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Il nuovo ceto medio, fragile e manipolabile, scambia le parole “libertà” e “democrazia” per verità assolute. Così finisce per difendere il capitalismo che lo opprime e per schierarsi contro le rivoluzioni sudamericane in nome di un falso moralismo occidentale.
I nuovi anticastristi
Esiste una sorta di ceto medio diffuso in Italia che sicuramente non gode delle certezze esistenziali del vecchio ceto medio impiantato nelle società salariali della sicurezza sociale.
Quel ceto era apertamente reazionario, perché contestava il principio fiscale della buona società. Quel vecchio rancore lo possiamo vedere in purezza quando i film americani ci intrattengono con le maschere degli esuli cubani che negli anni sessanta gongolavano rabbia a Miami con un sigaro stretto tra i denti d’oro e invocavano un bel golpe militare per abbattere la rivoluzione.
Il ceto medio di oggi è molto più incerto, molto meno nerboruto, più influenzabile da spifferi, da suggerimenti, da manipolazioni, meno sicuro del proprio modello di vita.
Questo segmento sociale soggiogato dalla precarietà esistenziale che il capitalismo ha scelto di offrire al mondo come un’opportunità di vita, non ha punti ideologici fermi. Vive di astrazioni, di idealizzazioni linguistiche che possono essere riassunte in due termini: democrazia e libertà.
Questi due paroline, ripetute meccanicamente seguendo il canovaccio dei talk-show, diventano l’ancoraggio psicologico per separare in modo manicheo il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato.
Attraverso questo stratagemma discorsivo il nuovo ceto medio rientra nel discorso capitalista anche se il capitalismo non offre più la sicurezza di un tempo. Chi osa mettere in discussione la libertà personale è un dittatore. Un ragionamento sempre slegato dalle particolari condizioni sociali, politiche, economiche di un luogo.
A questo proposito, a seguito del Nobel assegnato a una fascista conclamata qual è Maria Corina Machado, mi ha sorpreso la reazione festante di tante persone che fino a l’altro ieri insultavano gli Usa, Trump e Israele per le loro politiche genocidarie e imperialiste.
Se però parametrati col Venezuela chavista questi assassini, questi criminali internazionali, diventano improvvisamente presentabili. Insomma la deriva progressista della società, quel fare qualunquista in stile Veltroni, che vedeva nella “democrazia” statunitense un definitivo Impero del Bene, si è diffuso capillarmente anche fuori di quella specifica area politica, creando egemonia.
A questo servono, d’altronde, i giallisti dello Strega, il cantautorato lamentevole, le piece comiche in prima serata, gli opinionisti a contratto e Propaganda Live: definire apriorismi concettuali che disegnano il significato immateriale e ideologico dei termini democrazia e libertà.
Sostanzialmente qualsiasi governo che non vive secondo le regole del mercato non è democratico e qualsiasi essere umano non soggetto alla concorrenza di mercato non è libero. Il nuovo ceto medio, che comunque aspira a possedere una cittadinanza cosciente e attiva, crede fermamente a questo inganno propagandistico, perché non lo riconosce come tale.
Motivo per cui, quando si parla di Sudamerica, non contestualizza e non storicizza. Non sa, per esempio, cos’è la “Dottrina Monroe“, perché l’America Latina è considerata dagli Stati Uniti il proprio cortile di casa e cosa è stata l’Operazione Condor, quante persecuzioni politiche ha prodotto, quanti desaparecidos, quanti morti, quante torture, quante vergognose dittature militari strutturate dalla CIA.
Ecco, il Sudamerica si difende da tutto questo, i popoli del Sudamerica si difendono, per esempio, dalla loro borghesia compradora che ha sempre svenduto i loro paesi, con le loro ricchezze naturali, agli Stati Uniti.
Una borghesia che grazie a questo squallido mercimonio, ha arricchito impunemente le proprie tasche, tradendo i propri concittadini e mettendoli nelle mani di assassini in tuta mimetica posti al vertice degli Stati.
Contro questo lottano i poveri, i contadini martoriati, gli indios del Sudamerica. E in alcuni paesi hanno realizzato rivoluzioni. Forse imperfette ma sicuramente delle oasi di pace di fronte al fascismo sudamericano dei Pinochet, dei Videla e delle signore alto borghesi amiche dei franchisti spagnoli. Oggi tanti progressisti avrebbero tifato per il regime dei papponi amici di Fulgencio Batista e contro la grande rivoluzione di Fidel. E questo amaramente è.

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