www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
L’attacco ucraino alla raffineria di Mosca dimostra che Kiev può ancora colpire in profondità la Russia. Intanto l’Europa promette nuove armi e sanzioni, mentre il conflitto si avvita in una guerra di logoramento senza una chiara strategia d’uscita.
Droni su Mosca, armi a Kiev e illusioni europee: la guerra che nessuno vuole chiudere
Le immagini delle colonne di fumo che si alzano dalla raffineria di Kapotnya, alle porte di Mosca, rappresentano qualcosa di più di un semplice episodio militare. L’attacco ucraino, condotto con centinaia di droni e missili a lungo raggio, ha colpito uno dei simboli della capacità energetica russa e ha inviato un messaggio politico preciso: nonostante le difficoltà sul fronte e l’incertezza del sostegno occidentale, Kiev conserva ancora la capacità di colpire in profondità il territorio della Federazione Russa.
L’operazione arriva in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi mesi si è consolidata, soprattutto negli ambienti diplomatici occidentali, l’idea che la guerra stesse lentamente scivolando verso un esito favorevole a Mosca. La superiorità industriale russa, la capacità di sostenere una lunga economia di guerra e le difficoltà ucraine nel reperire uomini, mezzi e munizioni sembravano aver spostato l’equilibrio strategico.
L’attacco su Mosca ha interrotto questa narrazione
Volodymyr Zelensky ha rivendicato la capacità del proprio Paese di rispondere colpo su colpo, rilanciando una linea che punta a dimostrare come la Russia non possa considerarsi al sicuro nemmeno nel proprio cuore territoriale. Sul piano militare il danno materiale potrebbe essere limitato; sul piano psicologico e politico, invece, il segnale è evidente. Il problema è che ogni nuova escalation allontana ulteriormente la prospettiva di una soluzione negoziata.
Mentre Mosca denuncia l’attacco come un tentativo di sabotare qualsiasi percorso diplomatico, le principali cancellerie europee sembrano aver interpretato l’episodio in maniera opposta. Francia, Germania e Regno Unito continuano infatti a sostenere un rafforzamento dell’assistenza militare a Kiev, accompagnato da nuove sanzioni contro la Russia. Il paradosso è ormai sotto gli occhi di tutti.
Da oltre tre anni i governi europei ripetono che le sanzioni dovrebbero indebolire in modo decisivo la macchina economica russa. Eppure la Russia continua a finanziare lo sforzo bellico, a esportare energia attraverso canali alternativi e a mantenere una capacità industriale che molti osservatori occidentali avevano sottovalutato.
Periodicamente emerge un nuovo rapporto che annuncia l’imminente collasso dell’economia russa. Poi passano i mesi e il collasso non arriva mai.
Questo non significa che Mosca non stia pagando un prezzo elevato. Inflazione, difficoltà tecnologiche e crescente dipendenza dai mercati asiatici rappresentano problemi reali. Ma è altrettanto vero che la previsione di una rapida implosione del sistema russo si è rivelata finora errata.
Nel frattempo l’Europa continua ad aumentare il proprio coinvolgimento economico e finanziario nel conflitto. Nuovi pacchetti di aiuti, ulteriori forniture militari e programmi per l’acquisto di droni si sommano a un impegno che ormai vale decine di miliardi di euro. La domanda strategica, tuttavia, resta irrisolta: qual è l’obiettivo finale?
Se l’obiettivo è permettere all’Ucraina di difendersi, il sostegno occidentale appare coerente. Se invece l’obiettivo implicito è costringere la Russia a una sconfitta strategica o a una ritirata completa dai territori occupati, la situazione diventa molto più complessa.
Tra vertici NATO e realtà geopolitica
Il nodo emerge chiaramente osservando le differenti posizioni dei protagonisti. Da una parte Zelensky non ha alcun incentivo ad accettare concessioni territoriali mentre continua a ricevere sostegno politico e militare dall’Occidente. Dall’altra Putin non può permettersi di presentare ai propri cittadini una conclusione che assomigli a una sconfitta.
In mezzo si colloca un’Europa che proclama la necessità di sostenere Kiev “per tutto il tempo necessario”, ma che continua a mostrare limiti industriali, finanziari e politici sempre più evidenti. La stessa retorica dei “volenterosi” appare spesso sproporzionata rispetto alle risorse effettivamente disponibili. Le dichiarazioni diventano sempre più aggressive, mentre gli arsenali europei faticano a tenere il passo con le necessità del conflitto.
Il prossimo vertice NATO di Istanbul sarà presentato come un passaggio decisivo per la sicurezza del continente. Si parlerà di droni, di difesa del fianco orientale e di nuove capacità operative. Ma il problema di fondo resterà immutato.
Ogni attacco ucraino in territorio russo produce una risposta russa. Ogni risposta genera nuove richieste di armamenti. Ogni nuovo pacchetto di aiuti rafforza la convinzione che la guerra possa continuare. Nel frattempo il negoziato rimane sullo sfondo, evocato da tutti e perseguito da nessuno.
Così il conflitto rischia di trasformarsi definitivamente in ciò che molti strateghi avevano previsto fin dall’inizio: una lunga guerra di logoramento nella quale nessuna delle parti dispone della forza necessaria per vincere davvero, ma tutte sembrano averne abbastanza per impedire la pace.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













