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Come da tradizione, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato il discorso di fine anno, con uno sfondo simbolico: un albero di Natale decorato, la bandiera italiana, quella dell’Unione Europea e lo stendardo presidenziale. Nel suo discorso, Mattarella ha affrontato i principali eventi e temi dell’anno appena concluso, molti dei quali ricalcano quelli dell’anno precedente. Tra i temi di rilevanza globale, ha menzionato le guerre in Ucraina e nella Striscia di Gaza, ma il modo di trattarli, le sfumature, sono apparsi evidenti e stridenti.
Mattarella: fulgida mestizia di fine anno
– Fausto Anderlini*
Sergio Mattarella ha paragonato la bambina morta di freddo a Gaza con gli ucraini esposti al gelo. Però l’una vittima di una guerra indistinta (Israele non viene neanche citata), senza volto, esattamente come il freddo, gli altri invece perseguitati dal crudele orso russo.
Il freddo casuale e quello procurato, detto peraltro con voce nasale come da raffreddore. Pelose equipollenze invernali. E ancora: la Costituzione che recita la pace come bene supremo, ma se ci armiamo è per colpa dei russi. Senza i quali, è sottinteso, saremmo come la Svizzera o il Costa Rica. Un occidente senza esercito, e men che meno un apparato militare industriale.
Prima di Putin il mondo viveva in pace che era una meraviglia. Per il resto le solite retoriche sui mali del paese (con il femminicidio Cecchettin in bella mostra, ormai un brand ideologico) per i quali non ci sono responsabili e che saranno tosto risolti con un invito all’ottimismo e alla responsabilità di un nuovo anno all’insegna del patriottismo costituzionale. I soliti propositi insomma, ma sotto l’hastag ‘ha stato Putin’.
Quest’uomo mi rammenta, anche morfologicamente, con quell`eloquio monocorde e cantilenato e quell`espressione ritenuta, come felicemente emaciata, da volatile albino della notte, la necrosi democristiana transitata all`idolatria euro-atlantica, rinunciando a qualsivoglia tratto distintivo. Come ha scritto l’amico Andrea Ventura “un comunicatore dello sforzo per stare tra la vita e la morte, pensando di essere nel migliore dei mondi possibili”.
Di lui si ricorda la maestria con la quale seppe periclitare il Conte due capitalizzando la cinetica renziana per portare a palazzo Chigi il grande deus ex machina poi felicemente sacrificato per dar corso alla rielezione quirinalizia.
Di lui ricordo la gioia a stento trattenuta in quella fatua severità che ne costituisce la cifra, all’annuncio della rielezione. Tutt’altra cosa da Napolitano, pur nella più assoluta continuità nel segno del vincolo estero, il quale reagì alla rielezione non gradita con fiero cipiglio prendendo a schiaffi il parlamento. Differenze che corrono fra gli ex-comunisti (fra i quali c`è comunque di peggio) e gli ex democristiani entrambi piallati dal realismo euro-atlantico.
Coraggio amici miei, doppiata la boa dei dieci nei quattordici di regno mattarelliano altri quattro anni di questa sbobba non ce li leva nessuno.

* Articolo estrapolato dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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