Con il nuovo codice degli appalti lo Stato di Salvini e Meloni diventa un amichevole e complice procacciatore di affari per i privati, mentre conserva ed amplifica tutta la sua ferocia autoritaria per i migranti, i poveri, i dissidenti.
Il codice degli appalti secondo Salvini
Con il nuovo codice degli appalti, che Salvini ha intestato a proprio nome, i padroni, quelli peggiori in particolare, potranno fare tutto.
Le regole, le leggi, lo Stato, si ritirano dal sistema degli appalti, ove oramai, pur di fare profitto, tutta sarà permesso e nulla sarà controllato. Appalti agli amici degli amici, in cambio di voti come suggerisce l’autorità contro la corruzione, subappalti dei subappalti, condizioni di lavoro al massimo ribasso…e si fotta l’ambiente.
Questa la sintesi di una legge criminale, che dà via libera a corruzione e mafie, a paghe di fame e morti sul lavoro, a devastazione del territorio e inquinamento
Il tutto nel nome di quel non disturbare quell’Italia del fare, che aveva annunciato Giorgia Meloni nel suo discorso d’insediamento, e che in realtà vuol dire via libera all’Italia del malaffare.
Il codice degli appalti, la cancellazione del reddito di cittadinanza, il no al salario minimo, la riduzione delle tasse ai ricchi, le privatizzazioni dei resti del sistema pubblico, l’autonomia differenziata, con tutte queste scelte il governo Meloni definisce compiutamente la propria politica. Una politica reazionaria e liberista; una politica tutta a favore dei ricchi, della libertà d’impresa e della competizione selvaggia; una politica tutta contraria ai poveri, ai diritti, all’eguaglianza, allo stato sociale democratico.
Lo stato di Salvini e Meloni diventa un amichevole e complice procacciatore di affari per i privati, mentre conserva ed amplifica tutta la sua ferocia autoritaria per i migranti, i poveri, i dissidenti.
Se confrontate l‘assenza di regole per gli appalti, con il regolificio minuzioso e persecutorio verso gli immigrati, avrete chiaro che la libertà di Salvini e Meloni è la libera violenza dei potenti e la sottomissione degli oppressi.
Dicono che non sono i fascisti del 1922, certo però che il discorso di Benito Mussolini appena eletto nel Parlamento del 1921, ove si chiede la ritirata dello stato dall’economia e dai diritti sociali, mentre se ne rivendica il ruolo legge ed ordine contro i lavoratori, pare scritto per il governo di oggi.
Per Meloni e Salvini lo stato deve agire e spendere solo per le armi e per fare la guerra, quella militare e quella sociale. Per il resto deve dare a chi già ha e lasciarlo libero di fare ciò che vuole, negli appalti come in tutto il resto.
Il codice Salvini è un ruspa, quelle che piacciono tanto al leghista, che travolge ogni civiltà, è il codice della jungla.

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