Crosetto e Fedorov, l’accordo che porta a Roma il modello bellico ucraino

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Crosetto nomina Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino rimosso a luglio dopo scontro con Syrsky, consulente per droni e difesa aerea italiana. Porta in dote un modello bellico che in Ucraina ha significato 260mila morti contro 73mila nascite in sei mesi e un debito record.

Un ex ministro della Difesa in cerca di nuovo datore di lavoro, l’Italia alza la mano

Chi ha seguito la politica ucraina delle ultime settimane sa già come va a finire quando un ministro litiga con il proprio comandante in capo: si dimette, sparisce per un mese, e poi riappare altrove con un biglietto da visita anche più prestigioso di quello precedente. È esattamente quello che è successo a Mykhailo Fedorov, che il 28 agosto ha firmato un accordo di consulenza con il ministero della Difesa italiano guidato da Guido Crosetto, diventando ufficialmente “advisor per l’innovazione della Difesa“.

Fino a metà luglio occupava la poltrona più delicata del governo di Kiev, quella della Difesa appunto, prima di essere estromesso dopo un contrasto aperto con il capo di stato maggiore Oleksandr Syrsky. La sua uscita dal governo aveva prodotto qualcosa che raramente accade quando cade un ministro, cortei spontanei di sostegno in diverse città ucraine, segno che il personaggio gode di un consenso popolare che i palazzi del potere non erano riusciti a intercettare.

Chi è davvero l’uomo che oggi disegna la strategia sui droni italiana

Prima di arrivare ai vertici della Difesa ucraina, Fedorov aveva costruito una parabola personale che pochi biografi ufficiali amano raccontare per intero. A trentacinque anni può vantare già una traiettoria che comprende il fallimento elettorale con il partito libertario 5.10, fondato nel 2014 dall’imprenditore Hennadiy Balashov con l’ambizione dichiarata di ridurre l’intero sistema fiscale ucraino a due sole aliquote e trasformare il Paese in un paradiso fiscale in stile Singapore.

Il progetto raccolse meno dell’1% dei consensi. Fedorov cambiò strategia, si legò alla campagna digitale di Zelensky nel 2018, e l’anno successivo divenne ministro della Trasformazione digitale, ideatore dell’app Diia diventata lo strumento con cui milioni di ucraini gestiscono documenti e pratiche burocratiche dal telefono. Nel 2022 il World Economic Forum lo ha inserito tra i propri Young Global Leaders. Nel gennaio 2026 il salto definitivo alla Difesa, incarico da cui è stato appena estromesso e che ora rivende sul mercato internazionale della consulenza militare.

Il 18 agosto, meno di due settimane prima dell’annuncio italiano, Fedorov ha compiuto un passo che nessun analista si aspettava con questa rapidità: ha chiesto pubblicamente elezioni anticipate in Ucraina, sfidando frontalmente Zelensky, il cui mandato presidenziale è scaduto formalmente nel 2024 e che continua a rimandare qualunque election day invocando la legge marziale. Ha descritto il Paese come vittima di corruzione diffusa e di una crisi sistemica che lo condannerebbe a una sconfitta lenta ma inesorabile. Difficile non leggere in questa mossa i contorni ancora impliciti di un’ambizione presidenziale futura, tanto più che secondo fonti giornalistiche altri governi occidentali avevano già bussato alla sua porta prima che scegliesse Roma.

L’Italia importa più di un curriculum, importa un intero modo di fare la guerra

Qui però il discorso merita di allargarsi oltre la semplice cronaca dell’incarico. Fedorov non porta soltanto competenze tecniche su droni, sistemi senza pilota e difesa aerea, porta con sé l’esperienza diretta di un Paese che ha riorganizzato l’intera propria economia attorno alla produzione bellica, e i risultati di quella riorganizzazione meritano di essere guardati con occhio più freddo rispetto all’entusiasmo con cui la notizia è stata accolta nei palazzi romani.

Il bilancio ucraino 2026 destina il 27,2% della ricchezza nazionale prodotta a sicurezza e difesa, mentre il deficit pubblico complessivo tocca il 18,5% del PIL. Nei primi sei mesi dell’anno il ministero della Giustizia ucraino ha registrato poco più di 73mila nascite contro quasi 260mila decessi nei territori sotto controllo governativo, un rapporto demografico che racconta più di qualunque comunicato ufficiale lo stato reale di un Paese che secondo il demografo Oleksandr Gladun è passato da 51,7 milioni di abitanti nel 1991 a circa 28 milioni oggi.

Non si tratta di uno Stato collassato, diverse istituzioni ucraine hanno mostrato una tenuta che le stesse Nazioni Unite riconoscono come notevole in condizioni estreme, ma di un organismo che concentra le proprie risorse residue quasi esclusivamente sulla componente che permette al conflitto di proseguire, lasciando indietro tutto il resto, dalla natalità alla tenuta demografica complessiva. È proprio questo modello, con questo bilancio umano e sociale, che oggi viene presentato come benchmark di efficienza tecnologica da replicare altrove in Europa.

Vale la pena ricordare che l’operazione italiana non nasce nel vuoto. Già nel 2022 Leonardo DRS si era fusa con l’israeliana RADA, specializzata in radar tattici e contromisure anti-drone, e gli accordi con Elbit Systems coprono ormai un ventaglio che va dai mezzi navali senza equipaggio fino a un centro di addestramento per elicotteri previsto alla base di Luni, con il memorandum militare tra Roma e Gerusalemme rinnovato appena lo scorso aprile.

Fedorov si innesta quindi su una filiera industriale già solida, non la inventa da zero, e in questo senso la sua nomina appare meno come un’apertura tecnologica isolata e più come il tassello più recente di un ecosistema industriale della difesa che l’Italia sta costruendo con pazienza da anni, tra alleati mediorientali e partner ucraini, senza che l’opinione pubblica sia mai stata davvero interpellata sulla direzione complessiva di questo percorso.

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