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Biden in Israele provoca l’Islam e all’Onu blocca la tregua

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Visita di guerra di Biden in Israele che riesce ad irritare tutto l’Islam e all’Onu fa votare contro la tregua. America incapace padrona del mondo.

Biden in Israele irrita tutto l’Islam e all’Onu fa votare contro la tregua

Al Consiglio di sicurezza Onu gli Stati Uniti hanno posto il loro diritto di veto per non far passare la Risoluzione per una pausa umanitaria nella crisi di Gaza: i bombardamenti devono continuare anche in presenza di una situazione sociale e sanitaria sempre più esplosiva nella Striscia.

Unico contentino a favore di telecamere: il via libera a 30 camion di aiuti umanitari dall’Egitto. Una scelta che, inevitabilmente, finirà per allargare il fossato che già divide l’Occidente dal Sud del pianeta, a cominciare dai ‘non allineati’: annullati gli incontri previsti in Giordania.

Questo grazie anche alle ripetute e improvvide dichiarazioni di Joe Biden, completamente sbilanciate a favore di Tel Aviv, unite allo spostamento in assetto di guerra della marina militare americana verso l’area di crisi.

Dire che le informazioni in suo possesso “indicano una responsabilità di quelli dell’altra squadra” (cioè i palestinesi), in questo momento significa, semplicemente, gettare altra benzina sul fuoco. E alimentare le violente accuse, contro l’America e l’Occidente in generale, di utilizzare un ‘doppio standard’ sui diritti umani e sui crimini di guerra.

Insomma, una vera provocazione. E così il mondo islamico ha visto la visita di Biden come un ‘viaggio di guerra’ per ricordare al mondo chi è che comanda..

Imprudenze ammaestrate*

Chi conosce la storia militare, sa benissimo (e lo sanno anche gli adviser di Biden) che sono possibili errori da ‘miscalculation’, anche se tutte le altre ipotesi sono aperte e restano sul tappeto. Noi, molto più dubbiosi e privi di verità ‘rivelate’, ci affidiamo, a quello che scrive il Wall Street Journal. «L’esplosione all’ospedale Al-Ahli è avvenuta dopo 24 ore di bombardamenti intensi da parte di aerei da guerra israeliani su Gaza – dice un articolo del WSJ – e secondo un rapporto dell’Onu, le strutture usate come rifugi di emergenza erano già state colpite da altri attacchi aerei».

E per dare un’idea del clima di autentico terrore che vive la popolazione palestinese, inerme, a Gaza, in queste ore, lo stesso giornale americano così prosegue: «Israele aveva chiesto l’evacuazione di più di 20 ospedali, cosa che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, avrebbe peggiorato la catastrofe umanitaria nel Paese. Prima dell’attacco di martedì, l’OMS aveva documentato 48 attacchi contro strutture sanitarie a Gaza, con conseguenti danni a sei ospedali».

Le autorità sanitarie internazionali hanno detto che era ‘semplicemente impossibile’ eseguire l’ordine di sgombero imposto dall’esercito di Gerusalemme.

La disumanità dell’impossibile

«Secondo i medici – scrive sempre il Wall Street Journal – non ci sono abbastanza letti, negli ospedali del sud della Striscia, per accogliere i pazienti da trasferire. Molti, inoltre, non possono essere trasportati su strade danneggiate o bloccate dai detriti provocati da giorni di bombardamenti israeliani. In particolare, i neonati nelle incubatrici o i pazienti attaccati ai ventilatori artificiali».

Il report del WSJ ha anche citato il direttore del vicino ospedale Al-Shifa, dove sono stati trasportati i feriti di Al-Ahli. Abu Salmya ha dichiarato che è stato dato soccorso «a circa 6 mila persone», compresi i feriti in arrivo dal luogo dell’esplosione, che avrebbe fatto oltre 470 morti. Tutti, dicono gli israeliani, provocati da un unico razzo della Jihad Islamica esploso per errore (un super razzo per tanto danno. Ndr). Hamas ribalta le accuse, sostenendo la tesi dell’attacco aereo. Certo, il contesto, poi, complica qualsiasi pretesa di ‘verità’.

Nazioni Unite

Fonti internazionali, come quelle delle Agenzie delle Nazioni Unite, riferiscono, ad esempio, di pesanti attacchi israeliani contro una scuola, dove avevano trovato rifugio ben 4 mila persone. Nella struttura, gestita dall’UNRWA, sono rimasti uccisi sei palestinesi, mentre i feriti si contano a dozzine. Come dicevamo, è presto per attribuire al 100% le colpe del massacro di Al-Ahli, ma forse è già tardi per pararne gli effetti, non tanto e non solo militari, quanto, piuttosto, diplomatici.

Quelli sono già devastanti. L’attacco terroristico di Hamas ha fatto 1400 morti israeliani e 250 ostaggi circa, compresi i 50 nelle mani della Jihad Islamica. Il contrattacco di Gerusalemme, che finora ha colpito a tappeto solo dall’aria, ha provocato, al momento attuale, la morte di 3500 palestinesi. Il problema, si chiede il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, è: quanto durerà la ‘licenza di scatenarsi‘, concessa da Biden e dall’Europa agli israeliani?

* Di Piero Orteca per Remocontro

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