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domenica 5 Settembre 2021
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Erdogan e Draghi, nemici amici: quando i dittatori fanno comodo

L’Europa non ama i dittatori, tutela i diritti umani, almeno a parole: ricordate la querelle tra Erdogan e Draghi? Invece i governi continuano a foraggiare la Turchia per i lavori “sporchi”…

Di Giorgio Cremaschi, Pap.

Erdogan e Draghi, nemici amici

Quando un banchiere parla bisogna sempre concentrarsi sulla seconda frase, la prima la si può anche saltare.
Le concedo un prestito“, prima frase, non vuol dire nulla e il banchiere per primo lo sa; “…alle seguenti condizioni”, la seconda frase, è ciò che conta.

Tutto il linguaggio politico di Mario Draghi è fondato su questo schema che gli deriva dalla professione, con in più un vantaggio: il coro servile politico e mediatico esalta solo la sua prima frase ed ignora la seconda.

Così Draghi, a proposito dell’ingerenza vaticana sul Ddl Zan ha solennemente affermato che lo stato italiano è laico, prima frase, ovazioni; poi ha aggiunto che vanno rispettati tutti i trattati e i vincoli internazionali, Concordato compreso, seconda frase quella vera; e qui silenzio.

Il piano del Recovery Fund di Draghi vira a destra

Tra poco vedremo le conseguenze della seconda frase sulla povera legge Zan.
Conseguenze che ci sono già nei comportamenti concreti di Italia e UE con la Turchia di Erdogan.

Ricordate quando Mario Draghi chiamò il tirannò turco “dittatore”, con l’entusiasmo bipartisan del Parlamento? Anche allora il palazzo ignorò la seconda decisiva frase: “ma con lui e con quelli come lui bisogna fare accordi”.

Oggi Draghi, Merkel e la signora senza poltrona Ursula von der Leyen, hanno deciso assieme di regalare altri otto miliardi di euro (due in più di quelli già elargiti nel passato) a Erdogan, che in cambio, e con i suoi metodi, terrà lontani i migranti dalle frontiere della UE.

Lo stesso sporco affare, giudicato positivo da Draghi e compagnia, verrà proposto ai tagliagole libici e a tutti i governi della costa africana del Mediterraneo.

In tempi di liberalizzazione degli appalti questo è un gigantesco subappalto dell’infamia.
E non mi si venga a blaterare sulla difficoltà di trovare alternative, l’alternativa c’è: non farsi dominare dalle seconde frasi dei banchieri e porre le persone prima dei miserabili affari.

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