Il cretinismo politico di Enrico Letta

Calenda si sfila dall’accozzaglia ed Enrico Letta riscopre l’orgoglio della solitudine e non pensa a piani d’emergenza, come un disco rotto che ripete sempre la stessa nota.

L’ombelico di Enrico Letta

Di Fausto Anderlini*

Ma santo Iddio! Se consideri devastante l’eventualità (a questo punto più che probabile) di uno stravolgimento della Costituzione metti subito in piedi un fronte, una coalizione, un’ammucchiata, una conversione, una convenienza simmetrica (la si chiami come si vuole) per difenderla. Cioè riapri il discorso con Conte.

E invece no. Letta è come un disco rotto che ripete la stessa nota: Conte ha fatto cadere Draghi e questo è un fatto conclusivo. Non è il caso di soffermarsi sulla falsità dell’assunto sbraitato come un assioma.

Il governo Draghi (che peraltro non era neanche il suo essendo condiviso con Fi e Lega) non è caduto per mano di Conte ma per volontà di Draghi stesso. Vale piuttosto soffermarsi su quel ‘fatto conclusivo’ che non ammette replica ed è brandito come una sentenza passata in giudicato. Una idiozia. Perchè nella vita di conclusivo c’è solo la morte mentre in politica, e tanto più in democrazia, non esiste fatto conclusivo.

Tutto è mobile, reversibile, occasionale, negoziabile. Solo i cretini ideologici, cioè i fanatici e i deficienti, operano per ‘fatti conclusivi’.

L’impressione che si ricava seguendo le mosse di Letta è che davvero sia affetto da cretinismo politico. E a seguire, quanta sia l’imponderabile casualità che si cela nell’iper-razionale machiavellismo atlantico.

Ora il Pd riscopre l’orgoglio della solitudine e i procioni, ridestatisi come mosche cocchiere, fanno festa come se la ‘colonna’ fosse passata sotto la loro guida. Ma orgoglio di cosa ?

Il Pd maggioritario di Veltroni (comunque destinato a una bellissima sconfitta) era ecumenico e inclusivo. Di centro e di sinistra. Il ‘ma anche’, onnicomprensivo quanto necessariamente indeterminato, era il suo mantra. Il Pd di Letta è invece minoritario.

Anzi, meglio, a vocazione maggioritaria come prima minoranza in un campo ristretto e riarso dalla siccità. Un orto improduttivo. Il suo mantra è il nè nè. Nè di destra, nè di centro, nè di sinistra. Dunque molto prossimo al niente che non c’è. E per ironia della sorte così simile al M5S prima maniera. Che però guardava ‘avanti’ (così diceva il guru). Mentre Letta si guarda l’ombelico.

Unico elemento di continuità con la marcia trionfale verso la sconfitta del 2008 la colonna sonora. Sempre di Jovanotti. Tuttavia non più il ‘mi fido di te’ (cioè di Veltroni), ma ‘L’ombelico del mondo’ (quello di Letta)…

* ripreso da Fausto Anderlini

 

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