Dall’abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

La finanza tradizionale sempre più coinvolta in transazioni lecite ma in conflitto con principi etici e morali, come nell’abbraccio tra banche e armi.

L’abbraccio amorale tra banche e armi

Sul sito della Banca d’Italia troviamo un’interessante definizione: la principale funzione economica svolta dalla banca consiste nel trasferire risorse finanziarie (ossia, moneta) dai soggetti che ne dispongono a quelli che invece ne difettano, ponendosi come controparte di ciascuno di essi. Questa funzione, detta di intermediazione, è esercitata attraverso la raccolta di fondi dai risparmiatori e la concessione di prestiti a imprese e famiglie, per le loro esigenze di investimento e consumo.

La banca dunque è un operatore che fornisce ai soggetti sprovvisti di fondi la possibilità di ottenere dei prestiti per realizzare i loro obiettivi. In cambio riceve un interesse, cioè la somma dovuta come compenso per ottenere una somma di denaro in prestito per un certo periodo. Il tasso di interesse è in sostanza il costo del denaro, ossia la percentuale dell’interesse su un prestito e la somma che riceve chi ha prestato il denaro.

 

 

Il tasso della BCE

Esistono molteplici tassi di interesse da valutare quando si parla di economia e finanza, il più importante dei quali è il tasso per le operazioni di rifinanziamento, che rappresenta il prezzo che le banche sono tenute a pagare quando prendono in prestito del denaro dalla Banca Centrale Europea (BCE). Le banche fanno ricorso a questo canale nel momento in cui si trovano ad affrontare periodi di carenza di liquidità: esso è, in fin dei conti, il costo della materia prima degli intermediari creditizi.

Attualmente esso è pari a zero, ciò vuol dire che le banche non devono pagare nulla sulle somme ricevute a prestito. Questo “interesse zero”, insieme ad altre misure di politica monetaria europea, sarebbe dovuto servire ad attenuare gli effetti della crisi finanziaria globale scoppiata nel 2006 e a far ripartire l’economia.

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

La logica del profitto: banche e armi

Da quando, nel 1994, è entrato in vigore il Testo Unico Bancario, le banche hanno natura imprenditoriale e il terzo comma dell’articolo 10 spiega bene questa peculiarità:

Le banche esercitano, oltre all’attività bancaria, ogni altra attività finanziaria, secondo la disciplina propria di ciascuna, nonché attività connesse o strumentali. Sono salve le riserve di attività previste dalla legge.

Esse sono a tutti gli effetti società di investimento e perciò allocheranno le risorse dove rendono di più, cercando di minimizzare il rischio, anche se ciò comporta investimenti in attività che violano i diritti umani:

Le banche sono ancora implicate – o addirittura facilitano direttamente – le violazioni dei diritti umani, comprese le violazioni dei diritti delle popolazioni indigene, l’accaparramento di terre e persino i crimini di guerra.

Ovviamente non si sta parlando di operazioni illecite, ma di transazioni consentite dall’ordinamento giuridico che sono semplicemente in conflitto con principi etici e morali.

L’economia normativa si basa su giudizi di valore, dunque è soggettiva e opinabile, ma i fondi raccolti dai risparmiatori e gli aiuti che la BCE sta dando alle banche dovrebbero avere come obiettivo finale quello di risollevare l’economia, non il finanziamento di attività discutibili.

Per fare un esempio di questa contraddizione, prendiamo in considerazione il settore delle armi: il 2019 ha registrato una vera esplosione delle transazioni bancarie legate a operazioni di importazione ed esportazione di armamenti per l’Italia.

In base all’ultima Relazione del ministero dell’economia e delle finanze, l’importo complessivamente movimentato ha superato i 10 miliardi di euro (poco meno di un terzo della manovra di bilancio del 2021). Tra i soggetti più attivi troviamo Unicredit, Deutsche Bank e Intesa San Paolo. Complessivamente questi 3 grandi gruppi detengono l’80% del mercato delle transazioni belliche.

l'abbraccio amorale tra banche e armi
Banche e armi: export bellico italiano ha superato i 10 miliardi di euro

La finanza etica

Da una ventina d’anni, in Italia, ha iniziato a prendere piede la finanza etica, ovvero un modello di gestione del denaro che mette al centro l’utilità sociale di ciò che viene finanziato, i cui principi possono riassumersi come segue:

1) partecipazione diretta dei soci alla scelta dei finanziamenti

2) trasparenza sul modo di impiego del risparmiatori

3) prevalenza delle relazioni sociali sui rapporti economici

4) attenzione verso progetti del terzo settore (ovvero un’attività privata non-profit) basati sulla responsabilità sociale e ambientale

Nel nostro paese i due esempi più importanti di finanza etica sono rappresentati dalla Banca Etica e dalla Mutua Auto Gestione (MAG). La Banca Etica è un istituto bancario a tutti gli effetti, le cui attività sono ispirate ai principi della finanza etica ed è l’unica in Italia a pubblicare sul suo sito le organizzazioni che finanzia. Le MAG sono società cooperative che ricevono fondi dai soci e li reinvestono in progetti “etici”, in alcuni casi anche progetti difficili. Le garanzie, infatti, vengono date da chi riceve i finanziamenti, il quale si impegna a restituire il prestito anche se le cose dovessero andar male.

Nonostante la finanza tradizionale sia ancora quella scelta dalla maggioranza degli operatori economici, si sta diffondendo una cultura improntata all’etica che speriamo soppianterà del tutto quella orientata solo al profitto.

 

 

 

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Massimiliano Scarna

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Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.
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