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Le elezioni in Giappone hanno segnato un cambiamento a suo modo storico, con la coalizione composta dal Partito Liberal Democratico (PLD) e dal Komeito che, per la prima volta dal 2012, ha perso la maggioranza in parlamento.
Questo esito rappresenta una svolta per il sistema politico giapponese, noto per la sua stabilità, aprendo una fase di incertezza nel panorama politico.
Giappone, il declino della coalizione PLD-Komeito
Il PLD ha dominato la scena politica giapponese quasi ininterrottamente dal dopoguerra, con due brevi eccezioni negli anni ’90 e tra il 2009 e il 2012. Tuttavia, nelle recenti elezioni, il partito ha visto un significativo calo di seggi, passando dai 247 precedenti a meno di 200.
La coalizione con il Komeito ha ottenuto complessivamente 215 seggi, al di sotto dei 233 necessari per mantenere la maggioranza assoluta. Al contrario, l’opposizione, guidata dal Partito Costituzionale Democratico (PCD) di Yoshihiko Noda, ha guadagnato terreno, arrivando a contare almeno 148 seggi.
Problemi interni e scandali del PLD
Queste elezioni sono state indette dal nuovo primo ministro Shigeru Ishiba, nominato il 1° ottobre dopo aver vinto le primarie interne del PLD a seguito delle dimissioni di Fumio Kishida. Sebbene Ishiba avesse l’opportunità di governare fino alla fine del 2025 grazie alla maggioranza ereditata, ha deciso di convocare elezioni anticipate per rafforzare la propria leadership.
Questa scelta, però, è stata influenzata da scandali riguardanti presunti fondi politici irregolari e da una serie di calcoli strategici che si sono rivelati controproducenti. La campagna elettorale, breve e caratterizzata da controversie, ha evidenziato un calo di consensi per il PLD, spinto anche dalla crescente inflazione e da un peggioramento delle condizioni economiche.
La svolta militarista
Uno degli elementi che hanno pesato sulla coalizione PLD-Komeito è stata la scelta di sostenere un’espansione militare, percepita come una “corsa al riarmo” ispirata al modello statunitense. Questa posizione ha suscitato preoccupazione tra molti cittadini, che si sono allontanati dalla coalizione al governo, già indebolita dalle questioni interne.
Ora si apre una fase di incertezza. I partiti progressisti, seppur più forti, risultano frammentati e dovrebbero unire le forze per ottenere una maggioranza stabile.
In alternativa, il PLD e il Komeito potrebbero cercare nuovi alleati per rafforzare la loro coalizione, come il Partito Democratico per il Popolo, di orientamento centrista e focalizzato su riduzioni fiscali, o il Partito dell’Innovazione, una forza populista che ha puntato molto sulla lotta alla corruzione.
Il futuro di Ishiba
Rimane incerto anche il futuro del primo ministro Ishiba, che potrebbe dover abbandonare la carica a causa del mancato successo elettorale e delle tensioni interne al PLD.
In ogni caso, queste elezioni hanno segnato una nuova fase politica in Giappone, con la possibilità di una più ampia diversificazione del potere e nuove configurazioni politiche per rispondere alle crescenti aspettative della popolazione.

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