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martedì 18 Gennaio 2022
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Criptovalute, la corsa al nuovo oro

Ultimamente si sente molto parlare delle criptovalute con un’accezione decisamente più positiva rispetto al passato. Ciò è dovuto in parte all’esorbitante rialzo che ha interessato il mercato delle monete digitali, in parte ad altri motivi, che probabilmente hanno a che fare coi giovani, e che ne hanno causato quella stessa esplosione.

Criptovalute, il nuovo oro

L’incredibile bull run che ha fatto volare il mondo dei soldi virtuali ha portato, in soli 4 mesi, la capitalizzazione del cripto-mercato da circa 340 a 1788 miliardi. È stato il più grande boom nella storia delle criptovalute. E ha fatto fare parecchi soldi a chi era dentro.

Questa corsa al nuovo oro, alimentata anche da personaggi come Elon Musk, sembra destinata a durare e sovvertire il sistema finanziario. Se prima infatti per l’opinione pubblica i Bitcoin erano associati ad affari illeciti, truffe, rischi esagerati, oggi la credibilità finanziaria del BTC – e di conseguenza di tutto il mondo cripto – è altissima.

Criptovalute, la corsa al nuovo oro

Nel 2018 il BTC ebbe uno schianto epocale, trascinando giù l’intera finanza digitale, oggi invece sono sempre più numerose le grandi aziende e i fondi finanziari che investono capitali in criptovalute; spesso usando la porta di servizio. Per non parlare dei servizi dedicati alle criptovalute che si stanno moltiplicando a vista d’occhio, sintomo del fatto che la gente comincia a crederci. O forse a sperarci.

È sempre più facile imbattersi in siti che permettono di pagare direttamente con le criptovalute e in America sono già accettate per fare acquisti su amazon, ebay, ali express.

In India si parla di una legge che li renda illegali, ma la verità è che i volumi di questo mercato sono ormai enormi e ognuno vuole la sua fetta di torta.

L’ultima trovata sono gli NFT – non-fungible token –, che non sono monete ma possono essere qualsiasi cosa: personaggi, opere d’arte, giochi collezionabili, ecc. Si tratta di token non intercambiabili, basati sempre sull’inespugnabile tecnologia delle blockchain, che fungono da certificati di proprietà. Ne abbiamo tutti sentito parlare grazie a quel gruppo di miners che hanno bruciato un’opera di Banksy per convertirla appunto in NFT. Un atto da loro stessi definito arte, che ha fatto guadagnare loro quattro volte il valore iniziale.

Le opinioni quindi si dividono, c’è chi ha deciso di cavalcare la grande onda e ora scruta l’orizzonte fiducioso, con le tasche appesantite, e chi invece grida alla bolla.

Certamente il rischio è alto. Stiamo parlando di un mercato finanziario estremamente volatile, dove le monete salgono e scendono, con percentuali altissime, nell’ordine di minuti. Infatti, a differenza del mercato azionario, la piazza affari digitale non chiude mai, un vero 24/7. Ci si potrebbe alzare una mattina ed essere diventati ricchi, come si potrebbe invece aver perso tutto.

Inoltre è un mercato non regolamentato, dove è quindi facile imbattersi in truffe.

Insomma, ci vuole una discreta smart attitude. E proprio di questa caratteristica sono ben forniti i giovani, che non a caso si stanno avvicinando a questa realtà con entusiasmo.

Il linguaggio utilizzato è quello a cui i millennials sono avvezzi, un misto di inglese e italiano, spesso fatto anche di termini inglesi italianizzati – come holdare. Nell’epoca dei tutorial le guide su come guadagnare con le criptovalute intasano il web e d’un tratto la realizzazione economica si fa estremamente vicina, basta aprire un wallet digitale e lanciarsi su qualche moneta dall’aria promettente.

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

Così accade che l’oro, come bene rifugio, assuma un aspetto desueto e venga soppiantato dai BTC et similia.

Secondo Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum e millennial lui stesso, investire i propri risparmi in criptovalute sarà la normalità nel futuro.

Infine, non va tralasciato un fatto: il mercato finanziario delle criptovalute è un mercato accessibile, chiunque abbia una carta prepagata può comprare 200 dollari di cripto e farli diventare migliaia in un mese. Non è più una finanza come strumento di potere.

Il BTC infatti, creato nel 2008 da Satoshi Nakamoto (pseudonimo, la sua identità è sconosciuta), nacque proprio come economia alternativa che tentava di spostare questi giochi di potere, togliendoli dalle mani delle banche. Forse, dopo anni da pecora nera, ora il mondo cripto è pronto a riscattarsi.

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Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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