L’uscita di Stefano Bonaccini contro Carlo Galli, definito spregiativamente “scienziato”, è drammaticamente inquietante.
Ma di quale alleanza antifascista, di quale difesa della Costituzione stiamo parlando?
Se uno definisce con disprezzo uno studioso, se ogni giorno sponsorizza la sua regione contro le altre in una sorta di stupido nazionalismo regionale, se conseguentemente vuole l’autonomia della sua regione, difficile che possa rappresentare la coalizione politica di quelli che vogliono difendere la Costituzione.

Stefano Bonaccini dice che non bisogna abbandonare il riformismo e quindi il PD non deve tornare ai DS.
Fra il 1989 e il 1991, chi chiuse il PCI disse che bisognava fare un partito veramente riformista, cioè socialista e democratico. Per questo, nacque il PDS. Poi, D’Alema disse che bisognava fare entrare nel PDS tutte quelle anime di sinistra che non erano entrate fino a quel momento, repubblicani di sinistra compresi, per essere davvero un partito riformista. E così si arrivò ai DS.
Ora, si sa che per varie ragioni né il PDS né i DS furono partiti socialdemocratici e traccheggiarono, nelle loro non esaltanti esperienze di governo, in una sorta di liberalismo più o meno temperato e che come partiti smantellarono tutte le caratteristiche del partito di massa, cioè del partito socialdemocratico classico.
Adesso, arriva uno che a tutti quei passaggi c’era e ci viene a dire che i DS furono un partito non riformista, una ridotta di sinistra.
Ormai, è difficile riformare il linguaggio, rimettere in sesto le varie categorie concettuali. Ci si sente stanchi, impotenti, sopraffatti. E il voto appare sempre più come un accidente, una cosa di poco conto.
Buon Ferragosto (meno male inizia il campionato).
P.S.: sabotare il linguaggio è la prima opera dei fascisti a ogni latitudine. Chi vuole opporsi a essi dovrebbe usare un linguaggio appropriato e categorie politiche e filosofiche accurate.
* Articolo per gentile concessione di Claudio Bazzocchi dalla sua pagina Fb
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