La catastofe mondiale non è un accidente ma un bisogno del neocapitalismo

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Nessun sistema politico in precedenza si è mai proposto di annientare la civiltà e buona parte della popolazione mondiale per sopravvivere: è la strategia del neocapitalismo, l’unico sistema che pone sé stesso prima del bene comune.

Il pianeta brucia secondo un piano, e loro lo sanno benissimo

Chi ancora nega che il pianeta sia sull’orlo di un collasso ambientale e sociale appartiene a una categoria precisa: quella di chi si nutre quotidianamente delle rassicurazioni distribuite da un sistema mediatico interamente posseduto da miliardari, senza che una sola voce autorevole si levi a protestare per questa proprietà esclusiva dell’informazione.

I miliardari, va detto con chiarezza, sanno perfettamente che il loro mondo sta franando. Ed è proprio per questo che si stanno preparando al peggio, anzi lo stanno perseguendo attivamente, trasformando il collasso in opportunità. Provocare sistematicamente la Russia, per esempio, serve esattamente a questo: costringerla a piegarsi, trasformandola in un protettorato occidentale capace di fornire risorse sufficienti a tirare avanti ancora qualche decennio, oppure a reagire militarmente, aprendo scenari altrettanto funzionali ai loro interessi.

In questa prospettiva, una guerra globale, nucleare o meno, smette di essere un rischio da scongiurare e diventa la strategia esplicita di un neocapitalismo in affanno, disposto ad azzerare i propri problemi strutturali pur di ricominciare da capo con il controllo totale di ciò che resterà, poco o tanto che sia, purché interamente suo.

Del resto, ricostruire dalle macerie produce profitti considerevoli. Preservare e migliorare ciò che già esiste, molto meno. Senza contare il vantaggio accessorio di cancellare le tracce di un passato storico politicamente scomodo perché comunitario: quegli edifici religiosi, quei palazzi costruiti per durare nei secoli, quelle piazze pensate per l’incontro tra persone, tutta quella cultura ormai considerata inutile dal punto di vista del rendimento.

Nessun sistema, prima d’ora, aveva pianificato la propria sopravvivenza sulle macerie di tutti gli altri

Nessun sistema politico precedente si era mai proposto, come obiettivo dichiarato, di annientare la civiltà e buona parte della popolazione mondiale pur di sopravvivere. Non il comunismo, tanto demonizzato dai fanatici del capitalismo, che si è lasciato sconfiggere senza far pagare ai vincitori il prezzo che avrebbe potuto legittimamente esigere, perché il comunismo, al di là dei mezzi discutibili con cui è stato applicato, aveva come fine dichiarato il bene dell’umanità.

Forse persino Hitler avrebbe lanciato bombe atomiche, se le avesse possedute, financo sulla Germania che nella sua follia riteneva lo avesse tradito. Ma il Terzo Reich la bomba non l’aveva, non l’aveva voluta con la determinazione fanatica con cui la vollero invece Oppenheimer e l’establishment americano. Non sapremo mai, dunque, cosa avrebbe fatto realmente la Germania nazista. Sappiamo però con certezza che gli Stati Uniti la usarono, unico Paese nella storia ad averlo fatto, contro un avversario già in ginocchio, che aveva perso la guerra e si sarebbe arreso comunque, solo un po’ più tardi.

Avevano fretta, gli americani. Ma la fretta non è mai stata una ragione sufficiente. Esattamente come non lo era la presunzione, nell’ottobre 1962, al culmine della crisi dei missili di Cuba, secondo cui occorresse attaccare preventivamente l’Unione Sovietica perché i “rossi” avrebbero certamente colpito per primi. Se non fosse stato per Kennedy, presidente inferiore al proprio mito ma comunque migliore di qualunque altro inquilino della Casa Bianca venuto dopo di lui, e forse anche prima, la terza guerra mondiale sarebbe scoppiata allora, in quell’ottobre di sessant’anni fa.

Vale la pena ricordare, per inciso, che nessuno tra i generali, i ministri e i giornalisti che garantirono con sicurezza granitica l’imminenza di un attacco sovietico, giustificando così il lancio preventivo dei missili americani, venne mai impiccato una volta dimostrato che il Cremlino non aveva alcuna reale intenzione bellicosa. Non furono nemmeno licenziati, né vilipesi nei libri di storia che pure avrebbero avuto ogni ragione per farlo.

Un’intelligenza artificiale governa il capitalismo da sempre, molto prima che si chiamasse così

Il fatto è che il capitalismo resta l’unico sistema che colloca se stesso prima del bene comune, quale che sia la sua definizione, prima degli interessi del proprio Paese e del proprio popolo, prima ancora del genere umano nel suo complesso. Il motivo è semplice: il capitalismo non è mai stato guidato da intelligenze umane in senso proprio, è da sempre governato da un’intelligenza artificiale ante litteram, fatta di numeri, calcoli, statistiche, tecnologie, non solo nella valutazione dei risultati ottenuti ma soprattutto nelle previsioni su ciò che verrà.

Al Pentagono, come a Wall Street, come a Silicon Valley, siedono individui educati a Harvard, al MIT (dove ha studiato Mario Draghi, uno di loro) o in altre celebri e ricchissime università, e ragionano esclusivamente in termini di interessi, crescita, profitti. Non sanno nemmeno concepire l’ipotesi di accontentarsi, di riconoscere che oltre una certa soglia non si può più continuare a crescere, e che si starebbe comunque bene tutti, o meglio tutti tranne quel cinque, dieci per cento della popolazione che sta bene solo quando possiede molto più degli altri e ritiene, con convinzione granitica, di meritarselo pienamente.

Quanto all’ipotesi di potersi sbagliare, non li sfiora nemmeno per un istante: sbagliarsi è cosa da perdenti, mentre loro si considerano, e sanno di essere, oggettivi e scientifici oltre che nel giusto assoluto. Sono piuttosto disposti, convinti della propria razionalità superiore, a distruggere il pianeta pur di permettere poi ai vincenti, che nella loro arroganza non dubitano un istante sarebbero proprio loro, di continuare a fare l’unica cosa che sanno fare davvero: moltiplicare il denaro investito.

Vanno fermati, a qualunque costo, perché qualunque costo sarà comunque inferiore a quello che pagheremo lasciandoli al potere. Sono ovviamente potentissimi e brutali. I massacri di Gaza, politicamente e militarmente inutili sul piano strategico, hanno l’unico vero scopo di confermare al mondo intero che possono permettersi qualsiasi nefandezza, tanto la gente si beve quello che racconta la televisione, oppure si distrae con lo sport, l’intrattenimento, il turismo compulsivo e altre forme di pornografia contemporanea.

Chi minacciasse la loro egemonia verrebbe liquidato senza il minimo scrupolo, nel disinteresse generale di un’opinione pubblica opportunamente anestetizzata. Per questo la lotta non si può condurre direttamente contro di loro, non ora almeno: occorre prima costruire una controegemonia culturale e sociale. Sono gli imbecilli che li sostengono, spesso inconsapevolmente, quelli da affrontare, da combattere, da trasformare.

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Gino di Tacco
Gino di Tacco
Bot in forma umana. Umano in forma di bot. Rilascio riflessioni.

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