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domenica 23 Gennaio 2022
PolisMondoCome ammazzare gli scampati al covid? Con la nuova corsa al riarmo

Come ammazzare gli scampati al covid? Con la nuova corsa al riarmo

Finita l’emergenza legata al covid la corsa alla morte non da virus può ripartire in serenità e così ritorna la corsa al riarmo in grande stile.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

La nuova corsa al riarmo e ammazzare gli scampati al covid

Che cosa c’entra il missile ipersonico cinese con la pandemia da covid? Mentre stiamo appena uscendo da una crisi sanitaria e umanitaria il cui scopo era di evitare che milioni di persone morissero a causa del virus, ecco che da subito l’omicidio di massa riprende il suo posto da star indiscussa delle politiche mondiali.

Stati Uniti, Russia e Cina investono miliardi di dollari nella nuova generazione di missili, ordigni che viaggiano a una velocità cinque volte superiore a quella del suono, impossibili da intercettare e quindi in grado di piegare ogni sistema di difesa attualmente conosciuto.

Pechino ha stanziato per la Difesa nel budget militare del 2021 209 miliardi di dollari, il 6,8% in più rispetto allo scorso anno. Il budget militare Usa 2021 per capirci è di circa 300 miliardi di dollari. Pechino ha già smentito il rapporto reso noto dal Financial Times, ma la corsa a questa nuova arma è cominciata da molto tempo in silenzio tra le principali potenze economiche e militari.

Per dare un’idea diciamo che i missili convenzionali attualmente usati dagli Usa hanno un costo di 5 milioni di dollari l’uno. Il primo test a stelle e strisce del 2019 di un missile ipersonico è costato invece 313 milioni di dollari. La Lockheed Martin e la Raytheon sono le aziende che lavorano sui missili ipersonici per lo sviluppo dei quali il governo statunitense ha stanziato 3,2 miliardi di dollari solo per il 2021.

Il dato sottolinea che gli Usa sono in forte ritardo tecnologico in questo campo rispetto alla Cina. Finita l’emergenza legata al covid la corsa alla morte non da virus può ripartire in serenità.

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Dovrebbe essere chiaro che in questo caso non stiamo facendo la consueta comparazione tra spese militari e spese civili. Il fatto è più grave e dovrebbe lasciare più sbalorditi della solita altalena su come vengono distribuite le spese di una nazione.

Qui il punto essenziale è che abbiamo speso miliardi di dollari e molti altri ne spenderemo per evitare la morte delle persone e adesso se ne spendono ancora di più per uccidere le persone. Oppure pensiamo che i missili ipersonici servano a meglio delineare i solchi nei campi di grano là dove non arriva il trattore?

Sui giornali trovate infatti la magnificazione tecnologica del nuovo missile ipersonico, mai nessuno che scrivesse esattamente a che servono: per ammazzare le persone. Cioè ci fa impressione che qualcuno muoia di covid ma nel caso riuscisse a sopravvivere al virus stiamo pur tranquilli che lo becchiamo col missile se ha la sfortuna di abitare in qualche luogo della terra di cui non frega niente a nessuno.

Il 3 ottobre scorso i parlamentari democratici americani, nel senso del partito, hanno detto al Presidente Biden che il suo ampio disegno di legge per rafforzare la rete di sicurezza sociale e gli sforzi contro il cambiamento climatico dovrà essere ridotto dai 3.500 miliardi di dollari originali a 2.000 miliardi di dollari, tra le proteste della sinistra di Bernie Sanders, secondo cui 3500 miliardi di spesa sociale in questa fase sono soltanto il minimo. Non è uno scontro economico ma politico.

La proposta di Sanders è di finanziare la spesa sociale con tasse sui “ricchi” o prendendo fondi da altri programmi federali, tra cui quelli relativi alla difesa. 20 anni di guerra in Afghanistan, oltre a 241 mila morti, sono costati agli Usa 2.300 miliardi di dollari. Sono scelte politiche appunto.

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Nelle oscillazioni di politica internazionale italiana degli ultimi anni, tra ipotesi filo cinesi e filo russe sempre però legate all’indissolubilità dell’adesione alla Nato e agli Usa, non si è fatto strada nessun ripensamento delle politica militare che ha visto anche noi protagonisti delle scellerate imprese di guerra mascherata da “lezioni di democrazia” volute da Washington.

Adesso l’ottica potrebbe cambiare ma non sembrano esserci nè personale politico nè forze politiche in grado di affermare il principio della vita.

E’ inutile denunciare che tra trent’anni moriremo affogati o arsi vivi dai cambiamenti climatici se poi accettiamo che si continui a morire di guerre sempre ingiuste.

Se l’accettazione mondiale, in linea di massa, delle restrizioni sociali dovute al covid si è retta sul principio generale che si deve limitare il numero delle persone che muoiono, non si può accettare di spendere migliaia di milioni di dollari per praticare uccisioni di massa tramite strumenti militari.

La Bottega del Barbieri

 

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