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mercoledì 14 Aprile 2021
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Mario Draghi, il debito pubblico e la correttezza intergenerazionale

Il neo Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso al Senato per la fiducia, ha affrontato un tema poco dibattuto dalla politica italiana, quello della correttezza intergenerazionale: che cosa lasceremo alle future generazioni?

Debito pubblico e correttezza intergenerazionale

Il debito pubblico è il debito contratto da uno Stato per far fronte al proprio fabbisogno; la differenza fondamentale con il debito dei privati è l’approccio alle risorse, che per questi ultimi è antecedente alle spese, mentre nel pubblico è successivo.

In parole povere: il privato ha una disponibilità di denaro o di credito e in base ad essa effettuerà le sue scelte di consumo e/o di produzione, lo Stato, per contro, analizzerà i bisogni collettivi – sanità, istruzione, trasporti… – e in base a quelli reperirà le risorse necessarie, attraverso il prelievo fiscale o l’emissione di titoli di debito.

Questo non significa che lo Stato può indebitarsi all’infinito, poiché ad un certo punto anche i suoi creditori dovranno essere pagati. E questo potrebbe avere come risultato una scorrettezza tra le generazioni, dal momento che quella attuale, spendacciona, lascerà a quella futura un debito enorme da ripianare attraverso il taglio dei servizi pubblici o l’aumento delle tasse.

Mario Draghi, il nuovo Presidente del Consiglio, ha espresso molto bene questo dilemma sulla correttezza intergenerazionale nel suo discorso al Senato per ottenere la fiducia, il 17 febbraio scorso:

spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura […] Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti.

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Può risultare interessante vedere l’evoluzione del debito pubblico dall’unità d’Italia a oggi per capirne alcuni aspetti:

L’andamento del PIL e del debito pubblico a partire dall’unità d’Italia (1861) e fino ai giorni nostri (2019) può essere spezzato in due intervalli temporali: quello che va dal 1861 al 1968 in cui debito e PIL hanno valori molto bassi e sostanzialmente uniformi; e quello che va dal 1969 al 2020 in cui inizia una fase di forte crescita di entrambe le due variabili […] A partire dal 2008 il debito pubblico è cresciuto molto più del PIL e il rapporto tra i due è aumentato in maniera significativa sino a raggiungere il 135%. Solo a partire dal 2014 il PIL è tornato a crescere e il rapporto debito pubblico/PIL si è pressoché stabilizzato, ma sempre sui valori alti raggiunti.

Le previsioni relative al debito pubblico italiano del 2021 parlano di circa il 160% del PIL: per ogni 100 euro di ricchezza prodotta, dovremo pagarne 160 ai creditori. Il Fondo Monetario Internazionale tuttavia non appare preoccupato:

il debito è sostenibile, supportato dai bassi tassi di interesse e una prevista ripresa nella crescita, afferma Vitor Gaspar, il responsabile del Fiscal Monitor. Il Fondo prevede per l’Italia una crescita al 3% quest’anno e un’accelerazione al 3,6% il prossimo […] Pur in un contesto di debito sostenibile, è essenziale – secondo Gaspar – che l’Italia usi le risorse del Recovery Fund per finanziare progetti di alta qualità che rafforzino le prospettive di crescita, facilitino una transizione verso un futuro verde e digitale e accelerino la riduzione del debito.

Il debito in sé non è quindi un qualcosa di sbagliato. E non lo è neanche un elevato rapporto con il PIL. Ciò su cui bisogna riflettere attentamente è se queste risorse possano garantire crescita economica e un adeguato ritorno in termini di miglioramento dei servizi pubblici, in modo da avere non una sottrazione, bensì un aumento di diritti per i nostri nipoti.

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Se mettiamo insieme alcuni dati dell’ISTAT dal 1959 a oggi, osserviamo che la correlazione tra tasso di disoccupazione e debito come percentuale del PIL è pari a 0,85 e tra tasso di crescita dell’economia reale e il debito come percentuale del PIL è pari a -0,72. In entrambi i casi è molto forte (il valore massimo della dipendenza lineare, in valore assoluto, è 1)

Questo potrebbe significare che all’aumentare del debito, espresso come percentuale del PIL, aumenta la disoccupazione e diminuisce il tasso di crescita dell’economia, quasi che le risorse che lo Stato investe siano qualcosa che tende a frenare l’Italia invece di contribuire allo sviluppo. Oppure il meccanismo potrebbe benissimo essere inverso, ad esempio la bassa crescita può comportare alti rapporti tra debito e PIL se i governi fossero incapaci di governare il deficit in assenza o scarsità di crescita. È molto importante sottolineare come tale risultato non corrisponda a un rapporto causale del debito sulla crescita, ma solo di correlazione.

Indipendentemente da quale sia il rapporto di causa-effetto, è indubbio che in Italia vi sia un problema di gestione delle risorse pubbliche.

Ecco perché Draghi, pur tra qualche perplessità sull’avvicendamento con Conte, in un momento delicato come questo, ha ragione quando riflette su efficienza ed efficacia del capitale pubblico:

in tema di infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma nazionale di Ripresa e Resilienza […] incoraggiando l’utilizzo di tecniche predittive basate sui più recenti sviluppi in tema di Intelligenza Artificiale e tecnologie digitali. Il settore privato deve essere invitato a partecipare alla realizzazione degli investimenti pubblici apportando più che finanza, competenza, efficienza e innovazione per accelerare la realizzazione dei progetti nel rispetto dei costi previsti.

Vedremo in concreto cosa succederà.

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Massimiliano Scarna
Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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