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Gaza, non c’è nessun piano di pace reale: il genocidio che Israele nega al mondo

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Mentre Tel Aviv diffonde video sugli aiuti umanitari a Gaza, sul campo si consuma un genocidio. Bombe, fame e sete colpiscono civili innocenti. La “democrazia israeliana” diventa apartheid, e il silenzio dell’Occidente legittima l’annientamento del popolo palestinese.

Gaza sotto assedio: la propaganda degli aiuti e la realtà del genocidio silenzioso

Da giorni circolano su YouTube e altri canali video promozionali in cui si mostra una Gaza apparentemente rifornita di aiuti umanitari, come se viveri, medicine e acqua potessero transitare liberamente senza ostacoli. Il messaggio, nemmeno troppo implicito, è chiaro: Israele permette tutto ciò che serve alla popolazione palestinese.

Eppure, al di là di questa rappresentazione patinata, le organizzazioni per i diritti umani documentano ogni giorno una realtà opposta: la sopravvivenza a Gaza è divenuta un miraggio, un’illusione sotto il fuoco incrociato.

Le forze israeliane quotidianamente aprono il fuoco su civili, inclusi bambini in fila per un tozzo di pane o un sorso d’acqua. In una situazione simile, parlare di “guerra” rischia di diventare un’ipocrisia terminologica: ciò che si consuma a Gaza non è uno scontro tra eserciti, ma l’eliminazione sistematica di una popolazione.

Il governo di Benjamin Netanyahu continua a presentare tregue fittizie con Hamas, mentre annuncia preventivamente la ripresa delle operazioni militari. È evidente l’intenzione di non arrestarsi, neppure se tutti gli ostaggi fossero liberati o se Hamas fosse smantellata.

Pulizia etnica come strategia: tra Gaza e Cisgiordania

La domanda che si pone da tempo — e che diventa ogni giorno più urgente — è perché Israele, che sa colpire con precisione chirurgica leader nemici a migliaia di chilometri di distanza, non riesca a “neutralizzare” Hamas in un territorio minuscolo come la Striscia. L

a risposta inquietante è che l’obiettivo non è solo l’eliminazione del gruppo jihadista, ma la spoliazione della popolazione palestinese dei propri diritti e della propria terra. La distruzione delle infrastrutture, il blocco degli impianti di desalinizzazione, la carestia indotta e la demolizione sistematica delle case sembrano parte di una strategia di annientamento.

In Cisgiordania, dove non c’è Hamas ma l’Autorità Nazionale Palestinese, i coloni israeliani agiscono come bande armate: aggrediscono, saccheggiano, espellono. Le forze di sicurezza israeliane non intervengono, spesso osservano o collaborano. Siamo di fronte a una forma di squadrismo protetto dallo Stato. Questi atti sono veri e propri pogrom: colpiscono civili disarmati, mandrie, abitazioni.

È un’espansione strisciante, ma pianificata, che segue lo stesso modello coloniale dell’Ottocento, aggiornato a una democrazia che si definisce tale solo sulla carta.

La deportazione forzata, lo sterminio quotidiano, la trasformazione del conflitto in genocidio sono fatti evidenti, non opinioni.

Propaganda, apartheid e l’ipocrisia delle democrazie

Il regime di apartheid che si sta consolidando tra Gaza e Cisgiordania non è più un’analisi estrema, ma una definizione riconosciuta da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. L’assedio di Gaza è un esempio emblematico di prigione senza sbarre: si impedisce l’accesso a beni essenziali, si bombarda, si affama. E intanto si veicola, su media e social, una narrazione che punta a capovolgere la realtà.

Nel silenzio complice delle democrazie occidentali, che paventano la minaccia russa ma tacciono su un’operazione sistemica di eliminazione di un popolo, il governo israeliano continua a operare impunemente. È legittimo domandarsi: cosa distingue moralmente Netanyahu da Putin, se entrambe le leadership conducono guerre di annientamento, calpestando i diritti umani fondamentali?

Finché l’occupazione militare e coloniale della Palestina non sarà terminata, nessuna proposta di pace potrà essere credibile. Parlare di negoziati mentre si sterminano civili è un insulto alla diplomazia. Chi davvero desidera la pace deve mettere fuori gioco — politicamente e giuridicamente — coloro che hanno trasformato Israele in uno Stato colonialista e suprematista, macchiato da crimini contro l’umanità.

Solo un cambiamento radicale potrà permettere a Israele di riscattare sé stesso, riconoscendo il diritto all’esistenza, alla dignità e all’autodeterminazione del popolo palestinese. Fino ad allora, Gaza rimarrà il simbolo vivente dell’ipocrisia internazionale e dell’apartheid del XXI secolo.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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