Gaza, strage continua, il mondo sta a guardare. Unicef: “È un cimitero di bambini”

A Gaza è un massacro continuo: Israele bombarda il campo profughi di Jabalia. Non bastano le migliaia di vittime e le distruzioni colossali: Tel Aviv, in un documento ufficiale, ipotizza la deportazione di massa di 2 milioni di palestinesi in Egitto. Protestano l’ONU, Medici senza frontiere e l’UNICEF in un durissimo discorso al Palazzo di Vetro: “Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Ed è un inferno vivente per tutti gli altri”. 

Gaza, strage continua. Unicef: “È un cimitero di bambini”

Orrore nel campo profughi di Jabalia (che ospita 116.000 profughi), quattro chilometri a nord di Gaza City: dopo il bombardamento di ieri si continua a scavare a mani nude tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti.

Si contano almeno 50 morti e centinaia di feriti. In un video dell’AFPTV si contano 47 corpi avvolti nei lenzuoli, a terra nel cortile di un ospedale, dopo essere stati estratti dalle macerie.

“Siamo riusciti a raggiungere Ibrahim Biari” e “un gran numero di terroristi che erano con lui sono stati uccisi. Anche le infrastrutture sotterranee utilizzate dai terroristi sono crollate”, ha dichiarato Jonathan Conricus, portavoce delle forze israeliane. Per quanto riguarda i civili, ha sottolineato che l’esercito li ha ripetutamente invitati ad evacuare il nord della Striscia di Gaza, una “zona di guerra”. Ha aggiunto che spera che “prendano la decisione giusta ed evacuino verso le aree più sicure del sud”. Ma anche il sud è stato colpito da bombardamenti israeliani dall’inizio del conflitto, non lasciando “alcun luogo sicuro” dove rifugiarsi, hanno denunciato le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie.

Un’ operatrice di Medici senza frontiere, in un audio trasmesso da La presse, racconta di vedere “solo civili uccisi”. “Ci sono intere famiglie spazzate via”.

Un altro portavoce delle Forze di Difesa israeliane, il tenente colonnello Richard Hecht,  ha commentato l’azione nel campo profughi di Jabalia con una specie di “mi dispiace ma non troppo”. Così Mentre le forze di difesa israeliane continuano l’operazione di terra per isolare Gaza City, è ormai chiaro che chiunque non abbia eseguito l’ordine di “andare a sud” è ormai ufficialmente da considerarsi una mera “tragedia della guerra”.

Tra l’alto la migrazione impossibile da nord a sud di centinaia di migliaia di persone, che non è una garanzia di sicurezza, specialmente se poi, come già acacduto, si bombardano i convogli, è peraltro solo un primo avvertimento da parte di Israele, che ha poi tentato di trovare sponde tra i leader europei per convincere l’Egitto ad accettare due milioni di palestinesi.

Un documento ufficiale pubblicato dal Ministero dell’Intelligence israeliano ha ipotizzato la possibilità di trasferire la popolazione civile palestinese da Gaza all’Egitto e creare una zona cuscinetto per proteggere il confine israeliano.

Datato 13 ottobre, l’atto è stato portato alla luce ieri da alcune testate locali, inclusa l’emittente pubblica Kan 11, e presenta vari scenari per la Striscia una volta messo fine al governo di Hamas.

Tel Aviv – secondo indiscrezioni del sito Ynet, avrebbe proposto a Il Cairo di cancellare una parte del debito per indurre il governo egiziano ad accogliere nel Sinai i palestinesi in fuga. Abdel Fatah al-Sisi avrebbe rifiutato e controproposto ad Israele di trasferirli nel Negev.

Le Nazioni Unite, in un ennesimo capitolo dello stallo col governo israeliano, hanno protestato: “Siamo inequivocabilmente contrari allo spostamento forzato di massa delle persone. Questo è tutto”, ha affermato il rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric.

James Elder, portavoce di Unicef, in un discorso tenuto al palazzo delle Nazioni Uniti a Ginevra, ha dichiarato testualmente: “I bambini uccisi, diventati decine, poi centinaia e infine migliaia, si sono concretizzati in sole due settimane. I numeri sono spaventosi: secondo quanto riferito, sono stati uccisi più di 3mila 450 bambini. Gaza è diventata un cimitero per migliaia di bambini. Ed è un inferno vivente per tutti gli altri”. 

E mentre Europa e satelliti USA marciano compatti nell’appoggiare il governo israeliano, Cile e Colombia richiamano i propri ambasciatori da Israele. La Bolivia rompe i rapporti diplomatici

I tre Paesi accusano Israele di aver violato gli accordi internazionali per la protezione umanitaria con il perpetrarsi degli attacchi sulla Striscia. “Ho deciso di richiamare il nostro ambasciatore in Israele. Se Israele non ferma il massacro del popolo palestinese non possiamo restare lì”, ha detto il presidente colombiano, Gustavo Petro.

L’aspetto più preoccupante di questo conflitto è proprio questo: chi si trova a Gaza in questo momento è considerato sacrificabile, senza alcuna dignità umana.

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