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Giovani, carini e reazionari: il fascino di Renzi e Calenda sugli under 30

In un sondaggio Ixè nella fascia d’età 18/24 anni Renzi e Calenda raggiungono una percentuale di votanti pari a circa il 30%, si intravede un vero e proprio blocco sociale nato e cresciuto con il solo “mercato” come orizzonte.

Il fascino di Renzi e Calenda sugli under 30

Secondo un sondaggio Ixè nella fascia d’età 18/24 anni Italia viva, Azione e + Europa raggiungono una percentuale di votanti pari a circa il 30%. Con picchi di consenso ancor più vistosi tra i giovani istruiti. Si intravede un vero e proprio blocco sociale, ideologizzato, che ha fatto propri i dispositivi di emancipazione individuale disegnati dall’antropologia di mercato.

La lirica entusiasta nei confronti della libera iniziativa imprenditoriale, assimilata al vivere coraggiosamente grazie alla scelta razionale di portafogli esistenziali che conducono al successo meritocratico, fa ancor’oggi presa sulle nuove generazioni.

In più questo approccio è stato, grazie all’epica della nuova frontiera libertaria rappresentata dal cosiddetto “villaggio globale”, agganciato alla scintilla creativa dell’artista, dell’essere bohémien; di chi disordinatamente individua in sé stesso il soggetto culturale capace di rompere il patto sociale. Tanto che questa discorsività emancipatrice del singolo meritevole la si può scorgere, neanche troppo tra le righe, anche in gran parte del popolo democratico e delle sinistre radicali.

Occorre analizzare a fondo questa tendenza. Questa mistura tra evoluzionismo individualista e idea di progresso. Perché espande illimitatamente una determinata mentalità che porta all’esclusione sociale.

Ciò che la destra propone in nome della libertà di mercato, simulando prosaicamente una sua vena comunitarista grazie agli appelli alla tradizione, viene ammodernato proprio dalla civilizzazione progressista che rende lo spirito di prestazione un tratto propriamente culturale. E lo sviluppa egemonicamente in buon senso comune. In linguaggio accattivante.

Ma così come il primo fascismo non fu un incidente della Storia – da interpretazione crociana del fenomeno – perché i suoi imperativi furono propagati già dalle colonizzazioni liberali, un secondo fascismo non sarebbe credibile senza un’effusione di quella logica sociale.

Il grimaldello per rendere una poetica d’esclusione accettabile è proprio il richiamo a un dinamismo giovanilista, a una vitalità manageriale, dove lo spirito d’iniziativa misura il valore della cittadinanza. Buon modo per solidificare un raziocinio darwinista. E un fascismo progressista.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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