Dalla Romania al DDL Lombardo-Calenda, il nuovo maccartismo: vale la pena immolarsi per questa Europa?

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L’Europa vive una crisi drammatica: in Romania le elezioni vengono annullate e oppositori esclusi, il Parlamento UE perde potere e la libertà d’espressione è minacciata. In Italia, il DDL Lombardo-Calenda prevede il controllo dei contenuti online e la possibile sospensione delle elezioni.

Dalla Romania al DDL Lombardo-Calenda, il nuovo maccartismo

L’Europa, in una deriva che sembra non conoscere battute d’arresto, sta assistendo a una serie di eventi che mettono in discussione non solo la solidità delle istituzioni democratiche, ma anche i principi fondamentali della libertà.

Da decisioni politiche discutibili alla crescente influenza della magistratura nelle dinamiche di potere, il quadro che emerge è quello di un continente in cui il pluralismo e il rispetto delle regole democratiche sembrano sempre più minacciati.

Uno degli episodi più eclatanti di questa crisi riguarda l’annullamento delle elezioni in Romania, nonostante non vi fosse stata alcuna contestazione da parte del candidato sconfitto, che anzi ha denunciato tale decisione come un “colpo al cuore della democrazia”.

Il problema non riguarda le simpatie politiche personali, ma il rispetto del diritto di un popolo di esprimersi attraverso il voto. L’esclusione successiva dello stesso candidato dalla competizione elettorale solleva interrogativi ancora più profondi sulla volontà di garantire una vera competizione politica.

Il ricorso alla magistratura per giustificare questa esclusione evidenzia il crescente uso politico del potere giudiziario, mettendo in discussione la separazione tra i poteri dello Stato. Se la giustizia viene percepita come uno strumento nelle mani di una fazione politica, la credibilità dell’intero sistema liberale ne risulta gravemente compromessa.

Libertà di espressione sotto attacco: il nuovo maccartismo

Un altro segnale preoccupante riguarda la censura e la riduzione dello spazio per il dibattito pubblico. E in questo ambito dobbiamo segnalare il caso della vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno impegnata in una sua personalissima crociata contro la propaganda putinana che vede ovunque.

L’ex giovane demitiana, poi renziana di ferro, dal suo account su X, ogni volta che rilascia dichiarazioni, sembra sul punto di dichiarare personalmente guerra alla Russia. La sua concezione della politica estera ricorda quella di “Capitan America”, con un’ossessione per gli assi del Male. Questa impostazione si accompagna a una persistente inclinazione alla ‘caccia’ ai ‘putiniani’ che, nell’accezione che la narrativa imperante, può essere chiunque sostenga qualcosa che non piaccia all’interlocutore.

L’ultimo intervento dell’europarlamentare è stato quello per impedire a un noto giornalista russo Soloviev, sostenitore delle politiche del governo russo (ma quanti giornalisti italiani sono sostenitori degli uomini forti del nostro paese?) di partecipare al programma di Giletti.

Ma la deriva di questo nuovo maccartismo si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli con il DDL Lombardo-Calenda. Il disegno di legge presentato dal duo di Azione introduce misure che potrebbero rivoluzionare il controllo dell’informazione e delle competizioni elettorali in Italia.

Il provvedimento prevede che le piattaforme informative, comprese testate giornalistiche e social network, istituiscano un comitato di analisi con l’incarico di contrastare presunte ingerenze esterne finalizzate alla manipolazione del consenso politico.

Tra i compiti di questo comitato rientrano la verifica dei contenuti diffusi, la rettifica o rimozione di quelli considerati falsi o ingannevoli e il blocco degli utenti ritenuti responsabili di disinformazione ripetuta.

Un aspetto particolarmente controverso riguarda il ruolo dell’Agcom e del Dis, che potrebbero segnalare al Parlamento e al Governo l’esistenza di un’attività di ingerenza esterna su vasta scala. Tale segnalazione potrebbe avviare un procedimento che, nei casi più gravi, porterebbe alla sospensione o all’annullamento delle elezioni politiche e delle consultazioni europee in Italia.

Il pluralismo, che dovrebbe essere il cardine di qualsiasi democrazia sana, viene spesso ridotto a una facciata, un pretesto per mantenere un’apparenza di diversità di opinioni senza un reale confronto.

Il rischio è quello di un sistema in cui chiunque si discosti dalla linea dominante venga automaticamente etichettato come nemico, escluso dai mezzi di comunicazione e marginalizzato nella sfera pubblica. La concentrazione della stampa nelle mani di grandi gruppi industriali e finanziari non fa che amplificare questo fenomeno, contribuendo a un’omologazione del pensiero che poco ha a che fare con il principio di libertà di espressione.

L’indebolimento del Parlamento europeo

Parallelamente, il ruolo del Parlamento europeo si sta progressivamente svuotando. La recente decisione di escludere il voto parlamentare su un piano di spesa da 800 miliardi di euro, giustificata con la necessità di agire con urgenza, rappresenta un chiaro segnale di come la discussione democratica venga percepita sempre più come un ostacolo piuttosto che come un valore.

Se da un lato si critica chi propone riforme istituzionali che ridurrebbero il peso del Parlamento, dall’altro si assiste a decisioni che di fatto esautorano le assemblee rappresentative delle loro funzioni fondamentali. Questa contraddizione mina la coerenza del discorso democratico e rischia di trasformare le istituzioni europee in strutture sempre più autoreferenziali e lontane dai cittadini.

Democrazia e libertà: una posta in gioco cruciale

Ciò che sta accadendo in Europa non riguarda solo l’indebolimento delle procedure democratiche, ma un pericolo ancora più ampio: la progressiva perdita di libertà. Quando il diritto di voto viene messo in discussione, il dibattito pubblico viene soffocato e le istituzioni rappresentative vengono svuotate di potere, la strada verso un sistema sempre meno libero diventa inevitabile.

Le minacce non provengono da forze esterne, ma dalle stesse dinamiche interne all’Europa. Il rischio è che, mentre ci si concentra sulle sfide globali, si perda di vista la difesa dei principi che dovrebbero essere alla base del progetto europeo. Salvaguardare la democrazia non significa solo garantire il diritto di voto, ma preservare un sistema in cui le istituzioni siano credibili, il dibattito sia libero e le regole del gioco siano rispettate da tutti.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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