Dopo Kharkiv a Mosca preme il ‘partito della vera guerra’

Dopo la ritirata di Kharkiv a Mosca c’è anche il ‘partito della vera guerra’, che vorrebbe la mobilitazione generale, la promozione dell’Operazione militare speciale a guerra patriottica e dell’arma nucleare tattica da strumento di propaganda a voce nell’arsenale a disposizione. Il punto di Remocontro*

La sconfitta delle truppe russe a Kharkiv, più vicina o più lontana la fine del conflitto?

Il presidente russo ha partecipato come nulla fosse alle celebrazioni per l’anniversario della fondazione di Mosca. «Dietro una cortina di ostentata indifferenza, la valutazione sulla tenuta del fronte interno (confortata dalle elezioni), lo scetticismo verso la mobilitazione generale e un’idea sul prossimo passo da compiere in Ucraina», ci dice Orietta Moscatelli su Limes.

A Mosca il ‘partito della vera guerra’

«La débâcle dell’esercito russo sul fronte nordorientale dell’Ucraina ha scatenato a Mosca l’ira del cosiddetto ‘partito della vera guerra’, ultranazionalisti e falchi di vario genere che chiedono a Vladimir Putin di “cominciare a fare sul serio». Mobilitazione generale, promozione dell’Operazione militare speciale a guerra patriottica e dell’arma nucleare tattica da strumento di propaganda a voce nell’arsenale a disposizione.

Ma chi Mosca la frequenta e la sa leggere, dice anche che le esternazioni degli ultras della ‘guerra più grande’ infastidiscono Putin, ma non più di tanto. Principalmente carrierismi politici interni. Per ora.

Dopo Kharkiv, fronte interno, niente golpe ma restrizioni

Tenuta del fronte interno nella prospettiva di un inverno che concretizzerà complicazioni economiche per ora limitate. La celebre resilienza russa alle avversità da affrontare in nome della patria si nutre della convinzione che alla fine del calvario ci sarà una vittoria, racconta la storia e ribadisce l’analista.

«Per questo Putin nel giorno della disfatta ha scelto di far finta di nulla e presentarsi alle celebrazioni per l’875º anniversario della fondazione di Mosca, con tanto di tradizionali fuochi d’artificio il 10 settembre, malgrado richieste di cancellazione da più parti». Come se tutto ciò che sta accadendo in Ucraina fosse programmato e Kharkiv una ‘ritirata strategica’.

Problemi militari e politici

Convinzione condivisa con i vertici della Difesa, no ad un richiamo generale alle armi. Più attenzione invece alla contro guerra delle sanzioni. Attendere l’esito del braccio di ferro sulle forniture di gas ‘con l’Occidente allargato’, «espressione usata per sottolineare come Mosca non consideri l’Unione Europea un soggetto in grado di prendere decisioni indipendenti dall’America».

Ma c’è anche la richiesta di «Più guerra». Assieme ai critici della guerra. Uno zoccolo duro del 30-40% che non avrebbe voluto la ma se la sente di voltare le spalle ai piani putiniani. «Da questo secondo gruppo dipende in fin dei conti la tenuta del fronte interno. “Non mobilitato”, non si fa troppe domande ma attende risposte sul senso e le sorti dell’impresa militare in Ucraina».

Sostegno popolare ed elezioni

Qualche spunto di conforto per il regime dalle elezioni per 14 governatori e centinaia di assemblee locali di più livelli. Secondo dati preliminari, non è andato bene il Partito comunista (Kprf), favorevole a una generale chiamata alle armi e considerato un rifugio per gli elettori orfani di una vera opposizione.

«Al netto di sospettabili ‘aiutini’ al partito al potere e di una bassa affluenza malgrado il voto spalmato su tre giorni (9-11 settembre), anche analisti meno allineati ammettono il compattamento elettorale in tempo di guerra. Senza dimenticare che le elezioni nella Federazione Russa sono innanzitutto, e da molto tempo, un’esercitazione per il funzionamento della macchina del potere».

Annessione per soddisfare il fronte interno

Rispetto al fronte interno sorto pressione, ancora dati di Orietta Moscatelli , Putin vorrebbe procedere con i referendum nei territori occupati -“liberati”, nella versione russa- del Sudest e Sud dell’Ucraina che devono portare all’annessione. La data indicata è il 4 novembre, Giornata dell’unità nazionale, dal 2004 al posto delle commemorazioni della Rivoluzione d’Ottobre. Tuttavia esisteva già nell’impero russo ed era più esplicitamente dedicata alla “liberazione di Mosca dall’invasore polacco”.

Fatta l’annessione, la controffensiva ucraina diventerebbe un atto di guerra contro regioni dichiarate parte integrante della Federazione Russa, con tutte le conseguenze del caso. Compreso un implicito e forse a quel punto inevitabile via libera alla mobilitazione generale, che i russi dovrebbero accettare in nome della difesa della patria.

* Remocontro

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kj felpe

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