Alcune riflessioni da una frase che ricavo dal Sole 24 ore a proposito della Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza: “l’inflazione salirà all’1,5% quest’anno, quindi all’1,6% nel 2022, all’1,5% nel 2023 e all’1,7% nel 2024“.
Il grande gioco dell’inflazione
Sappiamo tutti dei rincari dei prezzi energetici che si scaricano sulle bollette domestiche e sui prezzi all produzione (finora cresciuti del 9.5%), che poi si scaricano sui consumatori.
Sappiamo che c’è carenza di materie prime, di componenti, di chip ecc. Sappiamo che la logistica sta scoppiando e nei prossimi anni potrebbe contnuare. Ebbene, uno si aspetterebbe l’inflazione al 3.8% (come in Germania quest’anno) e non all’1.5%. Perché in Italia l’inflazione non è alta come negli altri paesi?
Le due componenti di fondo dell’inflazione sono l’energia (esogena) e la dinamica salariale (endogena). Come ha spiegato Visco, il governatore della Banca centrale italiana, non si osservano dinamiche inflazionistiche salariali. Tradotto: i salari non crescono, anche quando vengono rinnovati i contratti, come l’ultimo dei metalmeccanici.
Vi ho dato le proiezioni previsionali governative per i prossimi tre anni: la situazione non muterebbe. Il governo stima una crescita quest’anno del 6% e del 4,7% nel 2022.

Senza inflazione salariale questo plusprodotto andrebbe solo agli operatori economici, senza una benché minima ripartizione capitale lavoro.
In termini marxiani, da un punto di vista dei salari reali, la massa salariale scenderebbe (quella complessiva, di tutti i lavoratori dipendenti (a termine o a t.i.) a favore del profitto industriale e in parte, per farlo recuperare, al capitale commerciale.
Vista poi nella dinamica europea il differenziale inflazionistico (3.8% Germania, 1,5% Italia) farebbe erodere quote di mercato alla Germania a favore dell’Italia. Qualcuno prima o poi si potrebbe incavolare.
Quando la gran parte dell’export andava in Germania, ai tedeschi andava benissimo (ecco perché chiesero la deflazione nel 2010), ma da un pò di anni gli italiani hanno diversificato i loro mercati di sbocco. Ironia della storia.
Leggi anche
- Trattativa tra Stato e Mafia, fine di un teorema politico e retorico
- Cina, l’ombra di Mao sul tracollo di Evergrande
- La restaurazione: l’ovazione di Confindustria al paladino dei ricchi
- Il carcere è tortura. Oltre la 25esima ora
- Lo sport olimpico sovietico non ha lasciato eredi
- La parabola politica di Giosuè Carducci tra individualismo e idealismo
- Quando i Beatles lanciarono l’appello per la legalizzazione della cannabis
- The Good Fight e noi abbiamo Forum: la Palombelli è il problema minore
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti












