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giovedì, Agosto 11, 2022

Il gioco scoperto della crisi: elezioni a settembre, scelta antidemocratica

L’accelerazione sulle elezioni a settembre, di chiaro impeto anti-democratico, punta a far sparire qualsiasi voce critica nel Parlamento e nella società. Nessuna forza alternativa, a meno di miracoli organizzativi, è in grado di raccogliere le firme necessarie per presentare le liste entro il 15 agosto.

Il gioco scoperto della crisi: elezioni a settembre

Ripercorrendo le fasi della legislatura saltano agli occhi bizzarre interpretazioni delle consuetudini costituzionali. Quando cadde il secondo Governo Conte, per spifferi sabotatori della sua stessa maggioranza, il Presidente della Repubblica non solo non fu così premuroso nei suoi confronti, invitandolo a consultazioni per riannodare le fila delle forze parlamentari, ma, in un impeto di stravaganza istituzionale, affermò che proprio alle elezioni non si poteva andare. Non si poteva, letteralmente

Quando Draghi ha chiesto pieni poteri, in un atteggiamento eversivo nei confronti del Parlamento, vista la perseveranza di una sola forza politica, nel non concederglieli, al fine di rispettare quel patto di fiducia che il Parlamento stesso concede all’Esecutivo (e non il contrario), Mattarella non è sembrato avere le medesime priorità di allora. Ora sì, si può votare, elezioni a settembre, in un’assolata e balneare campagna elettorale.

Chi pensa che questo non fosse il reale intendimento della crisi, non comprende quanto siano anti-democratiche le finalità dei gruppi dirigenti nazionali. Le elezioni si possono fare quando è possibile blindarle. Lo scopo è sbrigarsi per non dare agio alle opposizioni di organizzarsi.

Lasciare il Movimento 5 Stelle in piena bagarre interna, non permettere alle forze politiche e sociali antagoniste di organizzarsi e costruire un centro politico, con architrave il PD, in grado di riproporre, in seguito, il medesimo schema governativo, con un Parlamento ancor più affidabile, nel quale, da Fratelli d’Italia a Leu, tutti parteciperanno, gioiosamente, alle politiche di distruzione definitiva del Paese.

La scelta di andare ad elezioni senza alcun passaggio parlamentare, è strategia di chiusura democratica. Il sovversivismo delle classi dirigenti è ormai programma politico esplicito. Scritto nero su bianco.

La crisi c'è già, che Draghi resti o si dimetta. E a pagare saranno i soliti "fessi"

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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