Georgia, gli USA soffiano sul fuoco e il commissario UE minaccia il primo ministro

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Georgia, gli USA promettono pacchetti di aiuti militari in cambio di svolta “democratica” – cioè filo occidentale, e il Primo Ministro Kobakhidze ha dichiarato di essere stato “ricattato” dal commissario UE Várhelyi, che gli avrebbe ricordato cosa è successo a Fico e consigliato di “stare attento”.

Georgia, gli USA soffiano sul fuoco e il commissario UE minaccia il primo ministro

Francesco Dall’Aglio*

Nell’ultima settimana la Georgia è un po’ uscita dai riflettori mediatici. Un po’ la polizia non ha ammazzato nessuno, un po’ i manifestanti non hanno dato fuoco al parlamento, un po’ il nostro Twitter ha trovato altre cose su cui indignarsi.

La situazione però resta parecchio tesa, e sia gli USA che l’Unione Europea sembrano essersi messi d’impegno per continuare a mantenerla tale, alternando sapientemente carota (poca) e bastone (parecchio, almeno a parole).

Dopo il veto posto alla “legge russa” dalla Presidente Zourabichvili, infatti, gli USA hanno proposto immediatamente un pacchetto di assistenza militare e commerciale – o meglio, hanno dichiarato che lo avrebbero proposto.

È interessante notare come la motivazione del pacchetto, che doveva incoraggiare la Georgia a “restare una democrazia”, non avesse troppo a che fare con la “legge russa” ma con le prossime elezioni che, se la “legge russa” fosse approvata, non sarebbero libere, per motivi che né i giornalisti di Politico né le autorità statunitensi si sono presi la briga di comunicare.

Il pacchetto doveva comprendere la liberalizzazione dei visti per gli USA, “accesso migliorato ai mercati americani” e soprattutto “equipaggiamento di sicurezza e difesa” per proteggersi dall’aggressione russa – anche qui, non viene comunicato quale.

Il tutto, appunto, se la Georgia dimostrasse di essere un paese veramente democratico con elezioni libere. In caso contrario nessun pacchetto, e sanzioni per i politici che dovessero approvare la legge.

Il governo georgiano non sembra essersi lasciato sedurre dal pacchetto (forse anche perché collocato in un indeterminato futuro ipotetico, in cambio di atti concreti e immediati). Anzi, il giorno dopo il Primo Ministro Irakli Kobakhidze , che durante tutto il chiasso sulla “legge russa” era rimasto un po’ nell’ombra, ha dichiarato che dal 2022 ci sono stati tentativi seri per creare un secondo fronte in Georgia (senza specificare da parte di chi) per indebolire la posizione russa, ma che questo distruggerebbe il paese.

C’è, secondo lui, un “partito globale della guerra” il cui interesse non è la sorte della Georgia ma solo l’indebolimento della Russia, ma loro non vogliono averci niente a che fare (i ricordi del 2008 sono ancora piuttosto vivi nel paese). Non solo.

Il giorno dopo ancora, sempre Kobakhidze ha dichiarato di essere stato “ricattato” (noi italiani diremmo “avvertito”) da un commissario europeo, che in una conversazione telefonica gli avrebbe ricordato cosa è successo a Fico e gli avrebbe consigliato di “stare attento”.

Poco dopo il nome del funzionario europeo è stato comunicato: si tratta di Olivér Várhelyi, ovvero il Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, non proprio l’ultimo galoppino. Pur sostenendo di essere stato frainteso e che le sue parole erano state decontestualizzate, Várhelyi non ha negato l’accaduto (qui la sua dichiarazione).

Il caso ha avuto, come era ovvio, una risonanza mediatica altissima e se non ve ne siete accorti è solo perché siete molto distratti o vi paga Putin. In realtà in Italia non ne ha parlato nessuno, ovviamente, tranne un trafiletto dell’ANSA, ed è anche troppo.

Sarà certamente una coincidenza ma il giorno dopo, ovvero il 24 maggio, con un tweet Blinken annunciava la fine dell’era della carota e l’avvento di quella del bastone: “Annuncio una nuova politica di restrizione dei visti per coloro che sono responsabili dell’indebolimento della democrazia in Georgia, inclusi quelli collegati alla legge “sulle influenze straniere” proposta da Sogno Georgiano”.

La risposta del partito è stata abbastanza dura: uno degli esponenti principali, Mamuka Mdinaradze, ha dichiarato che l’indipendenza del paese “non è in vendita per un visto”. Anche Potere Popolare (Khalkhis Dzala, non il nostro Potere al Popolo), che è nato da una scissione di Sogno Georgiano ma spesso lo appoggia, ha dichiarato che “se la Georgia deve scegliere tra rafforzare la sua sovranità e i visti statunitensi, le sue autorità sceglieranno la Patria”.

Oggi  il 27 maggio, il Parlamento georgiano si riunirà per rigettare il veto della Presidente, che Kobakhidze ha accusato di “tradimento” – però ha anche detto che si aspetta di vivere, nel 2030, in una Georgia unita e forte insieme ai fratelli della Abkhazia e dell’Ossezia del sud, e che questa Georgia unita e forte dovrebbe essere un membro dell’Unione Europea.

* Ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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