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Andy Burnham eredita un Regno Unito con debito al 95% del Pil e un buco da 24 miliardi di sterline. Bailey avverte che la spesa per la difesa alimenta la turbolenza sui mercati obbligazionari, mentre il Parlamento discute come preparare i cittadini a un possibile attacco russo entro quattro anni.
Burnham eredita un Titanic fiscale, e la Banca d’Inghilterra è la prima a saltare in scialuppa
Andy Burnham è primo ministro del Regno Unito dal 20 luglio, settimo inquilino di Downing Street dal referendum sulla Brexit del 2016, subentrato a Keir Starmer dopo una serie di sconfitte elettorali e voltafaccia che ne avevano eroso il consenso. Tra le prime mosse, la sostituzione alla Cancelleria dello Scacchiere di Rachel Reeves con John Healey, l’ex ministro della Difesa che si era dimesso in giugno proprio in polemica con l’impegno a portare la spesa militare al 3% del Pil entro il 2030. Un dettaglio che il destino, con il suo consueto senso dell’umorismo, ha reso presto ironico: Healey ha fissato per il 28 ottobre il suo primo bilancio autunnale, mentre un think tank indipendente ha già calcolato un buco nei conti pubblici da 24 miliardi di sterline, e il debito pubblico britannico viaggia ormai intorno al 95% del Pil.
Venerdì 4 settembre il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey ha scelto una conferenza della London School of Economics per mettere in fila, senza troppi giri di parole, le cause della turbolenza che sta investendo i mercati obbligazionari globali: produttività debole, gli strascichi del Covid, l’invecchiamento demografico e, non ultima, la crescente richiesta di spesa per la difesa.
I rendimenti dei titoli di Stato decennali britannici hanno toccato in questi giorni i livelli più alti dal 2007, mentre lo stesso Healey ha ammesso l’esistenza di un buco di cinque miliardi di sterline nel bilancio della Difesa, senza però volersi impegnare sul target del 3% entro il 2030, ben lontano dal 3,5% chiesto dalla Nato entro il 2035. Nel frattempo, per contenere le spese, l’esercito britannico ha già sospeso esercitazioni a fuoco vivo e grandi manovre militari.
Chi non trova i soldi per l’esercito vuole comunque convincerti della guerra
Abbiamod unque un Paese che non riesce a finanziare in modo credibile il proprio esercito, il governatore della sua banca centrale spiega pubblicamente che è proprio la corsa al riarmo, insieme ad altri fattori strutturali, ad alimentare la sfiducia degli investitori nei titoli di Stato, e la risposta che arriva da Westminster non è ripensare la priorità, ma spiegare meglio alla popolazione perché quella priorità va comunque sostenuta.
È quanto emerge da un documento della Camera dei Comuni dedicato a un approccio alla difesa e alla sicurezza che coinvolga l’intera società, che cita esplicitamente le agenzie di intelligence secondo cui un attacco russo contro un alleato della Nato potrebbe verificarsi entro i prossimi quattro anni, e che invita governo, industria e cittadini comuni a considerarsi parte integrante dello sforzo di deterrenza nazionale. Del Servizio sanitario, delle pensioni che scricchiolano, del welfare in affanno, in quel documento non c’è traccia.
Il Wall Street Journal, dal canto suo, non sembra affatto convinto dalle rassicurazioni di fiscal discipline ripetute da Healey come un mantra: gli investitori temono che il nuovo esecutivo aumenterà la spesa pubblica senza il coraggio politico di aumentare le tasse in proporzione, esattamente lo schema che ha già logorato la Francia di Macron, costretto a una ritirata strategica sulla riforma delle pensioni dopo aver minacciato fuoco e fiamme.
La finanza, del resto, non si commuove davanti ai discorsi da comizio: legge i numeri, e i numeri raccontano di un Regno Unito che promette al contempo servizi sociali dignitosi, un esercito pronto alla guerra e conti in ordine, senza che nessuno abbia ancora spiegato con quali soldi. Nel frattempo, mentre Westminster discute di come preparare psicologicamente la popolazione a un possibile scontro con Mosca, quella stessa popolazione avrebbe forse più bisogno di sapere se le proprie pensioni arriveranno ancora intere tra dieci anni. Ma quello, evidentemente, è un dibattito che scalda molto meno i titoli dei giornali.

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