1.2 C
Rome
giovedì 27 Gennaio 2022
PolisLavoro, diritti, economiaDiario italiano: Draghi non ha rilanciato nulla

Diario italiano: Draghi non ha rilanciato nulla

È bene ribadirlo: Draghi non c’entra nulla con il rimbalzo del 6,3% del Pil quest’anno, checché ne dicano ministri, analisti e quasi tutti i media (foraggiati da soldi pubblici).

Draghi non ha rilanciato nulla

Draghi non c’entra nulla con il rimbalzo del 6,3% del Pil quest’anno. Lo spiego in maniera semplice: iniziò Trump con 2 mila miliardi di dollari di politiche espansive, subito riprese dai paesi europei, con cifre minori ma consistenti. Quasi tutti i paesi del mondo attuarono politiche fiscali espansive.

La Cina, dal canto suo, per suo volere, nonostante la gogna mediatica costante che le si addossa, decise quasi due anni fa di aumentare l’importazione dei prodotti italiani.

D’altro canto, con il lockdown, gli italiani non spesero. A maggio con la riapertura iniziò la discesa del tasso di risparmio che passò dal 18,4% (prima era all’8,7%) al 12,4%. Ne usufruirono i servizi nel periodo estivo.

Un’altra voce che ha contribuìto enormemente alla crescita del Pil nel 2021 è stato il Superbonus edilizio mentre i 170 miliardi di euro dati come ristoro e politiche dell’offerta alle imprese hanno contribuito alla crescita degli investimenti.

Nulla si è fatto per la sanità, per i trasporti e per la scuola. Ci siamo ritrovati un debito pubblico superiore del 30% solo per via di politiche dell’offerta alle imprese, null’altro.

Draghi come presidente della Bce non fece altro che regalare 4 mila miliardi agli speculatori europei, che riversarono questa liquidità a Wall Street (da qui i record).

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

Fallì nel centrare il tasso di inflazione al 2% fino a quando, con la Lagarde, solo per le tensioni con la Russia e per il fatto che negli ultimi 30 anni sono state smantellate in Europa e Usa industrie di materie prime, ci siamo ritrovati con un’inflazione al 3,9% in un contesto di diminuzione del 6% dei salari reali.

Ma è che dal 2008 che si continua con l’asset inflation e con politiche dell’offerta alle imprese, senza le quali, quasi tutte, sarebbero zombies. La Cina ha tutti i difetti che si voglioni, ma decise di venire incontro alla popolazione a partire dal 2008 in un processo non ancora concluso ma che si è rivelato vincente: ha attutito il crollo mondiale del 2020 e si appresta a concludere il 2021 con l’8% di crescita.

È stata vincente la sua politica sanitaria, la sua politica fiscale, la sua politica salariale. Certo ci sarà un capitalismo in Cina, capitalismo di stato, ma sta di fatto che è vincente. Anche noi lo avevamo, diversamente da Pechino in un contesto di piena rappresentatività partitica grazie al proporzionale puro, e Draghi contribuì enormemente a smantellarlo. E ora ci ritroviamo in questa situazione.

Piano contro mercato

 

 

Leggi anche

 


Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli