazione, supporto legale, rappresentanza politica.
Il Kenya è diventato il quarto Paese al mondo ad implementare la cosiddetta Responsible Sourcing Initiative, dopo India, Indonesia e Vietnam. Questo posiziona il Paese come leader regionale nell’integrazione responsabile dei lavoratori non ufficiali nel settore del riciclaggio.
In conclusione, i waste pickers del Kenya non sono solo vittime di un sistema economico ingiusto, ma rappresentano una risorsa fondamentale per la transizione verso un’economia circolare. La loro esperienza, resilienza e conoscenza dei materiali sono asset preziosi che devono essere valorizzati e protetti. La sfida è trasformare un settore caratterizzato da sfruttamento e precarietà in un pilastro dell’economia verde, garantendo al contempo dignità e sicurezza a chi svolge questo lavoro essenziale.
Così come ha dichiarato Winnie Wanjira, leader della Nairobi Recyclable Waste Association: “Non abbiamo paura di prendere posizione perché rappresentiamo i waste pickers. Se il governo prova a cacciarci, possiamo andare in tribunale e dire che abbiamo dei diritti, lavoriamo qui, dove volete che andiamo?”.
La loro voce, finalmente, sta iniziando a essere ascoltata. Il futuro dell’economia circolare keniana dipende anche da quanto saremo capaci di integrare in modo giusto e sostenibile questi “eroi invisibili” dell’ambiente.

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