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I riposizionamenti sulla Palestina: cosa si muove dietro le quinte?

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La crisi in Medio Oriente suggerisce la visione opposta di Washington e Pechino nell’area, con gli USA che puntano a spaccare il nuovo asse Iran-Arabia Saudita, tenendo acceso il fuoco palestinese.

I riposizionamenti sulla Palestina

Alcuni governi e opinion-maker occidentali si sono raffreddati sulla Palestina. Ho provato a farmi un’idea di cosa possa essere accaduto.

I due governi più attivi in questo ricollocamento sono, attraverso dichiarazioni di singole personalità, quello spagnolo e quello belga.

Pochi anni fa, entrambe i paesi erano finiti nel caos per uno scandalo di spionaggio attraverso un software israeliano: Pegasus.

A Bruxelles il caso riguardava l’europarlamento, mentre in Spagna riguardava lo spionaggio marocchino ai danni del governo Sanchez e a sua volta di Madrid ai danni degli indipendentisti catalani.

Le vicende si legarono al Qatargate e al Maroccogate, ovvero ai tentativi di questi governi di condizionare la politica europea, con spionaggio e tangenti.

Nel caso marocchino sappiamo per certo che Pegasus arrivò a Rabat sull’onda degli Accordi di Abramo (il ristabilimento delle relazioni tra mondo arabo e Israele, spinto dagli USA).

Un Trump allo sbando aveva varato accordi con Sudan e Marocco, barattando nel secondo caso il Sahara Occidentale.

La questione saharawi interessa anche il rapporto tra Rabat e Algeri, perché l’Algeria sostiene il gruppo indipendentista e denunce marocchine parlano di aiuti dall’Iran e dell’asse sciita (Hezbollah e Hamas – che sciita non è).

Altro punto in cui Algeria e Iran si sono ritrovati, è proprio la questione palestinese, dove sono tra i pochi governi a sostenere la linea dura e pura (va ricordato che l’Algeria fu il mediatore Iran-USA, durante la crisi degli ostaggi) e che entrambi i paesi oggi ricadono in area BRICS (con l’Algeria che ambisce ad entrare).

Cosa c’entra con la Spagna? Pare che il grosso dello spionaggio marocchino ai danni di Madrid, fosse dovuto al Sahara occidentale.

Che c’entra con la rottura di alcuni governi europei sul fronte israeliano?
Da un lato vediamo come Belgio e Spagna non abbiano gradito l’uso di un software di spionaggio israeliano sul proprio territorio; dall’altro, vediamo come gli USA abbiano ricollocato le proprie risorse nel mondo arabo-musulmano, puntando sulle monarchie sunnite.

Emerge qui la strategia USA di supportare le monarchie sunnite in contrapposizione al gruppo sciita-repubblicano (Iran-Algeria).

L’idea della Casa Bianca rimane quella di spaccare Iran-Arabia Saudita e Marocco-Algeria, tenendo acceso il fuoco palestinese; opposta all’idea cinese di conciliare (accordo di Pechino tra Iran e Arabia Saudita, con pace in Yemen e Siria).

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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