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domenica, Luglio 3, 2022

Diario italiano: Jobs Act e altre meraviglie, la truffa ai lavoratori continua

Ve li ricordate i governi Monti, Renzi, Letta? Vi ricordate il Jobs Act che ha abolito l’articolo 18? Che effetti macroeconomici hanno avuto in questi anni le politiche economiche continuate dai vari governi, tranne, per certe misure, il primo governo Conte? Ce lo dice l’economista Marcello Minenna su Il sole 24ore circa la posizione finanziaria netta estera, positiva, per 132 miliardi (record italiano) a fine dicembre 2021, ultimo dato disponibile.

Effetto Jobs Act e non solo…

Ecco i dati: la posizione finanziaria netta estera passa a partire dal 2014 da un deficit di 409 miliardi a surplus, grazie a surplus delle partite correnti, a notevole surplus commerciale, +437 miliardi in 8 anni cumulati.

Gli investimenti finanziari esteri di imprese e famiglie hanno avuto un saldo netto di 835 miliardi, le banche hanno chiesto meno denaro all’estero grazie al risparmio italiano.

In tutto questo i salari stavano al palo. Per chi avesse ancora dubbi a proposito del dumping salariale: questi sono i numeri, si chiama macroeconomia, basta leggere. Il giudizio lo lascio a voi.

Effetto Covid ricchi e poveri mai così distanti

E insistono sul taglio cuneo contributivo…

Forse non ci siamo capiti. Su Repubblica del 12 giugno c’era la notizia di un raddoppio del taglio del cuneo contributivo dallo 0.86 all’1.80. Misura buona da luglio a dicembre. Si pensa ad un taglio strutturale nella legge di bilancio a favore di lavoratori e imprese ma è tutto da definire.

Il giornalista dichiara che se così fosse sarebbe una misura di “competitività” (per le imprese, ovviamente, e sul piano estero) del Paese. Ora, venerdì c’è stato un attacco alle banche italiane e allo spread.

Se continuasse a noi farebbe male, ma anche ai paesi dell’eurozona, per effetto di rinculo finanziario. Quel che in Italia non si vuole capire è che la competitività, grazie a deflazione salariale e investimenti quasi nulli, si sta dimostrando da alcuni anni già efficace, lo si vede dalle performances della produzione industriale italiana in questi primi 4 mesi, che ha sovraperformato i tedeschi, i francesi e gli spagnoli.

Quel che si chiede alla classe dirigente italiana, e che non capisce, è quello di riallineare parzialmente i salari italiani alla media dell’eurozona, visto che c’è dumping salariale. Ma non lo capiscono. Si accusavano per decenni i cinesi di questo, ora i “cinesi” siamo noi.

I soldi li devono tirar fuori gli industriali, pensano loro, non lo Stato, visto che c’è una massa finanziaria di 2500 miliardi di euro provenienti in questo decennio dai profitti industriali e commerciali, che non si riversa nell’economia, e prende il volo estero.

Questo modello, che si seguita a portarlo avanti, come scrissi nel 2016 (riportato nel libro Piano contro mercato), ha fatto il suo tempo. C’è un’emigrazione giovanile di talenti con numeri spaventosi e invece i soliti chiedono soldi allo Stato. Ancora?

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Pasquale Cicalese
Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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