Da Macron a Schlein: il progressismo è pronto al suo trumpismo?

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Macron si adegua rapidamente al nuovo ordine trumpista: il dialogo con Putin diventa un’opzione dopo il viaggio in casa Trump. La crisi del progressismo liberal apre alla possibilità di un “trumpismo di sinistra”, con la Silicon Valley come catalizzatore. L’utopia neoliberale evolve.

Da Macron a Schlein: repentini aggiustamenti

Solo poche ore bastano a Emmanuel Macron per allinearsi al nuovo sogno americano. “Non escludo dialogo con Putin”. Non si discute il contenuto specifico della frase; quel dialogo doveva essere già pronto da almeno un decennio.

Fa impressione il motivo per cui viene pronunciata. Non perché finalmente gli interessi della pace e delle classi popolari europee – guerra e crisi economica ormai non sono più trattate congiuntamente da nessuno – siano diventati preminenti, ma perché il viaggio in casa Trump ha spiegato i suoi effetti di vassallaggio.

In questo disperato barcamenarsi delle consorterie burocratiche della Ue, nella più cupa disperazione per l’avvento del nuovo progetto trumpista che ha rimescolato le gerarchie del mondo neoliberale, Macron anticipa quella che potrebbe rivelarsi, con il passar del tempo, la vera àncora di salvezza del progressismo di mercato.

Il libro di Gary Gerstle “Ascesa e declino dell’ordine liberale” descrive l’avvento del populismo autoritario di Trump come un sovvertimento del modello neoliberale. Non concordo con questa rappresentazione, anzi immagino il trumpismo coniugato dalla Silicon Valley un’accelerazione dell’ideologia di mercato.

Gerstle convince di più quando indica nel repubblicano Eisenhower il realizzatore più efficace del progetto democratico del New Deal, poiché da ipotesi politica di uno schieramento diventò ordine ideologico dell’intero Stato. La stesso passaggio si compì all’inverso con il democratico Clinton che spinse il neoliberalismo di Regan a dottrina totalitaria e totalizzante e a nuovo ordine politico e intellettuale.

Ebbene, nello spaesamento assoluto del progressismo liberal, dopo che tutti i suoi flebili valori di riferimento si sono liquefatti nel fascismo d’impresa trumpista, dopo che l’accecata fede nella taumaturgia del mercato si è schiantata nel cemento della cruda realtà statunitense, dato che il vero nemico di classe resta solo e soltanto il socialismo, non si può escludere la nascita di un trumpismo di sinistra, di una versione progressista del colpo di mano capitalista.

E sarà sempre la Silicon Valley a rappresentare il modello di riferimento perché questo passaggio si realizzi più velocemente di quanto si possa immaginare. Bisogna ricordare che i riferimenti ideologici del vangelo tradizionalista trumpiano sono molto fragili.

Declinare la supremazia del libero mercato, dell’individualismo proprietario con la conservazione dei valori tradizionali è una vera e propria contraddizione logica che col tempo emergerà inesorabilmente.

Più chiaro, al contrario, il progetto di sostituzione del cerimoniale politico/istituzionale e dei modelli costituzionali con quello del decisionismo d’impresa, vero scopo finale dell’utopia neoliberale.

Ed è su quel terreno che si misurerà la futura propensione progressista a un trumpismo di sinistra. Già preparata a questo scenario dopo anni di adesione acritica alla costituzione economica di Maastricht e all’esaltazione grottesca dell’omologo di Trump in Europa. Quel guitto in tuta mimetica uncinata che ancor’oggi sarà celebrato da eroe nelle piazze della seconda destra italiana, quella de “La Repubblica” e del Partito democratico di Elly Schlein.

Elly, colei che guarda, per sua stessa ammissione, con ammirazione estatica, al coraggio geniale dei guru digitali; quei visionari in t-shirt che un domani organizzeranno la start up delle nuove sinistre, tutte inglobate e assuefatte dall’ordine trumpista.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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