La Grecia riscopre il terrorismo: una madre muore per una bomba

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Tre bombe incendiarie a Salonicco contro esponenti di Nuova Democrazia: muore la madre della candidata Afroditi Nestora, ustionata all’80%. Primo omicidio politico in Grecia da un decennio. Indagini su una trentina di anarchici, mentre Tsipras rilancia a sinistra.

Salonicco brucia, la destra scende in piazza: il ritorno del terrorismo ellenico

Poco prima delle cinque del mattino di mercoledì 1° luglio, tre bombole di gas trasformate in ordigni incendiari sono esplose a Salonicco davanti a tre abitazioni legate a esponenti di Nuova Democrazia, il partito conservatore che governa la Grecia dal 2023. Nei primi due casi — quello del presidente del comitato regionale di partito Zisis Ioakeimidis e dell’ex deputato Savvas Anastasiadis — i danni si sono limitati a materiale bruciato e vetri infranti.

Il terzo ordigno, piazzato davanti al condominio dove risiede la famiglia dell’avvocata Afroditi Nestora, candidata alle prossime parlamentari, ha innescato un incendio che ha distrutto due automobili e due motocicli e ha ferito cinque persone. Poche ore dopo, in terapia intensiva, è morta Vagia Nestora, 72 anni, madre della candidata: ustioni sull’ottanta per cento del corpo, un corpo che i medici dell’ospedale Ippocrateo non sono riusciti a salvare nonostante gli sforzi.

È la prima volta in oltre un decennio che un attentato politico in Grecia produce una vittima. Un dettaglio che da solo dovrebbe bastare a spegnere qualunque tentazione di derubricare l’accaduto a folklore da cronaca locale.

Un Paese che conosce bene il prezzo della violenza politica, e che credeva di essersene liberato

La Grecia non scopre oggi la violenza politica: sette anni di dittatura dei colonnelli, dal 1967 al 1974, e decenni successivi di attentati dinamitardi e incendi dolosi rivendicati da gruppi di estrema sinistra ne hanno segnato la storia repubblicana in profondità. Ma gli omicidi mirati erano diventati merce rara da quando, circa vent’anni fa, le forze dell’ordine smantellarono i vertici delle organizzazioni militanti più strutturate. Quello che è successo a Salonicco riporta indietro l’orologio a una stagione che il Paese sperava di essersi lasciato alle spalle, proprio mentre si apre la stagione turistica che ogni estate porta in Grecia milioni di visitatori attratti da un’immagine di stabilità mediterranea tutt’altro che scontata.

La polizia, tramite la portavoce Constantina Dimoglidou, ha fatto sapere che gli elementi raccolti finora indicano una probabile regia coordinata dietro i tre attacchi. Il quotidiano Kathimerini riferisce che le indagini dell’unità antiterrorismo si sono concentrate su una trentina di militanti anarchici già noti alle forze dell’ordine per l’occupazione, in passato, di un edificio comunale dismesso e di alcuni locali dell’Università Aristotele, entrambi poi sgomberati. Secondo le stesse fonti investigative, il gruppo avrebbe agito direttamente o avrebbe fornito addestramento a nuove reclute coinvolte materialmente nell’azione. Nessuna rivendicazione, per ora: il silenzio, in questi casi, non è mai un dettaglio neutro, semmai una strategia.

Elezioni all’orizzonte, Tsipras che riprova e una destra pronta a capitalizzare il lutto

Il momento in cui esplodono — letteralmente — questi attentati non è casuale. Le prossime elezioni parlamentari sono fissate entro il 25 luglio 2027, e il governo guidato da Kyriakos Mitsotakis, seppure logorato da recenti scandali legati alle sovvenzioni agricole europee che hanno coinvolto esponenti di Nuova Democrazia, resta comunque avanti nei sondaggi. Nel frattempo il fronte progressista prova a riorganizzarsi: il 27 maggio, in una manifestazione al Thisio di Atene, l’ex premier Alexis Tsipras ha annunciato la nascita di una nuova formazione, l’Alleanza della Sinistra Greca, tentando l’ennesimo rilancio politico dopo una parabola che lo aveva visto passare dall’essere la grande speranza anti-austerità della sinistra europea all’artefice, suo malgrado, degli accordi con la Troika che gli costarono l’uscita da Syriza e una lunga traversata nel deserto.

Non ci vuole particolare cinismo per prevedere come andrà a finire questa vicenda sul piano della comunicazione politica: Nuova Democrazia ha già invitato i propri sostenitori a scendere in piazza per protestare, trasformando immediatamente il lutto in mobilitazione identitaria, mentre l’opposizione di sinistra — quella storica di Syriza ormai ridotta a fantasma di se stessa e quella nascente di Tsipras — si trova costretta a condannare senza ambiguità un attacco che rischia, indipendentemente dalle responsabilità effettive, di essere attribuito nell’immaginario collettivo all’universo militante che storicamente orbita a sinistra dello spettro politico greco.

È il meccanismo classico della violenza politica in democrazia: chi la subisce ne esce, quasi sempre, rafforzato nel breve periodo, e chi viene sospettato — a torto o a ragione — di ispirarla ne paga il conto elettorale per anni. Resta da vedere se la trentina di nomi sul taccuino della polizia porterà a qualcosa di più solido di un sospetto circostanziato, o se anche questa storia finirà, come troppe altre nella cronaca politica greca degli ultimi decenni, archiviata senza un colpevole e con soltanto una vittima.

 

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