Durand Line brucia: il nuovo incendio alla frontiera Pakistan-Afghanistan

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Gli scontri Pak-Afghan lungo la Durand Line hanno causato decine di morti e feriti civili. Islamabad accusa il governo talebano di proteggere militanti, Kabul denuncia violazioni di sovranità. Nel mirino anche le terre rare: conflitto geopolitico oltre il confine.

Confine Durand: da barrage storico a teatro di scontri

Negli ultimi giorni il confine tra Pakistan e Afghanistan è tornato a infiammarsi in modo grave, con combattimenti, accuse reciproche, vittime civili e lo spettro di una crisi che rischia di destabilizzare l’intera regione. Le antiche alleanze sono incrinate, e la linea Durand (non riconosciuta da Kabul) torna a essere fulcro di conflitti armati, tensioni geopolitiche e implicazioni strategiche che coinvolgono anche India e Stati Uniti.

Secondo reportage da Al Jazeera, Reuters e AP News, gli scontri sono esplosi lungo la frontiera contesa, specie nei distretti di Spin Boldak (in Afghanistan, provincia di Kandahar) e Chaman (Balochistan, Pakistan).

Testimoni locali riferiscono di attacchi con armi leggere e pesanti, bombardamenti aerei, postazioni militari occupate, edifici danneggiati. I civili lasciano le proprie case: oltre una dozzina di morti afghani e più di cento feriti, molti tra donne e bambini.

Kabul accusa Islamabad di violazioni aeree e bombardamenti indiscriminati; Islamabad replica affermando che i talebani stanno fornendo protezione e basi ai miliziani del Tehreek-i-Taliban Pakistan (TTP), responsabili di attacchi nel territorio pakistano. Al Jazeera+2Anadolu Ajansı+2 Una tregua provvisoria di 48 ore è stata annunciata il 15 ottobre, su pressioni diplomatiche, ma resta incerto quanto possa reggere.

Gli attori esterni e le risorse strategiche

Oltre al confine e ai gruppi armati, emergono oggi fattori meno visibili ma altrettanto decisivi: la competizione per il controllo territoriale si intreccia con interessi economici globali, specialmente nel settore delle terre rare e delle risorse minerarie strategiche. L’India, in particolare, sta rafforzando la sua presenza diplomatica in Afghanistan, coinvolgendo investimenti e supporto infrastrutturale, mentre gli USA osservano con interesse crescente una regione che può diventare cerniera logistica e mineraria in un’era di crescente rivalità con la Cina.

Nel Belucistan pakistano, ricco di risorse minerarie e critico per i corridoi strategici, l’instabilità pone rischi enormi per la popolazione locale già marginalizzata, per il commercio transfrontaliero e per le rotte delle merci che collegano Sud Asia e Medio Oriente. Le infrastrutture, in particolare i passaggi doganali come Chaman e Torkham, sono stati chiusi o danneggiati, interrompendo scambi vitali.

Infine, le dinamiche interne al Pakistan si complicano: Islamabad è sotto pressione per assicurare la sicurezza interna contro la TTP e altre forze radicali, mentre gestire crisi al confine significa anche far fronte a sfide logistiche, monetarie e politiche domestiche. Dal lato afgano, il governo talebano mantiene il discorso della sovranità territoriale e del diritto di difendersi dalle aggressioni esterne, ma è meno chiaro fin dove possa sostenere scontri prolungati senza ripercussioni umanitarie e internazionali crescenti.

La tregua negoziata resta fragile. Non è solo una questione di armi o postazioni, ma di identità, risorse e controllo geopolitico. Il conflitto al confine Durand non riguarda soltanto Pakistan e Afghanistan, ma è un segnale del riassetto regionale ai confini del Sud e Centro Asia, dove le alleanze mutano, le responsabilità si sfumano, ma le popolazioni civili pagano il prezzo più alto.

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