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giovedì, Agosto 11, 2022

Disastro sanzioni, il logoramento della Russia non si vede e ora l’Europa in ginocchio deve correre ai ripari

Putin con i rubinetti del suo gas può mettere in ginocchio l’economia europea. E allora, ‘sanzioni a geometria variabile’ contro la Russia, per evitare la chiusura sine die dei rubinetti del gas aggravando una situazione economica già sull’orlo del collasso. Il Canada sospende le misure anti-Mosca per permettere la consegna delle turbine necessarie (secondo i russi) a riparare NordStream1. La Germania ringrazia. E la Commissione Ue apre agli aiuti di Stato per i settori più colpiti dal caro-energia. Il punto di Piero Orteca per Remocontro*

Vince il gas di Putin. Le sanzioni che dovevano stendere la Russia stanno spegnendo l’Europa

Sanzioni a geometria variabile

Si prospettano tempi duri. Lo sapevamo. Ma lo sapevano pure “loro”, i vari leader che forse non dicono tutta la verità ai cittadini. Dunque, la Russia continua a tagliare selvaggiamente i rifornimenti di gas all’Europa. Aggravando (è un eufemismo) una situazione già sull’orlo del collasso.

Com’era annunciato, la Gazprom ha chiuso i rubinetti del Nord Stream 1, “per manutenzione”. Una spiegazione che, per molti analisti, è una scusa, inventata per colpire al fianco l’economia dell’Unione. In primis, quella della Germania, principale vittima predestinata.

In effetti, l’affaire è molto complesso e si presta a diverse interpretazioni. Ma, diceva qualcuno, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Vedremo poi perché. I lavori di ristrutturazione della pipeline dovrebbero durare una decina di giorni e alla fine il gasdotto potrebbe rientrare in funzione. Sempre che Vladimir Putin non si mette a giocare, come già sta facendo da un pezzo, come il gatto col topo.

Da Limes, carta di Laura Canali

Financial Times, bollettino di guerra

Il Financial Times, ieri, pubblicava un vero bollettino di guerra: blocco totale dell’esportazione di gas verso la Germania. Riduzione di 1/3 (a 21 milioni di metri cubi) della già “ultra ridotta” quantità destinata all’Italia.

Tutte le transizioni energetiche hanno bisogno di tempo, per trovare risorse, realizzare impianti e mettere a regime processi produttivi e distributivi, all’altezza di una moderna democrazia industrializzata. Insomma, parliamoci chiaramente: se Putin stacca la spina in questo momento, procura grossi guai all’economia europea.

E siccome le disgrazie non vengono mai da sole, il rialzo delle tariffe elettriche si ripercuoterà, con un effetto domino, su tutti i beni di consumo. I prezzi si alzeranno e l’inflazione decollerà in misura maggiore di quella che già ci affligge. E non è finita. La BCE, svegliandosi da un lungo letargo, sarà obbligata ad alzare i tassi e la stretta monetaria farà “costare” di più il denaro, restringendo gli investimenti.

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

Solo aumento certo, la disoccupazione

Una sola cosa aumenterà: la disoccupazione. Tecnicamente, da un punto di vista macroeconomico, è uno scenario da brivido, ma plausibile. Per ora il mercato è in una fase che potremmo definire di “wait and see”. Aspetta e guarda, come se ognuno di noi potesse fare diversamente.

Il prezzo del gas è arrivato a toccare quasi i 170 € per megawattora. Un livello sproporzionato, la cui variazione dipenderà anche dalle decisioni del Cremlino, tra una decina di giorni. E qui torniamo alla notizia di apertura. La Gazprom ha detto di avere interrotto le forniture “per verifiche agli impianti”.

In particolare, è stata sottoposta a revisione una speciale turbine (della Siemens) che può essere riparata solo in Canada. Bene, sapete già dal sommario come è andata a finire. Gli “alleati” di Ottawa, intransigenti più di Biden, hanno applicato le sanzioni contro la Russia, bloccando la turbina (tedesca), che avrebbe dovuto trasportare il gas di Mosca (che però serviva, come il pane, alla Germania).

‘Diplomazia-kamikaze’

Alla fine, qualcuno ha avuto la brillante idea che, per stanare Putin, togliendogli tutti gli alibi, fosse necessario risolvere il pasticcio della turbina. Così, il ministro canadese per le Risorse naturali, Wilkinson, ha annunciato che, in via del tutto straordinaria, il suo governo concederà una speciale esenzione all’esportazione del macchinario in Russia.

Certo, ha detto il ministro, ci saranno altri intoppi burocratici da superare. Anche l’Unione Europea dovrà dare il suo assenso. Tuttavia, il timore che hanno tutti è che Putin voglia veramente dichiarare una guerra economica totale all’Europa, per rispondere in modo devastante alle sanzioni. Sa benissimo che, in questo momento, ha quella che gli specialisti chiamano “finestra di opportunità”.

Se agisce subito, tagliando tutti i rifornimenti di gas, metterà in seria difficoltà molti Paesi. Tra cui l’Italia. Klaus Muller, direttore dell’Autorità tedesca per l’energia, è pessimista e dichiara al Financial Times che “se l’esportazione di gas russo non dovesse riprendere entro il 21 luglio, la nostra situazione diventerebbe molto brutta”. FT cita anche il governo italiano, dicendo che ci si prepara a misure di razionamento.

Gas, la russia taglia ancora: -50% all'Italia

La vera strategia del Cremlino?

I russi avevano tagliato da un mese i flussi del Nord Stream 1 di circa il 60%. E questo aveva già dato una decisa spinta al rialzo ai prezzi del gas. Ora, il problema è capire se la strategia del Cremlino sia quella di evitare che l’Europa riempia gli stoccaggi in vista dell’inverno.

James Waddel, analista di Energy Aspects, è decisamente pessimista. Per un motivo molto semplice: la Russia avrebbe potuto bypassare parte del blocco, spostando il gas su altre pipelines che passano attraverso l’Ucraina. Ma non l’ha voluto fare. Vede nero anche il ministro dell’Economia di Berlino, Robert Habeck, secondo il quale i flussi si stanno fermando “solo per motivi politici”.

Resta il fatto che le sanzioni per  la guerra in Ucraina, che avrebbero dovuto essere “di logoramento” per la Russia, come ipotizzata dagli strateghi americani, stanno finendo per diventare un boomerang per l’Europa.

* Remocontro

Putin, la Russia e lo Zar: tre appunti brevi

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